"Una Strategia energetica da 175 miliardi per uscire dal carbone al 2025"
Luca Pagni, di LUCA PAGNIIl Governo ha adottato la Sen che anticipa i tempi della riduzione della Co2 puntando sullo sviluppo delle rinnovabili, la mobilità elettrica, l'efficienza energetica e sul gas naturale (anche troppo sostengono gli ambientalisti)
MILANO - Si chiama Strategia energetica nazionale (in sigla Sen), è stata "adottata" dal Consiglio dei ministri e fissa gli obiettivo del governo che sono sia industriali che ambientali: per esempio, fissa al 2025 l'ultimo giorno in cui l'Italia userà il carbone per produrre energia elettrica. Poi ci sono i soldi: circa 175 miliardi che potranno essere mobilitati per il settore, in particolare per l'efficienza energetica: termine che tradotto dal linguaggio tecnico significa consumare di meno per ottenere lo stesso risultato. Ma dice anche che il mix scelto dal nostro paese per soddisfare il bisogno di energia sarà composto da fonti rinnovabili e gas. Per le associazioni ambientaliste, il piatto della bilancia è ancora troppo spostato verso il gas naturale: ma la Sen rilancia il progetto di fare dell'Italia una sorta di "hub" del gas per il Mediterraneo, grazie ai suoi rigassificatori e ai nuovi gasdotti in fase di realiz…
MILANO - Si chiama Strategia energetica nazionale (in sigla Sen), è stata "adottata" dal Consiglio dei ministri e fissa gli obiettivo del governo che sono sia industriali che ambientali: per esempio, fissa al 2025 l'ultimo giorno in cui l'Italia userà il carbone per produrre energia elettrica. Poi ci sono i soldi: circa 175 miliardi che potranno essere mobilitati per il settore, in particolare per l'efficienza energetica: termine che tradotto dal linguaggio tecnico significa consumare di meno per ottenere lo stesso risultato. Ma dice anche che il mix scelto dal nostro paese per soddisfare il bisogno di energia sarà composto da fonti rinnovabili e gas. Per le associazioni ambientaliste, il piatto della bilancia è ancora troppo spostato verso il gas naturale: ma la Sen rilancia il progetto di fare dell'Italia una sorta di "hub" del gas per il Mediterraneo, grazie ai suoi rigassificatori e ai nuovi gasdotti in fase di realizzazione (come il Tap, del cui consorzio fa parte Snam) o in progettazione (Poseidon, sotto la supervisione di Edison).
La Sen è stata presentata a Palazzo Chigi, alla presenza del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni: "Nei prossimi dieci anni, grazie alla strategia energetica nazionale avremo un paese più sano e più competitivo. Dobbiamo farlo coinvolgendo tutti i cittadini e anche usando gli incentivi confermati nella legge di Bilancio e allargati come nel caso del verde". Come si passa dalle dichiarazioni di principio ai fatti? Per esempio, la Strategia energetica nazionale prevede l'uscita dal carbone al 2025, ben in anticipo rispetto a quanto avevano pensato le utilità che in Italia ancora usano questo combustibile, come Enel, A2a e Eph (ex gruppo E.on). Questo permetterà una ulteriore riduzione delle emissioni di CO2 nei prossimi anni: rispetto al 1990, le emissioni dovrebbero ridursi del 39 per cento al 2030 e del 63 per cento al 2050.
Per raggiungere l'obiettivo si scommette sulla rinnovabili: si punta al raggiungimento di una quota del 28% di rinnovabili sui consumi complessivi al 2030 rispetto agli attuali 17,5%. In particolare al 55% per le rinnovabili elettriche (dal 35%), al 30% per le rinnovabili termiche (dal 19,2%) e al 21 per cento della mobilità elettrica (dal 6,4%). Quanto può valere in termini economici raggiungere questi obiettivi?. Gli investimenti complessivi aggiuntivi previsti dalla Sen 2017 ammontano a 175 miliardi al 2030: 30 miliardi per reti e infrastrutture gas ed elettrico, 35 miliardi per fonti rinnovabili e 110 miliardi per l'efficienza energetica.
Nel commentare l'adozione della Sen, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha indirettamente risposto alle critiche di chi vede il documento come troppo favorevole alla lobby del gas: "L'obiettivo è ridurre la dipendenza energetica del Paese. La Sen consente a noi non solo di gestire la transizione energetica ma gestirla con sicurezza. Sul gas - ha aggiunto - la Sen ha fatto un lavoro molto importante. Cerchiamo di ragionare su due profili: come garantirci forniture di gas in forme diversificate e cercare di prevedere qual è il prezzo del gas e quanta liquidità dare al mercato. Garantirsi fonti diversificate è una priorità dell'Italia".
La Sen è stata presentata a Palazzo Chigi, alla presenza del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni: "Nei prossimi dieci anni, grazie alla strategia energetica nazionale avremo un paese più sano e più competitivo. Dobbiamo farlo coinvolgendo tutti i cittadini e anche usando gli incentivi confermati nella legge di Bilancio e allargati come nel caso del verde". Come si passa dalle dichiarazioni di principio ai fatti? Per esempio, la Strategia energetica nazionale prevede l'uscita dal carbone al 2025, ben in anticipo rispetto a quanto avevano pensato le utilità che in Italia ancora usano questo combustibile, come Enel, A2a e Eph (ex gruppo E.on). Questo permetterà una ulteriore riduzione delle emissioni di CO2 nei prossimi anni: rispetto al 1990, le emissioni dovrebbero ridursi del 39 per cento al 2030 e del 63 per cento al 2050.
Per raggiungere l'obiettivo si scommette sulla rinnovabili: si punta al raggiungimento di una quota del 28% di rinnovabili sui consumi complessivi al 2030 rispetto agli attuali 17,5%. In particolare al 55% per le rinnovabili elettriche (dal 35%), al 30% per le rinnovabili termiche (dal 19,2%) e al 21 per cento della mobilità elettrica (dal 6,4%). Quanto può valere in termini economici raggiungere questi obiettivi?. Gli investimenti complessivi aggiuntivi previsti dalla Sen 2017 ammontano a 175 miliardi al 2030: 30 miliardi per reti e infrastrutture gas ed elettrico, 35 miliardi per fonti rinnovabili e 110 miliardi per l'efficienza energetica.
Nel commentare l'adozione della Sen, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha indirettamente risposto alle critiche di chi vede il documento come troppo favorevole alla lobby del gas: "L'obiettivo è ridurre la dipendenza energetica del Paese. La Sen consente a noi non solo di gestire la transizione energetica ma gestirla con sicurezza. Sul gas - ha aggiunto - la Sen ha fatto un lavoro molto importante. Cerchiamo di ragionare su due profili: come garantirci forniture di gas in forme diversificate e cercare di prevedere qual è il prezzo del gas e quanta liquidità dare al mercato. Garantirsi fonti diversificate è una priorità dell'Italia".