Pensioni, nuovo calcolo flessibile sull’età
Valentina Conte , di VALENTINA CONTELa trattativa. Il governo propone un meccanismo che elimina l’adeguamento solo al rialzo
ROMA. L'età per la pensione di vecchiaia sarà calcolata in modo diverso. Si allungherà, come oggi, se la speranza di vita aumenta. Ma potrà anche diminuire, in presenza di picchi di mortalità. Non solo. Il meccanismo di calcolo sarà biennale e basato sulla media aritmetica, così da evitare distorsioni matematiche. Le nuove procedure si applicheranno dal 2019, con effetti sul primo biennio utile, dal 2021 in poi. Troppo lontano per i sindacati che contavano di smontare già il prossimo scalino. E invece niente. Nel 2019 si andrà in pensione a 67 anni, cinque mesi in più di oggi.
L'esito del tavolo tecnico sulle pensioni rimane dunque in sospeso. "Restano distanze", dicono Cgil, Cisl e Uil. Ma il pacchetto offerto dal governo è ormai completo. E lunedì si chiude. Se arriverà la firma di tutti, nella Sala Verde di Palazzo Chigi con il premier Gentiloni, i sindacati potranno rivend…
L'esito del tavolo tecnico sulle pensioni rimane dunque in sospeso. "Restano distanze", dicono Cgil, Cisl e Uil. Ma il pacchetto offerto dal governo è ormai completo. E lunedì si chiude. Se arriverà la firma di tutti, nella Sala Verde di Palazzo Chigi con il premier Gentiloni, i sindacati potranno rivend…
ROMA. L'età per la pensione di vecchiaia sarà calcolata in modo diverso. Si allungherà, come oggi, se la speranza di vita aumenta. Ma potrà anche diminuire, in presenza di picchi di mortalità. Non solo. Il meccanismo di calcolo sarà biennale e basato sulla media aritmetica, così da evitare distorsioni matematiche. Le nuove procedure si applicheranno dal 2019, con effetti sul primo biennio utile, dal 2021 in poi. Troppo lontano per i sindacati che contavano di smontare già il prossimo scalino. E invece niente. Nel 2019 si andrà in pensione a 67 anni, cinque mesi in più di oggi.
L'esito del tavolo tecnico sulle pensioni rimane dunque in sospeso. "Restano distanze", dicono Cgil, Cisl e Uil. Ma il pacchetto offerto dal governo è ormai completo. E lunedì si chiude. Se arriverà la firma di tutti, nella Sala Verde di Palazzo Chigi con il premier Gentiloni, i sindacati potranno rivendicare di aver escluso dall'automatismo 15 categorie di lavori "gravosi", tra 17 e 20 mila persone. Numero che può crescere, quando nel 2018 la commissione Inps-Inail-Istat elaborerà le nuove tabelle sull'aspettativa di vita distinta per mestieri. Potranno poi raccontare di aver convinto il governo a modificare il meccanismo di calcolo dell'età per tutti. E a equiparare statali e privati quanto a tasse pagate sulla previdenza complementare, portando i primi al 15% dal 23% di oggi.
"Non c'è niente però sulla pensione di giovani e donne", nota Roberto Ghiselli, segretario confederale Cgil. "E anche l'esenzione delle 15 categorie è ancora insufficiente". Si tratta degli 11 lavori che oggi consentono l'accesso all'Ape sociale, dagli infermieri agli operai edili. Ai quali si aggiungono siderurgici, marittimi, operai agricoli e pescatori. Cosa c'è che non va? "La platea è molto più ampia", ragiona Ghiselli. "Basta pensare che la differenza nella speranza di vita tra un laureato e uno che ha solo la terza media è di un anno e 7 mesi. E di solito chi ha un titolo di studio basso fa mestieri manuali".
Tra l'altro, nodo ancora aperto, si discute sui requisiti che i lavoratori delle 15 categorie debbono possedere per essere esentati. Il governo propone 30 anni di contributi e aver svolto l'attività gravosa per almeno 7 degli ultimi 10 anni. Per evitare cioè di "premiare" chi ha fatto lavori pesanti, ma per poco tempo. L'altro punto di frizione è nel metodo di calcolo. Se l'aspettativa decresce, per l'alta mortalità, l'età per andare in pensione non si accorcia subito, ma dopo due bienni con una sorta di "conguaglio". Infine la questione della pensione anticipata, quella che un tempo si chiamava di "anzianità". L'aumento nella speranza di vita non fa crescere solo l'età di uscita. Ma anche i contributi per andare in anticipata: da 42 anni e 10 mesi si passa a 43 e 3 mesi nel 2019 (per gli uomini). Fermare anche questo requisito? "Impossibile", per il governo.
Di risorse e coperture si parlerà lunedì. Ma senza firma, si entra in un terreno sconosciuto. Quello del rinvio a giugno di ogni decisione. A rischio caos, dopo elezioni politiche dall'esito mai così incerto.
L'esito del tavolo tecnico sulle pensioni rimane dunque in sospeso. "Restano distanze", dicono Cgil, Cisl e Uil. Ma il pacchetto offerto dal governo è ormai completo. E lunedì si chiude. Se arriverà la firma di tutti, nella Sala Verde di Palazzo Chigi con il premier Gentiloni, i sindacati potranno rivendicare di aver escluso dall'automatismo 15 categorie di lavori "gravosi", tra 17 e 20 mila persone. Numero che può crescere, quando nel 2018 la commissione Inps-Inail-Istat elaborerà le nuove tabelle sull'aspettativa di vita distinta per mestieri. Potranno poi raccontare di aver convinto il governo a modificare il meccanismo di calcolo dell'età per tutti. E a equiparare statali e privati quanto a tasse pagate sulla previdenza complementare, portando i primi al 15% dal 23% di oggi.
"Non c'è niente però sulla pensione di giovani e donne", nota Roberto Ghiselli, segretario confederale Cgil. "E anche l'esenzione delle 15 categorie è ancora insufficiente". Si tratta degli 11 lavori che oggi consentono l'accesso all'Ape sociale, dagli infermieri agli operai edili. Ai quali si aggiungono siderurgici, marittimi, operai agricoli e pescatori. Cosa c'è che non va? "La platea è molto più ampia", ragiona Ghiselli. "Basta pensare che la differenza nella speranza di vita tra un laureato e uno che ha solo la terza media è di un anno e 7 mesi. E di solito chi ha un titolo di studio basso fa mestieri manuali".
Tra l'altro, nodo ancora aperto, si discute sui requisiti che i lavoratori delle 15 categorie debbono possedere per essere esentati. Il governo propone 30 anni di contributi e aver svolto l'attività gravosa per almeno 7 degli ultimi 10 anni. Per evitare cioè di "premiare" chi ha fatto lavori pesanti, ma per poco tempo. L'altro punto di frizione è nel metodo di calcolo. Se l'aspettativa decresce, per l'alta mortalità, l'età per andare in pensione non si accorcia subito, ma dopo due bienni con una sorta di "conguaglio". Infine la questione della pensione anticipata, quella che un tempo si chiamava di "anzianità". L'aumento nella speranza di vita non fa crescere solo l'età di uscita. Ma anche i contributi per andare in anticipata: da 42 anni e 10 mesi si passa a 43 e 3 mesi nel 2019 (per gli uomini). Fermare anche questo requisito? "Impossibile", per il governo.
Di risorse e coperture si parlerà lunedì. Ma senza firma, si entra in un terreno sconosciuto. Quello del rinvio a giugno di ogni decisione. A rischio caos, dopo elezioni politiche dall'esito mai così incerto.