Manovra, il maxi ritardo fa lievitare il testo fino a 120 articoli
Roberto Petrini, di ROBERTO PETRININonostante il limite previsto del 20 ottobre, la Legge di Bilancio è arrivata soltanto ora in aula. Un articolato a cui sembra mancare un disegno complessivo, più orientato a soddisfare le esigenze dei singoli ministeri. E con l'addio di Mdp dalla maggioranza, al Senato la strada di complica. Con il rischio dell'ennesimo assalto dei parlamentari per inserire mini-misure
ROMA - Sicuramente si è visto di peggio, anche se siamo solo agli inizi del percorso della legge di Bilancio. Il testo della “Finanziaria” arriva con un ritardo marcato in Parlamento: quasi due settimane. E’ stata approvata il 16 ottobre ed è stata consegnata il 29 ottobre. Rispetto al limite “ordinativo”, cioè senza sanzione, previsto dalla nuova legge applicata negli ultimi due anni, e fissato per il 20 ottobre, il ritardo si riduce a meno di dieci giorni. Non è poco.
Se ne poteva fare a meno, non tanto perché si restringe il dibattito parlamentare, quanto mai agguerrito in vista della fine della legislatura, ma perché le due settimane hanno fatto lievitare il testo della legge di Bilancio, infarcendola di bonus e imprimendole il marchio delle necessità dei vari ministri.
Gli articoli sono cresciuti come panna montata: le bozze circolate nei giorni scorsi andavano da 60 a 80 commi, siamo arrivati a 102 e…
Se ne poteva fare a meno, non tanto perché si restringe il dibattito parlamentare, quanto mai agguerrito in vista della fine della legislatura, ma perché le due settimane hanno fatto lievitare il testo della legge di Bilancio, infarcendola di bonus e imprimendole il marchio delle necessità dei vari ministri.
Gli articoli sono cresciuti come panna montata: le bozze circolate nei giorni scorsi andavano da 60 a 80 commi, siamo arrivati a 102 e…
ROMA - Sicuramente si è visto di peggio, anche se siamo solo agli inizi del percorso della legge di Bilancio. Il testo della “Finanziaria” arriva con un ritardo marcato in Parlamento: quasi due settimane. E’ stata approvata il 16 ottobre ed è stata consegnata il 29 ottobre. Rispetto al limite “ordinativo”, cioè senza sanzione, previsto dalla nuova legge applicata negli ultimi due anni, e fissato per il 20 ottobre, il ritardo si riduce a meno di dieci giorni. Non è poco.
Se ne poteva fare a meno, non tanto perché si restringe il dibattito parlamentare, quanto mai agguerrito in vista della fine della legislatura, ma perché le due settimane hanno fatto lievitare il testo della legge di Bilancio, infarcendola di bonus e imprimendole il marchio delle necessità dei vari ministri.
Gli articoli sono cresciuti come panna montata: le bozze circolate nei giorni scorsi andavano da 60 a 80 commi, siamo arrivati a 102 e, se si considera anche la seconda parte della legge Bilancio, a 120. Nel merito, giusto o sbagliato che sia, spiccano i pacchetti dei ministeri. Così l’intero articolato sembra più la somma di istanze che la sintesi di una politica. Fedeli (Istruzione) garantisce giustamente presidi e ricercatori. Lotti (Sport) inserisce il suo pacchetto con relative agevolazioni. Franceschini le spettanze per la cultura. Gli statali risolvono il problema della sterilizzazione del bonus da 80 euro una volta arrivati gli aumenti contrattuali. In tutto si calcolano più di 20 bonus.
Ora la legge di Bilancio arriva sul terreno minato del Senato. Con l’uscita di Mdp dalla maggioranza nella Commissione Bilancio c’è una situazione di parità che costringe il governo a far conto sui verdiniani. Con la campagna elettorale alle porte c’è da aspettarsi tentativi di ogni tipo: si sommeranno richieste comprensibili ma costose come il congelamento degli aumenti dell’età pensionabile, alle solite misure di facile impatto e assalti all’arma bianca da parte dei parlamentari.
Padoan ha giustamente fatto una piccola “Finanziaria” blindata dove la maggior parte delle risorse - tra le quali spicca giustamente la decontribuzione per le assuzioni dei giovani -, sono state recuperate attraverso 10 miliardi di sconto da parte di Bruxelles e destinate alla sterilizzazione degli aumenti Iva a fronte delle vecchie clausole di salvaguardia. Il resto dei circa 20 miliardi complessivi è andato all’economia: poco, si è detto, ma forse non si poteva fare altrimenti. E’ vero che c’è la ripresa e che Standard & Poor’s ci ha elevato il rating, ma è anche vero che la Commissine europea ha ricominciato ad innervosirsi e il 22 novembre si dovrà pronunciare sulla nostra legge di Bilancio. Forse è bene non tirare troppo la corda.
Se ne poteva fare a meno, non tanto perché si restringe il dibattito parlamentare, quanto mai agguerrito in vista della fine della legislatura, ma perché le due settimane hanno fatto lievitare il testo della legge di Bilancio, infarcendola di bonus e imprimendole il marchio delle necessità dei vari ministri.
Gli articoli sono cresciuti come panna montata: le bozze circolate nei giorni scorsi andavano da 60 a 80 commi, siamo arrivati a 102 e, se si considera anche la seconda parte della legge Bilancio, a 120. Nel merito, giusto o sbagliato che sia, spiccano i pacchetti dei ministeri. Così l’intero articolato sembra più la somma di istanze che la sintesi di una politica. Fedeli (Istruzione) garantisce giustamente presidi e ricercatori. Lotti (Sport) inserisce il suo pacchetto con relative agevolazioni. Franceschini le spettanze per la cultura. Gli statali risolvono il problema della sterilizzazione del bonus da 80 euro una volta arrivati gli aumenti contrattuali. In tutto si calcolano più di 20 bonus.
Ora la legge di Bilancio arriva sul terreno minato del Senato. Con l’uscita di Mdp dalla maggioranza nella Commissione Bilancio c’è una situazione di parità che costringe il governo a far conto sui verdiniani. Con la campagna elettorale alle porte c’è da aspettarsi tentativi di ogni tipo: si sommeranno richieste comprensibili ma costose come il congelamento degli aumenti dell’età pensionabile, alle solite misure di facile impatto e assalti all’arma bianca da parte dei parlamentari.
Padoan ha giustamente fatto una piccola “Finanziaria” blindata dove la maggior parte delle risorse - tra le quali spicca giustamente la decontribuzione per le assuzioni dei giovani -, sono state recuperate attraverso 10 miliardi di sconto da parte di Bruxelles e destinate alla sterilizzazione degli aumenti Iva a fronte delle vecchie clausole di salvaguardia. Il resto dei circa 20 miliardi complessivi è andato all’economia: poco, si è detto, ma forse non si poteva fare altrimenti. E’ vero che c’è la ripresa e che Standard & Poor’s ci ha elevato il rating, ma è anche vero che la Commissine europea ha ricominciato ad innervosirsi e il 22 novembre si dovrà pronunciare sulla nostra legge di Bilancio. Forse è bene non tirare troppo la corda.