Banda larga, strappo al vertice di Open Fiber
Fabio Bogo , di FABIO BOGOTommaso Pompei lascia la società voluta dall'allora governo Renzi per la digitalizzazione dell'Italia. Al suo posto Elisabetta Ripa. Dietro le quinte le divergenze tra il manager e il presidente Franco Bassanini, considerato come testa di ponte dell'invadenza politica. In ballo c'è il futuro delle connessioni veloci in Italia
ROMA. Si stacca la spina che legava Tommaso Pompei e Open Fiber. Il manager, al vertice della società voluta dall’allora governo Renzi per accelerare la digitalizzazione dell’Italia con il contributo dell’Enel, lascia l’incarico che ricopriva da un anno. Oggi il cda designerà come nuovo capo azienda Elisabetta Ripa, consigliere di amministrazione in quota Cdp, già ad di Telecom Sparkle e di Telecom Argentina. L’uscita di Pompei, secondo interpretazioni ufficiali, fa parte di un cronoprogramma già deciso di comune accordo. Per altre fa invece esplodere una situazione di malessere degenerata negli ultimi mesi.
Già durante l’estate erano venute alla luce le diversità di vedute con il presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, che a più riprese si era detto favorevole allo scorporo della rete di Telecom e ipotizzato la sua acquisizione da parte della stessa Open Fiber. Cosa mal digerita da Pompei per du…
Già durante l’estate erano venute alla luce le diversità di vedute con il presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, che a più riprese si era detto favorevole allo scorporo della rete di Telecom e ipotizzato la sua acquisizione da parte della stessa Open Fiber. Cosa mal digerita da Pompei per du…
ROMA. Si stacca la spina che legava Tommaso Pompei e Open Fiber. Il manager, al vertice della società voluta dall’allora governo Renzi per accelerare la digitalizzazione dell’Italia con il contributo dell’Enel, lascia l’incarico che ricopriva da un anno. Oggi il cda designerà come nuovo capo azienda Elisabetta Ripa, consigliere di amministrazione in quota Cdp, già ad di Telecom Sparkle e di Telecom Argentina. L’uscita di Pompei, secondo interpretazioni ufficiali, fa parte di un cronoprogramma già deciso di comune accordo. Per altre fa invece esplodere una situazione di malessere degenerata negli ultimi mesi.
Già durante l’estate erano venute alla luce le diversità di vedute con il presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, che a più riprese si era detto favorevole allo scorporo della rete di Telecom e ipotizzato la sua acquisizione da parte della stessa Open Fiber. Cosa mal digerita da Pompei per due ragioni. La prima: l’integrazione – si è spesso lamentato con i suoi collaboratori - è un tema così complesso da richiedere tempo e competenze che vanno al di là delle dichiarazioni di intenti. La seconda: la convergenza tra la rete esistente di Telecom e quella di Open Fiber avrebbe rapporti di forza tutti sbilanciati a favore dell’incumbent controllato da Vivendi.
Ma perché Pompei ha deciso lo strappo ora, arrivato tra l’altro quasi in concomitanza con l’inaugurazione a fianco del presidente del consiglio Gentiloni di un cantiere per la posa della fibra in provincia di Teramo? Chi è stato vicino al manager in queste ore lo descrive come ormai saturo della crescente invadenza della politica, che avrebbe a suo giudizio proprio in Bassanini la testa di ponte. L’indipendenza del capo-azienda, in sostanza, è stata messa in discussione in un recente passato e a suo giudizio lo sarà ancora di più, visti i segnali che dal settore stanno arrivando. Governo e Telecom, dopo aver mostrato i muscoli, stanno infatti dialogando sulla possibilità di aprire la rete a nuovi soci. L’ipotesi è stata confermata direttamente da Arnaud de Puyfontaine, presidente di Tim e plenipotenziario di Vivendi nell’incumbent telefonico. E, pur con qualche distinguo, segnali sono arrivati anche dall’amministratore delegato di Tim, Amos Genish, che ha aperto a una collaborazione commerciale con Open Fiber. La linea Bassanini, in sostanza, avrebbe trovato una corsia preferenziale.
Lo scenario che si prospetta cambierebbe quindi completamente le carte in tavola. Open Fiber si è fissata lo sbarco in Borsa nel 2019. È un traguardo che può avere ancora senso? Pompei si è fatto l’idea che a più livelli si stia lavorando per una sola rete pubblica di telecomunicazioni, con “più attori”, appunto. E in questa direzione vanno anche i segnali che arrivano da Cdp: nessuno ci ha offerto quote, dicono dalla Cassa, ma se ci venissero offerte è un’opzione che dovremmo considerare. La super-rete – è il timore confessato da Pompei ai suoi più stretti collaboratori - suscita forti appetiti in termini di assunzioni, investimenti e commesse miliardarie da assegnare. Praticamente impossibile che la politica ne resti fuori. Un assalto alla diligenza, assicura chi è stato vicino al manager, di cui già si sono viste le avvisaglie nell’ultimo anno di Open Fiber.
