MILANO - Le Borse hanno chiuso un luglio positivo, al traino di Wall Street che ha beneficiato della spinta delle trimestrali: quasi tre aziende su quattro hanno pubblicato conti migliori di quel che si aspettavano gli analisti. Gli indici globali si tengono così vicini ai massimi di sempre, confortati anche dal recupero del petrolio - che è tornato a vedere quota 50 dollari al barile che mancava dallo scorso maggio - e indifferenti per il momento alle vicissitudini della presidenza Trump. I listini europei consolidano i rialzi: Milano segna un guadagno finale dello 0,59%, Francoforte aggiunge l'1,1%, Parigi lo 0,65% e Londra lo 0,74%. Anche Wall Street tratta positiva: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones sale dello 0,3%, il Nasdaq dello 0,1% e lo S&P500 dello 0,2%.
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi oscilla intorno a 155 punti base e il decennale italiano rende meno del 2,1% sul mercato secondario. La giornata macroeconomica si incentra sugli indici Pmi del settore manifatturiero, che anticipano l'andamento dell'industria attraverso le interviste ai direttori degli acquisti. Dall'Eurozona arriva una indicazione debole, con il Pmi dell'area in discesa da 57,4 a 56,6 punti a luglio, ma sempre ben sopra la soglia di 50 punti che separa la contrazione economica dall'espansione. Se la Francia risale (54,9 puniti), limano qualcosa sia l'Italia (55,1) che la Germania (58,1). Sempre in Germania, a luglio si sono registrati 9.000 disoccupati in meno rispetto al mese precedente, contro previsioni per un calo più contenuto (-5.000). Il tasso di disoccupazione è rimasto al 5,7%, minimo record dalla riunificazione tedesca. L'Eurozona si conferma intanto in crescita, con la Bce in attesa che al rafforzamento faccia seguito una maggiore inflazione: il Pil è cresciuto dello 0,6% nel secondo trimestre (stesso valore per la Ue allargata), accelerando dal +0,5% del primo. L'euro si conferma sopra la soglia di 1,18 dollari e chiude a 1,1806 contro gli 1,1784 dollari di ieri.
A metà tra la finanza e la politica, ma senz'altro segnato in rosso in agenda, c'è l'incontro tra i ministri italiani Padoan e Calenda da una parte e quello francese Le Maire dall'altra: al centro del dialogo la vicenda Fincantieri, che è diventata una lotta aspra dopo la decisione francese di nazionalizzare i cantieri di Saint-Nazaire, bloccando di fatto l'aggiudicazione del sito all'azienda italiana. Fincantieri al 50% in Stx, ma con la guida dei cantieri, è la proposta transalpina sintetizzata da Le Maire in un'intervista al Corriere della sera. "La nostra scelta è Fincantieri", assicura Le Maire. A Piazza Affari spicca poi la trimestrale di Intesa Sanpaolo, mentre Ferrari scatta sulle voci di un possibile "utility vehicle" per aumentare i volumi. Il Tesoro ha intanto comunicato che nei primi sette mesi del 2017 il settore statale ha registrato un fabbisogno pari a 39,1 miliardi di euro, con un aumento di circa 15,7 miliardi rispetto al periodo gennaio-luglio 2016. Tra i fattori straordinari, già scontati nel Def, del peggioramento ci sono Alitalia e le banche. A luglio l'avanzo è stato di 11,2 miliardi.
Negli Stati Uniti, le spese per consumi di giugno hanno centrato le attese (+0,1%) mentre i redditi personali le hanno deluse (invariati). L'indice Pmi manifatturiero è salito a 53,3 punti.
In mattinata sono arrivati i dati da Est, che dicono dell'accelerazione a luglio dell'attività manifatturiera in Cina. Lo indica l'indice Caixin dei responsabili degli acquisti pubblicato: ha accelerato a 51,1 contro il 50,4 in giugno e il 49,6 in maggio. Qualsiasi dato superiore al 50 riflette un'espansione dell'attività. L'indice Pmi manifatturiero del Giappone si è invece attestato a 52,1 punti, in leggero ribasso rispetto ai 52,2 punti della stima preliminare. La Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo con in Nikkei a +0,3% a 19.985 punti.
