Economia

L'euro risale dopo l'apertura catalana a un negoziato. Bruxelles spinge sull'unione bancaria

I mercati interpretano positivamente il discorso di Puigdemont che chiama l'indipendenza, ma la sospende per trattare. Madrid sale dell'1,3%, Milano dello 0,9%, poco mossi gli altri. Tokyo ai massimi da oltre due decenni dopo gli ennesimi record di Wall Street. Il Fmi migliora le previsioni sul deficit italiano

3 minuti di lettura
MILANO - I mercati europei reagiscono alla presa di posizione del presidente catalano Carles Puigdemont che ha annunciato un percorso verso l'indipendenza della Generalitat, ma senza strappi immediati e anzi con una fase sospensiva di dialogo. Una posizione che i listini giudicano conciliante se si considera che l'euro risale alcune posizioni nei confronti del dollaro. Poco mosse le Borse del Vecchio continente, dopo che quelle asiatiche hanno trattato ai massimi del decennio. Se Madrid riesce a chiudere in rialzo dell'1,34%, gli altri mercati chiudono cauti: Londra cede lo 0,06%, Francoforte sale dello 0,17% e Parigi termina praticamente piatta (-0,02%). Piazza Affari spicca in positivo e sale dello 0,97%. Al termine delle contrattazioni del Vecchio continente, Wall Street, reduce dai record della vigilia, tratta poco mossa: tutti e tre i listini principali sono leggermente sopra la parità.

Da Bruxelles arriva il pacchetto della Commissione Ue che spinge sull'Unione bancaria e chiede di completarla entro il 2018, rilanciando il cammino degli ultimi tasselli. Propone di usare il salva-Stati Esm come 'paracadute finale o 'backstop' per il fondo salva-banche, annuncia una proposta sui 'Safe assets' europei, simili agli Eurobond, e modifica quella sullo schema comune di assicurazione sui depositi (EDIS), rinviando la messa in comune dei rischi come voleva la Germania e lanciando anche uno schema per ridurre i crediti deteriorati nelle banche.

Sempre in ambito internazionale continuano i lavori del Fmi a Washington, dopo la pubblicazione del rapporto globale che ha alzato le stime sulla crescita dell'Italia. Dai lavori americani è emerso oggi un miglioramento sulle stime sul rapporto tra il deficit e il pil in italia tra il 2018 e il 2022. Il deficit/Pil nell'anno in corso dovrebbe attestarsi al 2,2% e non più al 2,4% calcolato in primavera e registrato nel 2016. Nel 2018 il dato è atteso all'1,3% e non più all'1,4%. Il Fiscal monitor fornisce anche le previsioni per gli anni dal 2019 al 2021 e non solo per il 2022 (quando già ieri si sapeva che ci sarebbe stato un pareggio di bilancio). Dal fiscal monitor odierno si apprende che il pareggio è stato anticipato di due anni rispetto alle previsioni dell'aprile 2017, quando l'Fmi prevedeva il raggiungimento di un pareggio nel 2020.

Il Tesoro incassa ancora rendimento in lieve calo per i Bot annuali assegnati per 6 miliardi di euro a fronte di una domanda pari a 11,772 miliardi: il rapporto tra domanda e offerta è salito rispetto all'asta precedente e si è portato a 1,96. Il rendimento lordo semplice si è attestato a -0,334%, con un ribasso di 1 punto base rispetto all'asta precedente. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è intanto stabile a 170 punti base, per un rendimento del decennale italiano intorno al 2,1%. Andamento in rialzo per l'euro, spinto anche dalla prospettiva di tapering della Bce: la moneta unica passa di mano a 1,1852 dollari (da 1,181 ieri in chiusura). Vale inoltre 133,19 (da 132,39 yen), mentre il dollaro-yen si attesta a 112,38 (da 112,09).

Stamane la Borsa di Tokyo ha terminato la sua corsa in rialzo, dopo le nuove chiusure record a Wall Street. L'indice Nikkei avanza dello 0,28% a 20.881,27 punti, il top dalla fine del 1996. Kobe Steel perde oltre il 17%, ancora travolta dallo scandalo delle false certificazioni dei suoi prodotti d'acciaio (a opera del suo personale) che sono utilizzati nella fabbricazione di aerei, treni e auto. Gli ordini dal settore manifatturiero sostengono l'aumento della domanda di ordinativi industriali in Giappone per il secondo mese consecutivo, portando il governo a migliorare il giudizio sulla ripresa dell'economia per la prima volta in 13 mesi. Nel mese di agosto gli ordinativi sono cresciuti del 3,4% dopo il +8% di luglio, trainati dal settore dei trasporti e degli strumenti meccanici. L'andamento riflette la tendenza delle aziende, disposte a incrementare le spese in conto capitale per stare al passo con il rafforzamento della domanda sul mercato domestico.

In Cina si guarda alle decisioni della Banca centrale, che alcune indiscrezioni vorrebbero pronta ad allargare la fascia di oscillazione delle valutazioni dello yuan, dando così l'impressione di voler attribuire un maggior ruolo al mercato. Intanto Pechino sta preparando la sua prima emissione obbligazionaria in dollari da 13 anni a questa parte. Si tratta di un'emissione da 2 miliardi di dollari con scadenza a 5 e 10 anni.

Il petrolio s'indebolisce dopo i buoni spunti della mattinata, generati dal fatto che i Paesi Opec e la Russia pensano di estendere i tagli decisi nel novembre scorso e che dovrebbero essere sospesi a marzo. Intanto l'Arabia Saudita annuncia un taglio dell'export a novembre e pesa anche lo stop alla produzione offshore Usa per gli uragani, mentre il cartello rialza le stime sulla domanda. Eppure alla chiusura dei mercati Ue, il Wti lima lo 0,2% a 50,8 dollari al barile e il Brent si muove in linea a 56,3 dollari. L'oro è stabile in attesa dei verbali della Fed a 1.288 dollari l'oncia.