Economia

Ultim'ora

Sinner ancora out: “Non giocherò il torneo di Pechino”

Ripartono le vendite sui titoli di Stato, rendimenti in salita dagli Usa alla Germania

I mercati si preparano al cambio di orientamento delle Banche centrali, segnalato anche dai verbali della Bce nei quali c'è traccia di una discussione sulla limatura a una frase accomodante nel comunicato finale dei governatori. Lo spread tra Btp e Bund a 175 punti. Gli Usa creano 220mila posti di lavoro, più delle attese

3 minuti di lettura
MILANO - Forti movimenti al rialzo sui rendimenti dei titoli di Stato, dalla Germania alla Spagna passando per l'Italia e gli Stati Uniti. Mentre i mercati azionari trattano deboli, su quelli obbligazionari si consolidano i recenti atteggiamenti degli investitori che prendono posizione in vista di una - seppur graduale - normalizzazione delle politiche monetarie delle Banche centrali. Dalla volontà dichiarata della Fed di iniziare a ridurre un bilancio gonfiato fino a 4.500 miliardi (mentre sono già partite le strette sui tassi), alla possibile fine del Quantitative easing della Bce, passando per il rialzo del costo del denaro in Gran Bretagna: nonostante i governatori predichino cautela e si dicano più concentrati che mai a non frustrare la ripresa, ci sono ormai tante spie sui mercati che indicano un cambio nel clima globale.
L'indice Bloomberg che sintetizza l'andamento dei titoli di Stato dell'Eurozona: in netto calo dopo le parole di Draghi a Sintra di fine giugno 
In una analisi pubblicata da Abn Amro si ricorda che il Bund decennale ha superato la soglia psicologica di un rendimento dello 0,5%, toccando il livello massimo dal gennaio 2016 e in un trend ascendente ininterrotto per otto sedute. Soltanto giovedì, il rendimento tedesco è salito di 10 punti base e ancora più marcato è stato l'aumento dei tassi sul debito italiano e spagnolo, con la curva delle diverse scadenze che si è fatta più ripida. A spingere il calo dei titoli di Stato - quindi l'opposto rialzo dei rendimenti - sono state per prime le parole di Mario Draghi da Sintra, ancora a giugno, interpretate come un cambio di passo della Bce verso una fine del Qe. Altri segnali si sono colti sui mercati nelle ultime ore: un'asta di titoli francesi con domanda molto bassa; un discorso inusitatamente "da colomba" del capoeconomista della Bce, Peter Praet, che ha provato a placare i mercati; l'emergere dalle minute della Bce di una discussione in seno al Direttorio sull'opportuntià di rimuovere dal comunicato finale delle riunioni la frase con la quale la Banca centrale si impegna a "aumentare l'ammontare o la durata degli acquisti se si rendesse necessario". Insomma, vari indizi che fanno una prova: il Qe ha un orizzonte che si approssima e dalla banca olandese si aspettano che il rendimento del decennale tedesco salga fino allo 0,8% per la fine dell'anno.
Ecco invece la curva benchmark dei tassi d'interesse dei titoli di Stato dell'Eurozona 
Oggi lo spread fra Btp e Bund tedesco si porta vicino a quota 175 punti (contro i 169 della chiusura di ieri) e il rendimento del titolo decennale italiano sale oltre il 2,3%. I mercati Ue sono deboli mentre dagli Stati Uniti arrivano i dati sul lavoro che mostrano una creazione di 222mila posti a giugno: ben oltre le attese oscillanti tra 170 e 190 mila posti. La disoccupazione, calcolata su diversa base statistica, si attesta invece al 4,4% (dal 4,3% precedente) contro attese per un livello stabile o in lieve calo. Commentando i dati a caldo, Filippo Diodovich di Ig Markets sottolinea l'andamento deludente della "crescita salariale, variabile molto controllata dai banchieri centrali del Fomc" visto che siamo vicina alla 'piena occupazione' ma la dinamica dell'inflazione resta debole.

Wall Street positiva dopo i dati sull'occupazione: il Dow Jones guadagna lo 0,44%, il Nasdaq l'1,04% e lo S&S 500 lo 0,64%. Milano chiude in calo dello 0,33%, contrastate le altre: Parigi lima lo 0,14%, Londra sale dello 0,19% e Francoforte dello 0,06%. A Piazza Affari si segnala la chiusura anticipata (12 luglio) dell'Ipo di DoBank, riservata agli istituzionali: scambierà dal 14 luglio. Male Mediaset, sulla quale gli analisti hanno tagliato target price e stime dopo la presentazione dei palinsesti. Salini si riporta sopra 3 euro dopo la notizia di un contratto da 580 milioni di dollari per un tunnel a Washington.

L'euro si stabilizza sopra 1,14 dollari, complici i movimenti sui governativi, e passa di mano a 1,141 sul biglietto verde; si apprezza anche sullo yen a quota 129,7. Dopo alcuni dati deboli, in Germania l'industria balza oltre le più rosee previsioni. A maggio si è registrata una crescita mensile destagionalizzata dell'1,2 per cento. Gli analisti stimavano un incremento dello 0,3 per cento. Su base annua la crescita della produzione industriale tedesca tocca il 5 per cento. Battute le attese anche dalla Francia, con una crescita a maggio dell'1,9%, mentre ha deluso l'industria della Gran Bretagna con un calo della produzione del 0,2% annuo. Sempre a maggio, l'Istat il commercio al dettaglio italiano in calo su aprile ma in crescita (complici i prezzi degli alimentari) sul maggio 2016.

Stamattina la Borsa di Tokyo ha chiuso in perdita. L'indice Nikkei ha registrato una diminuzione dello 0,32%, pari a 64,97 punti, e ha finito a quota 19.929,09. In Corea si mette in luce Samsung Electronics che vede un secondo trimestre con utili operativi in aumento annuo del 72%, a 14.000 miliardi di won (12,1 miliardi di dollari), i più alti nella storia della compagnia grazie ai risultati dei microchip. Chiuse le Borse cinesi, Hong Kong ha limato lo 0,3% e Sidney quasi l'1%.

Nonostante qualche elemento di tensione, l'oro ha confermato il calo nel pomeriggio: alla chiusura dei mercati Ue il metallo perde un punto percentuale a 1.212 dollari l'oncia. Torna a scendere bruscamente il prezzo del greggio. Dopo l'iniziale entusiasmo per il calo delle scorte negli Usa, il mercato si è concentrato sull'aumento della produzione dell'1% a 9,34 milioni di barili al giorno. Nell'ultimo anno l'aumento è stato superiore al 10%. Allo stop delle contrattazioni europee il Wti perde quasi 3 punti percentuali a 44,2 dollari e il Brent si muove in linea a 46,7 dollari.