MILANO - La nuova provocazione della Corea del Nord, che questa notte ha lanciato un missile che ha sorvolato il territorio giapponese in grado di raggiungere la base Usa di Guam, non spaventa eccessivamente i mercati, con le Borse europee protagoniste comunque di una seduta prevalentemente in flessione. Milano perde lo 0,23%, Londra peggiora a 1,1% scontando l'attentato terroristico alla metropolitana di Londra e il rafforzamento della sterlina, Francoforte cresce dello 0,17%, Parigi arretra dello 0,22%. Wall Street chiude in territorio positivo, il Dow Jones sale dello 0,29% a 22.267,31 punti, il Nasdaq avanza dello 0,30% a 6.448,47 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,2% superando per la prima volta i 2.500 punti, a 2.500,18 punti.
A Tokyo il Nikkei ha chiuso in rialzo dello 0,52% dopo un'apertura debole, risultato simile per Seul, ancora più esposta alle minacce norcoreane, che ha terminato gli scambi a +0,2%. Anche gli altri listini asiatici non hanno accusato il colpo, segno che gli investitori si stanno in qualche modo "abituando" al clima di tensione permanente nell'area.
Sui mercati valutari il dollaro recupera terreno nei confronti dello yen, mentre è stabile il cambio con l'euro. La valuta europea chiude in Europa a 1,1963 sul biglietto verde. Nuovi massimi per la sterlina, che sale a 1,3411 dollari, dopo che ieri la Bank of England ha aperto la strada a un rialzo dei tassi a breve.
A Piazza Affari osservata speciale è ancora Telecom, dopo che ieri anche la Amf, l'omologa della Consob italiana, ha acceso un faro su Vivendi per valutare se sono fondate o meno le motivazioni con cui il gruppo guidato da Vincent Bolloré ha spiegato di non avere il controllo della società italiana, ma la peggiore di giornata è Ferragamo, in flessione di oltre tre punti percentuali.
Poco variato lo spread. Il differenziale Btp/Bund segna 165 punti con il rendimento del titolo decennale italiano è al 2,05%.
Piuttosto densa l'agenda macroeconomica di giornata. Banca d'Italia registra un nuovo aumento debito pubblico a luglio, salito a quota 2300 miliardi. Nell'Eurozona a luglio la bilancia commerciale segna un avanzo di 23,2 miliardi, in lieve calo rispetto allo scorso anno. Nel pomeriggio è in programma una corposo pacchetto di dati dagli Usa, tra i più rilevanti i dati sulle vendite al dettaglio e sulla produzione industriale. A Tallinn si è tenuto l'Eurogruppo informale dei ministri finanziari: molto sostegno al progetto di un superministro Ue delle Finanze, ma anche qualche scetticismo.
Da Eurostat si segnala che il surplus commerciale dell'area con la moneta unica è calato a 23,2 miliardi a luglio mentre il costo orario del lavoro è aumentato dell'1,8% nel secondo trimestre, sul 2017.
Deludenti i dati Usa. Le vendite al dettaglio calano dello 0,2 per cento nel mese di agosto, sotto le attese degli analisti che erano per un +0,1%. In flessione anche la produzione industriale, che scende per la prima volta da gennaio, per gli effetti dell'uragano Harvey che ha colpito gli impianti petroliferi e chimici lungo la costa del Golfo del Messico. La produzione complessiva, rileva la Federal Reserve, è scesa dello 0,9% in agosto l'aumento di luglio dello 0,4%.
Inversione di tendenza per il prezzo del petrolio. Dopo un avvio debole contratti sul greggio Wti con scadenza ad ottobre riguadagnano terreno e alla chiusura delle Borse europee si stabilizza a 49,89 dollari al barile. Il Brent sale invece di 23 cent a 55,70. In calo l'oro: il lingotto con consegna immediata cede lo 0,58% a 1.322 dollari l'oncia.
A Tokyo il Nikkei ha chiuso in rialzo dello 0,52% dopo un'apertura debole, risultato simile per Seul, ancora più esposta alle minacce norcoreane, che ha terminato gli scambi a +0,2%. Anche gli altri listini asiatici non hanno accusato il colpo, segno che gli investitori si stanno in qualche modo "abituando" al clima di tensione permanente nell'area.
Sui mercati valutari il dollaro recupera terreno nei confronti dello yen, mentre è stabile il cambio con l'euro. La valuta europea chiude in Europa a 1,1963 sul biglietto verde. Nuovi massimi per la sterlina, che sale a 1,3411 dollari, dopo che ieri la Bank of England ha aperto la strada a un rialzo dei tassi a breve.
A Piazza Affari osservata speciale è ancora Telecom, dopo che ieri anche la Amf, l'omologa della Consob italiana, ha acceso un faro su Vivendi per valutare se sono fondate o meno le motivazioni con cui il gruppo guidato da Vincent Bolloré ha spiegato di non avere il controllo della società italiana, ma la peggiore di giornata è Ferragamo, in flessione di oltre tre punti percentuali.
Poco variato lo spread. Il differenziale Btp/Bund segna 165 punti con il rendimento del titolo decennale italiano è al 2,05%.
Piuttosto densa l'agenda macroeconomica di giornata. Banca d'Italia registra un nuovo aumento debito pubblico a luglio, salito a quota 2300 miliardi. Nell'Eurozona a luglio la bilancia commerciale segna un avanzo di 23,2 miliardi, in lieve calo rispetto allo scorso anno. Nel pomeriggio è in programma una corposo pacchetto di dati dagli Usa, tra i più rilevanti i dati sulle vendite al dettaglio e sulla produzione industriale. A Tallinn si è tenuto l'Eurogruppo informale dei ministri finanziari: molto sostegno al progetto di un superministro Ue delle Finanze, ma anche qualche scetticismo.
Da Eurostat si segnala che il surplus commerciale dell'area con la moneta unica è calato a 23,2 miliardi a luglio mentre il costo orario del lavoro è aumentato dell'1,8% nel secondo trimestre, sul 2017.
Deludenti i dati Usa. Le vendite al dettaglio calano dello 0,2 per cento nel mese di agosto, sotto le attese degli analisti che erano per un +0,1%. In flessione anche la produzione industriale, che scende per la prima volta da gennaio, per gli effetti dell'uragano Harvey che ha colpito gli impianti petroliferi e chimici lungo la costa del Golfo del Messico. La produzione complessiva, rileva la Federal Reserve, è scesa dello 0,9% in agosto l'aumento di luglio dello 0,4%.
Inversione di tendenza per il prezzo del petrolio. Dopo un avvio debole contratti sul greggio Wti con scadenza ad ottobre riguadagnano terreno e alla chiusura delle Borse europee si stabilizza a 49,89 dollari al barile. Il Brent sale invece di 23 cent a 55,70. In calo l'oro: il lingotto con consegna immediata cede lo 0,58% a 1.322 dollari l'oncia.