Imprese: crescono le aziende fondate da immigrati, in calo le italiane
Luca Pagni, di LUCA PAGNISecondo uno studio di Intesa Sanpaolo, le imprese gestire da cittadini immigrati hanno saputo reagire meglio alla crisi e ora ranno raggiunto il 9 per cento del totale. Migliori anche i fondamentali economici, dal fatturato al numero di dipendenti
MILANO - I lavori che gli italiani non vogliono più fare, per lasciarli agli immigrati? All'elenco si può aggiungere anche l'imprenditore. perché negli anni della crisi, le aziende fondate e gestite da immigrati stranieri hanno saputo reagire molto meglio rispetto alle aziende "italiane". Hanno contenuto il calo del fatturato e hanno rivelato una maggiore propensione all'export e alla registrazione di nuovi marchi. Complessivamente, nel periodo più "buio" della recessione hanno visto comunque crescere il loro numero, mentre quello delle imprese gestite da italiani è in calo.
Lo rivela l'ultimo report della direzione Studi&Ricerche di Intesa Sanpaolo, il quale ha preso in esame il periodo compreso tra il 2012 e il 2015. Emerge, innanzitutto, un netto aumento delle aziende fondate da migranti nel nostro paese arrivato a coprire il 9 per cento del totale delle imprese registrate. Questo ha permesso di contenere i…
Lo rivela l'ultimo report della direzione Studi&Ricerche di Intesa Sanpaolo, il quale ha preso in esame il periodo compreso tra il 2012 e il 2015. Emerge, innanzitutto, un netto aumento delle aziende fondate da migranti nel nostro paese arrivato a coprire il 9 per cento del totale delle imprese registrate. Questo ha permesso di contenere i…
MILANO - I lavori che gli italiani non vogliono più fare, per lasciarli agli immigrati? All'elenco si può aggiungere anche l'imprenditore. perché negli anni della crisi, le aziende fondate e gestite da immigrati stranieri hanno saputo reagire molto meglio rispetto alle aziende "italiane". Hanno contenuto il calo del fatturato e hanno rivelato una maggiore propensione all'export e alla registrazione di nuovi marchi. Complessivamente, nel periodo più "buio" della recessione hanno visto comunque crescere il loro numero, mentre quello delle imprese gestite da italiani è in calo.
Lo rivela l'ultimo report della direzione Studi&Ricerche di Intesa Sanpaolo, il quale ha preso in esame il periodo compreso tra il 2012 e il 2015. Emerge, innanzitutto, un netto aumento delle aziende fondate da migranti nel nostro paese arrivato a coprire il 9 per cento del totale delle imprese registrate. Questo ha permesso di contenere il saldo negativo tra imprese aperte e chiuse: tra il 2012 e il 2015, il numero delle imprese registrate nelle camere di Commercio è sceso dello 0,9%: è la sintesi di una contrazione del 2,9% delle imprese italiane e di un aumento del 21,3% delle imprese fondate da migranti. Un successo quello degli stranieri in Italia che dipende anche e soprattutto - come emerge dallo studio - dalla loro capacità di reagire alla crisi, ad esempio aumentando le vendite - e quindi il fatturato - lavorando sul taglio dei prezzi.
Ma il vero segreto del successo dell'impresa straniera è stata la capacità di reagire alla crisi: le imprese straniere segnalano valori superiori alle imprese italiane in riferimento a tutti gli indicatori di crescita. Si parte proprio dalle vendite: le imprese di migranti le hanno viste crescere del 17,7% contro il +10,1% delle italiane. In termini di addetti impiegati abbiamo un +26,6% contro il 14,2%. Il fatturato è in calo per entrambe le categorie, ma le imprese di migranti fanno un po' meglio (-6,8%), rispetto alle italiane (-7,8%).
Se non altro, nell'ultimo periodo si registra una inversione di tendenza che riguarda sia imprese di immigrati che italiane: tra aprile e giugno 2017, sono fallite 3.008 imprese, contro le 3.537 del corrispondente periodo del 2016 con una frenata del 15% che segna una conferma del risultato dello scorso anno, quando si era già registrato un -3% rispetto al 2015.
Lo studio ha preso in esame un campione di oltre 135 mila imprese del manifatturiero e di alcuni servizi più aperti al mercato (alloggio e ristorazione, servizi alle imprese, ICT, trasporti e logistica). Gli imprenditori stranieri in Italia provengono soprattutto dall'Est Europa (37,7%) e dall'Asia (32,8%), il 15,6% proviene dall'Africa, il 13,9% dall'America Latina. E 'producono' lavoro anche se a più basso 'reddito': il costo del lavoro per addetto nelle imprese straniere risulta sensibilmente inferiore rispetto a quello delle imprese italiane (rispettivamente circa 21 mila euro annui contro circa 30 mila).
Lo rivela l'ultimo report della direzione Studi&Ricerche di Intesa Sanpaolo, il quale ha preso in esame il periodo compreso tra il 2012 e il 2015. Emerge, innanzitutto, un netto aumento delle aziende fondate da migranti nel nostro paese arrivato a coprire il 9 per cento del totale delle imprese registrate. Questo ha permesso di contenere il saldo negativo tra imprese aperte e chiuse: tra il 2012 e il 2015, il numero delle imprese registrate nelle camere di Commercio è sceso dello 0,9%: è la sintesi di una contrazione del 2,9% delle imprese italiane e di un aumento del 21,3% delle imprese fondate da migranti. Un successo quello degli stranieri in Italia che dipende anche e soprattutto - come emerge dallo studio - dalla loro capacità di reagire alla crisi, ad esempio aumentando le vendite - e quindi il fatturato - lavorando sul taglio dei prezzi.
Ma il vero segreto del successo dell'impresa straniera è stata la capacità di reagire alla crisi: le imprese straniere segnalano valori superiori alle imprese italiane in riferimento a tutti gli indicatori di crescita. Si parte proprio dalle vendite: le imprese di migranti le hanno viste crescere del 17,7% contro il +10,1% delle italiane. In termini di addetti impiegati abbiamo un +26,6% contro il 14,2%. Il fatturato è in calo per entrambe le categorie, ma le imprese di migranti fanno un po' meglio (-6,8%), rispetto alle italiane (-7,8%).
Se non altro, nell'ultimo periodo si registra una inversione di tendenza che riguarda sia imprese di immigrati che italiane: tra aprile e giugno 2017, sono fallite 3.008 imprese, contro le 3.537 del corrispondente periodo del 2016 con una frenata del 15% che segna una conferma del risultato dello scorso anno, quando si era già registrato un -3% rispetto al 2015.
Lo studio ha preso in esame un campione di oltre 135 mila imprese del manifatturiero e di alcuni servizi più aperti al mercato (alloggio e ristorazione, servizi alle imprese, ICT, trasporti e logistica). Gli imprenditori stranieri in Italia provengono soprattutto dall'Est Europa (37,7%) e dall'Asia (32,8%), il 15,6% proviene dall'Africa, il 13,9% dall'America Latina. E 'producono' lavoro anche se a più basso 'reddito': il costo del lavoro per addetto nelle imprese straniere risulta sensibilmente inferiore rispetto a quello delle imprese italiane (rispettivamente circa 21 mila euro annui contro circa 30 mila).