Economia

Lo stallo di Trump abbatte il dollaro, ora i mercati dubitano delle sue promesse

L'euro è salito sopra 1,15 nei confronti del biglietto verde: la spaccatura repubblicana sulla riforma sanitaria getta ombre lunghe sulle politiche a favore della crescita annunciate dal tycoon in campagna elettorale. Battuta d'arresto per la fiducia degli investitori tedeschi, Borse Ue deboli

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MILANO - Il dollaro s'indebolisce sui mercati a seguito dello schiaffo che il partito Repubblicano ha rivolto al presidente Donald Trump, facendo ancora saltare l'approvazione della legge che avrebbe cancellato l'Obamacare sull'assistenza sanitaria per i meno abbienti. La spaccatura del partito e la difficile gestione di questa profonda crisi da parte della Casa Bianca gettano delle lunghe ombre sulla effettiva capacità di Trump di mettere in pista le riforme economiche e il sostegno alla crescita che era stato pomposamente promesso in campagna elettorale. Non a caso, il biglietto verde - che già veniva da una fase debole in scia agli indizi che la Fed andrà coi piedi di piombo nelle sue strette monetarie - si è portato ai minimi da dieci mesi. Ormai gli osservatori guardano alla fine dell'anno come possibile periodo di inversione di rotta per la valuta Ua, quando tornerà sul tavolo un rialzo dei tassi Fed insieme - magari - a prospettive di inflazione più stabili. L'euro vola così sopra quota 1,15 dollari e chiude al top da oltre un anno, mentre il biglietto verde scende a picco sotto la soglia dei 112 yen: in attesa della riunione della Bce di giovedì la moneta europea passa di mano a 1,1570 dollari. Euro/yen a 129,49. Dollaro/yen a 111,89, dopo un minimo di 111,69. La sterlina avanza fino a un top di 1,3125 dollari, poi frena.

I mercati azionari europei ampliano le perdite e anche gli scabi Usa partono deboli, dopo che i listini asiatici hanno scambiato in ribasso, allontanandosi dai recenti picchi che avevano toccato (massimi dal 2008). Milano chiude in calo dello 0,59% con Telecom sempre osservata speciale in vista di possibili ribaltoni al vertice; male invece banche e Fca. Londra termina in ribasso dello 0,19% mentre Francoforte amplia in rosso fino a chiudere a -1,25% e Parigi cede l'1,09%. La Borsa di Wall Street chiude contrastata: il Dow Jones perde lo 0,25%, il Nasdaq guadagna lo 0,47% e lo S&P 500 avanza dello 0,06%. Eppure il supporto delle trimestrali c'è tutto: ieri mercati chiusi, poi, i conti di Netflix hanno stupito per crescita degli utenti e il titolo è volato nell'afterhours, mentre oggi hanno fatto bene BofA e Goldman Sachs.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi chiude poco mosso a 164 punti base, con il decennale italiano che rende il 2,2% sul mercato secondario. L'attenzione degli investitori e dei banchieri centrali punta intanto verso Francoforte, dove si riunisce il Consiglio direttivo e giovedì Mario Draghi darà indicazioni in conferenza stampa sui prossimi passi da seguire per uscire dagli stimoli straordinari. "Tutte le Banche centrali aspettano di vedere come Draghi svilupperà la sua politica monetaria", ha detto a Bloomberg Janwillem Acket, capo economista di Julius Baer a Zurigo. "Lasceranno che Francoforte muova i primi passi, poi risponderanno". A dire il vero, per ora gli analisti si aspettano tutt'al più qualche segnale dalla Bce, qualche modifica al linguaggio usato nel comunicato finale, ma ogni decisione sullo stop agli acquisti del Quantitative easing dovrebbe esser rimandata a settembre. Come notano da Abn Amro, anzi, nell'ultimo mese i mercati hanno scontato un irrigidimento delle condizioni finanziarie e i titoli di Stato ne hanno in parte risentito: è probabile che la Bce non voglia mettere ulteriore benzina sul fuoco.
Dalla Romania alla Svezia, nel Vecchio continente l'inflazione fatica a risalire 
A livello macro l'indice Zew sulla fiducia degli investitori tedeschi è sceso a luglio più del previsto scivolando a 17,5 punti dai 18,6 punti di giugno. Il risultato è inferiore alle stime degli economisti, che si aspettavano un calo più contenuto a quota 18. Rallenta il passo l'inflazione britannica, al 2,6% a giugno, mentre la Bce pubblica l'indagine sul credito dalla quale si evince che in Italia le condizioni dei prestiti sono state allentate e la domanda di denari è leggermente cresciuta. In audizione al Senato, il ministro Padoan ha annunciato di aver firmato il decreto per l'avvio del Comitato per l'educazione finanziaria, che sarà presieduto da Anna Maria Lusardi, e si è detto favorevole a una norma sulla responsabilità dei manager delle banche. Negli Usa i prezzi all'import sono scesi dello 0,2% a giugno in linea con le stime.

In mattinata la Borsa di Tokyo ha terminato debole, dopo il weekend lungo che l'ha tenuta chiusa nella seduta di lunedì. Il Nikkei è arretrato dello 0,59% a 19.999,91, complice il rafforzamento dello yen. Il petrolio guadagna terreno: alla chiusura dei mercati europei, il Wti sale dell'1% a 46,5 dollari. L'oro è in rialzo dello 0,6% a 1.241 dollari l'oncia.