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Ape volontaria, Gentiloni firma il decreto

Arriva l'atteso provvedimento attuativo: così si potrà lasciare il lavoro con fino a tre anni di anticipo sui requisiti anagrafici in vigore
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MILANO - Dopo l'Ape social, decolla ufficialmente anche l'Anticipo Pensionistico volontario. Il presidente del Consiglio Gentiloni ha firmato questa mattina il dcereto attuativo del provvedimento, ultimo passaggio indispensabile per l'entrata in vigore della misura che consente ai lavoratori di lasciare il lavoro fino a tre anni di anticipo con una decurtazione della pensione per finanziare il prestito che garantisce l'addio anticicipato dal lavoro. Inizialmente l'Ape volontaria doveva debuttare nel mese di maggio ma il decreto attuativo ha subito molti slittamenti. L'ultimo dovuto allo stop del Consiglio di Stato che a luglio ha caldeggiato alcune limature al testo.
 
Come anticipato alcuni giorni fa da Repubblica, il provvedimento dovrebbe consentire l'invio delle domande a partire dal mese di ottobre. Rispetto alle condizioni iniziali discusse lo scorso anno sono state inserite in corso d'opera alcune novità. A cominciare dal tasso di int…
MILANO - Dopo l'Ape social, decolla ufficialmente anche l'Anticipo Pensionistico volontario. Il presidente del Consiglio Gentiloni ha firmato questa mattina il dcereto attuativo del provvedimento, ultimo passaggio indispensabile per l'entrata in vigore della misura che consente ai lavoratori di lasciare il lavoro fino a tre anni di anticipo con una decurtazione della pensione per finanziare il prestito che garantisce l'addio anticicipato dal lavoro. Inizialmente l'Ape volontaria doveva debuttare nel mese di maggio ma il decreto attuativo ha subito molti slittamenti. L'ultimo dovuto allo stop del Consiglio di Stato che a luglio ha caldeggiato alcune limature al testo.
 
Come anticipato alcuni giorni fa da Repubblica, il provvedimento dovrebbe consentire l'invio delle domande a partire dal mese di ottobre. Rispetto alle condizioni iniziali discusse lo scorso anno sono state inserite in corso d'opera alcune novità. A cominciare dal tasso di interesse netto che verrà applicato, che dovrebbe salire dal 2,5% inzialmente previsto al 3,5%, a causa delle mutate condizioni di mercato.

L’Ape volontaria è difatti un prestito, finanziato dalle banche e protetto da una polizza assicurativa. Che può essere richiesto - come detto -  da chi vuole andare in pensione prima, a patto che non si trovi a più di 3 anni e 7 mesi dall’età di uscita (66 anni e 7 mesi). Il prestito verrà restitutio in vent'anni di rate mensili, pagando un interesse comprensivo anche del costo dell’assicurazione. E al netto della detrazione a carico delle casse pubbliche che finanzia la metà della spesa per interessi e polizza.
 
ll nodo tassi. Anticipare la pensione con l'Ape comporta la sottoscrizione di due contratti: uno con la banca e l'altro con l'assicurazione (a copertura del rischio di premorienza). E' lo stesso pensionando a scegliere tra una rosa di istituti e compagnie, convenzionate con lo Stato. Ma a quale tasso? A quello di mercato al momento della domanda, agganciato a parametri europei ancora da definire (come i mutui legati a Irs e Euribor). E dunque quanto peserà questo prestito? Lo scorso novembre Palazzo Chigi aveva simulato scenari al 2,5%. Ma nel frattempo le condizioni sono cambiate. Gli spread si sono alzati. E ora si ipotizza un 3,5%, andando a influire sulle condizioni di partenza dell'Ape che debutterà il prossimo primo maggio. E' pur vero che si tratta di un tasso fisso: rimane quello per tutti e venti gli anni di restituzione del prestito (dal compimento dei 67 anni fino agli 87 anni). Come fosse un mutuo a tasso fisso, appunto. Ma con l'inflazione che rialza la testa e le operazioni straordinarie della Bce (il Quantitative easing) avviate verso la fine, i tassi torneranno a crescere, dopo la lunga bonaccia di questi anni.

Il paradosso. Con quali conseguenze? Il risultato è un vero e proprio paradosso. A parità di condizioni - anni di contribuzione, futura pensione, anticipo richiesto (sei mesi, un anno o due e fino a un massimo di tre anni e sette mesi) - il lavoratore che fa domanda subito, diciamo a maggio o giugno prossimo, con ogni probabilità spunta condizioni migliori del collega che la inoltra sei mesi dopo, a fine 2017, quando certo trova condizioni di partenza peggiorative. In questo secondo caso, la decurtazione della futura pensione (caricata della rata di restituzione del prestito) diventa più pesante. O in alternativa - dovendo essere rispettato il vincolo creditizio di evitare il sovraindebitamento del richiedente - la famosa "nonna che si vuole godere il nipotino" (come ripeteva Renzi) si deve accontentare di anticipare
la pensione per meno anni di quanto desiderato. D'altronde non può che essere così, visto che le banche non regalano nulla e che i tassi, ora bassissimi, prima o poi dovranno pur salire. Ma l'operazione, conti alla mano, rischia davvero il flop.