Dopo la crescita della mattinata, il petrolio inverte la rotta e scivola sotto 50 dollari al barile. Alla chiusura dei mercati europei il Wti quota a 49,8 dollari e il Brent a 52,1. L'oro sale leggermente a 1.272 dollari l'oncia.
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi oscilla intorno a 155 punti base e il decennale italiano rende meno del 2,1% sul mercato secondario. La giornata macroeconomica si incentra sugli indici Pmi del settore manifatturiero, che anticipano l'andamento dell'industria attraverso le interviste ai direttori degli acquisti. Dall'Eurozona arriva una indicazione debole, con il Pmi dell'area in discesa da 57,4 a 56,6 punti a luglio, ma sempre ben sopra la soglia di 50 punti che separa la contrazione economica dall'espansione. Se la Francia risale (54,9 puniti), limano qualcosa sia l'Italia (55,1) che la Germania (58,1). Sempre in Germania, a luglio si sono registrati 9.000 disoccupati in meno rispetto al mese precedente, contro previsioni per un calo più contenuto (-5.000). Il tasso di disoccupazione è rimasto al 5,7%, minimo record dalla riunificazione tedesca. L'Eurozona si conferma intanto in crescita, con la Bce in attesa che al rafforzamento faccia seguito una maggiore inflazione: il Pil è cresciuto dello 0,6% nel secondo trimestre (stesso valore per la Ue allargata), accelerando dal +0,5% del primo. L'euro si conferma sopra la soglia di 1,18 dollari e chiude a 1,1806 contro gli 1,1784 dollari di ieri.
A metà tra la finanza e la politica, ma senz'altro segnato in rosso in agenda, c'è l'incontro tra i ministri italiani Padoan e Calenda da una parte e quello francese Le Maire dall'altra: al centro del dialogo la vicenda Fincantieri, che è diventata una lotta aspra dopo la decisione francese di nazionalizzare i cantieri di Saint-Nazaire, bloccando di fatto l'aggiudicazione del sito all'azienda italiana. Fincantieri al 50% in Stx, ma con la guida dei cantieri, è la proposta transalpina sintetizzata da Le Maire in un'intervista al Corriere della sera. "La nostra scelta è Fincantieri", assicura Le Maire. A Piazza Affari spicca poi la trimestrale di Intesa Sanpaolo, mentre Ferrari scatta sulle voci di un possibile "utility vehicle" per aumentare i volumi. Il Tesoro ha intanto comunicato che nei primi sette mesi del 2017 il settore statale ha registrato un fabbisogno pari a 39,1 miliardi di euro, con un aumento di circa 15,7 miliardi rispetto al periodo gennaio-luglio 2016. Tra i fattori straordinari, già scontati nel Def, del peggioramento ci sono Alitalia e le banche. A luglio l'avanzo è stato di 11,2 miliardi.
Negli Stati Uniti, le spese per consumi di giugno hanno centrato le attese (+0,1%) mentre i redditi personali le hanno deluse (invariati). L'indice Pmi manifatturiero è salito a 53,3 punti.
In mattinata sono arrivati i dati da Est, che dicono dell'accelerazione a luglio dell'attività manifatturiera in Cina. Lo indica l'indice Caixin dei responsabili degli acquisti pubblicato: ha accelerato a 51,1 contro il 50,4 in giugno e il 49,6 in maggio. Qualsiasi dato superiore al 50 riflette un'espansione dell'attività. L'indice Pmi manifatturiero del Giappone si è invece attestato a 52,1 punti, in leggero ribasso rispetto ai 52,2 punti della stima preliminare. La Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo con in Nikkei a +0,3% a 19.985 punti.
Dopo la crescita della mattinata, il petrolio inverte la rotta e scivola sotto 50 dollari al barile. Alla chiusura dei mercati europei il Wti quota a 49,8 dollari e il Brent a 52,1. L'oro sale leggermente a 1.272 dollari l'oncia.