Economia

La Bce conferma i tassi ai minimi e il Qe. Draghi: "Incertezza da euro forte"

Nel comunicato resta il riferimento accomodante alla possibilità di aumentare gli acquisti. Draghi: "La ripresa si conferma, la volatilità del cambio è osservata speciale". Alzate le stime sul Pil. A ottobre le decisioni sul Qe - La diretta twitter della nostra corrispondente TONIA MASTROBUONI

2 minuti di lettura
MILANO - La Bce ha confermato il costo del denaro dell'area euro ai minimi storici e ha messo nel mirino il problema del rafforzamento dell'euro, mentre le decisioni su come condurre il Quantitative easing (il piano straordinario d'acquisto di titoli) dopo la fine del 2017 verranno prese più avanti in autunno.

Il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali resta dunque a zero, il tasso sulle operazioni marginali resta allo 0,25 per cento e il tasso sui depositi presso la banca centrale resta al meno 0,40%. Il Consiglio direttivo ha anche ribadito di attendersi che i tassi resteranno ai livelli attuali "per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l'orizzonte degli acquisti netti di attività". Inoltre la Banca centrale ha confermato la prosecuzione del Quantitative easing al ritmo di 60 miliardi di euro al mese fino alla fine del 2017 "o anche oltre se necessario". La Bce ha mantenuto la formula che lascia la porta aperta a eventuali potenziamenti degli stimoli mentre, nel comunicato diffuso al termine del direttorio, non si ravvisano invece indicazioni sul "tapering".

Nella consueta conferenza stampa dopo la riunione, Draghi ha sottolineato che la ripresa europea - che ha accelerato nel primo semestre - si sta confermando. E' arrivato l'atteso riferimento alla forza dell'euro: parlando della volatilità del tasso di cambio degli ultimi tempi, ha detto che è un elemento "di preoccupazione" strettamente monitorato: se ne tengono d'occhio i possibili infatti sulla ripresa. La divisa unica ha comunque chiuso la seduta dei mercati in rialzo sopra 1,2 dollari, spinta più che altro dalla prospettiva di fine degli stimoli.
 
La forza della valuta comune registrata negli ultimi mesi complica il lavoro di Draghi, che deve evitare che la normalizzazione della politica monetaria dia una ulteriore spinta all'euro. Questo, infatti, giocherebbe contro gli affari delle aziende esportatrici del Vecchio continente (e quindi contro la ripresa) e pure contro l'inflazione, che è ancora lontana dal livello obiettivo vicino al +2% del mandato Bce. Proprio le aspettative sui prezzi sono state riviste al rialzo, mentre sono migliorate quelle sulla crescita. Per l'inflazione ora la Bce si aspetta 1,5% quest'anno, 1,2% nel 2018 (da 1,3%) e 1,5% nel 2019. Per il Pil, prevista una crescita del 2,2% quest'anno (da 1,9% a giugno), 1,8% nel 2018 e 1,7% nel 2019 (confermate).

Quanto al programma di acquisti e ai tassi bassi, Draghi ha detto che "è ancora necessaria una politica monetaria accomodante" e che la prosecuzione del Quantitative easing dopo il 2017, quello che dovrebbe essere il suo graduale spegnimento, verrà definita in autunno: si guarda dunque, come si aspettavano gli analisti, alla riunione di ottobre. Al momento nel Consiglio, ha riferito Draghi, ci sono state discussioni solo iniziali e non si è parlato della "sequenza di rientro" degli strumenti straordinari, quindi programmi di acquisti e tassi a livelli senza precedenti.

 

Bce, Draghi: "Confermati i tassi ai minimi"