Sentendosi isolato su questo fronte Pompei ha maturato l’idea dello strappo. Che, a livello politico e tecnico, non sarà indolore. Il manager infatti era stato scelto per guidare la rivoluzione digitale e colmare il ritardo infrastrutturale con l’utilizzo dei contatori Enel di nuova generazione, visti come strumento per la fibra ottica; il progetto era poi stato abbandonato per tornare alla normale posa di cavidotti. Il cambio di amministratore delegato ora apre degli interrogativi. Il nuovo ad Elisabetta Ripa è infatti entrata in consiglio come rappresentante di Cdp e ora sostituisce Pompei nonostante spetti per statuto all’Enel la nomina del capo azienda. Ma la spa elettrica ribadisce la paternità della scelta, nega le ipotesi di disimpegno dal progetto, e ribadisce la volontà di non cedere le quote di Open Fiber o di apparecchiare con Tim pastrocchi societari. La partita della fibra riserverà altre puntate.
Già durante l’estate erano venute alla luce le diversità di vedute con il presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, che a più riprese si era detto favorevole allo scorporo della rete di Telecom e ipotizzato la sua acquisizione da parte della stessa Open Fiber. Cosa mal digerita da Pompei per due ragioni. La prima: l’integrazione – si è spesso lamentato con i suoi collaboratori - è un tema così complesso da richiedere tempo e competenze che vanno al di là delle dichiarazioni di intenti. La seconda: la convergenza tra la rete esistente di Telecom e quella di Open Fiber avrebbe rapporti di forza tutti sbilanciati a favore dell’incumbent controllato da Vivendi.
Ma perché Pompei ha deciso lo strappo ora, arrivato tra l’altro quasi in concomitanza con l’inaugurazione a fianco del presidente del consiglio Gentiloni di un cantiere per la posa della fibra in provincia di Teramo? Chi è stato vicino al manager in queste ore lo descrive come ormai saturo della crescente invadenza della politica, che avrebbe a suo giudizio proprio in Bassanini la testa di ponte. L’indipendenza del capo-azienda, in sostanza, è stata messa in discussione in un recente passato e a suo giudizio lo sarà ancora di più, visti i segnali che dal settore stanno arrivando. Governo e Telecom, dopo aver mostrato i muscoli, stanno infatti dialogando sulla possibilità di aprire la rete a nuovi soci. L’ipotesi è stata confermata direttamente da Arnaud de Puyfontaine, presidente di Tim e plenipotenziario di Vivendi nell’incumbent telefonico. E, pur con qualche distinguo, segnali sono arrivati anche dall’amministratore delegato di Tim, Amos Genish, che ha aperto a una collaborazione commerciale con Open Fiber. La linea Bassanini, in sostanza, avrebbe trovato una corsia preferenziale.
Lo scenario che si prospetta cambierebbe quindi completamente le carte in tavola. Open Fiber si è fissata lo sbarco in Borsa nel 2019. È un traguardo che può avere ancora senso? Pompei si è fatto l’idea che a più livelli si stia lavorando per una sola rete pubblica di telecomunicazioni, con “più attori”, appunto. E in questa direzione vanno anche i segnali che arrivano da Cdp: nessuno ci ha offerto quote, dicono dalla Cassa, ma se ci venissero offerte è un’opzione che dovremmo considerare. La super-rete – è il timore confessato da Pompei ai suoi più stretti collaboratori - suscita forti appetiti in termini di assunzioni, investimenti e commesse miliardarie da assegnare. Praticamente impossibile che la politica ne resti fuori. Un assalto alla diligenza, assicura chi è stato vicino al manager, di cui già si sono viste le avvisaglie nell’ultimo anno di Open Fiber.
Sentendosi isolato su questo fronte Pompei ha maturato l’idea dello strappo. Che, a livello politico e tecnico, non sarà indolore. Il manager infatti era stato scelto per guidare la rivoluzione digitale e colmare il ritardo infrastrutturale con l’utilizzo dei contatori Enel di nuova generazione, visti come strumento per la fibra ottica; il progetto era poi stato abbandonato per tornare alla normale posa di cavidotti. Il cambio di amministratore delegato ora apre degli interrogativi. Il nuovo ad Elisabetta Ripa è infatti entrata in consiglio come rappresentante di Cdp e ora sostituisce Pompei nonostante spetti per statuto all’Enel la nomina del capo azienda. Ma la spa elettrica ribadisce la paternità della scelta, nega le ipotesi di disimpegno dal progetto, e ribadisce la volontà di non cedere le quote di Open Fiber o di apparecchiare con Tim pastrocchi societari. La partita della fibra riserverà altre puntate.