Economia

In guerra con il Fisco: nei contenziosi i contribuenti perdono 4 a 3

I dati della Cgia di Mestre: nelle liti l'erario vince nel 45 per cento dei casi, i ricorrenti soltanto nel 31,5 per cento. Ma far valere le proprie ragioni non è sempre facile
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MILANO - Nella guerra con il Fisco, i contribuenti escono sconfitti ma di misura: 4 a 3. Secondo quanto evidenziato dalla Cgia di Mestre, negli esiti riferiti ai contenziosi fiscali definiti nel 2016 in tutte le Commissioni tributarie provinciali del paese, nel 45 per cento dei casi  ha avuto ragione l'erario, nel 31,5 per cento, invece, ha vinto il contribuente.

Lo scarto aumenta quando il risultato è riferito al valore economico del giudizio, cioè non considerando il numero dei contenziosi ma gli importi collegati. Sempre nel 2016, gli importi delle sentenze a favore del fisco sono stati pari al 48,1 per cento, mentre la percentuale di vittoria ad appannaggio del contribuente si è fermata al 23,4. Anche in Commissione tributaria regionale si registrano più o meno gli stessi differenziali sempre a vantaggio degli uffici del fisco.

Si deve considerare - rileva comunque la Cgia - che fare valere le proprie ragioni nei confronti del Fisco, ricorrendo alla giustizia tributaria ha un costo, non solo in termini di tempo, ma anche di denaro; le cifre che si deve sobbarcare il contribuente variano di molto in relazione alla complessità e al valore della pratica e sono dell'ordine delle migliaia di euro.

Inoltre il ricorso non evita il versamento, anche se parziale, di quanto richiesto dal Fisco:
nel caso di un avviso di accertamento ad esempio è prevista la riscossione di un terzo delle imposte contestate, mentre prima di ricorrere in secondo grado (in caso di sentenza avversa al contribuente in primo grado) si deve versare due terzi  degli importi dovuti a titolo di imposta ed interessi (al netto di quanto già versato).

Se a ciò si aggiunge che il tempo medio della giustizia tributaria è di circa 2 anni e 2 mesi per ognuno dei due gradi del giudizio, si spiega come per importi "piccoli" al contribuente convenga pagare piuttosto che ricorrere.

L'analisi dei giudizi pendenti presso le Commissioni Tributarie evidenzia come a partire dal 2012, si registri un calo progressivo che ha portato la giacenza a scendere al di sotto delle 500 mila unità nel 2016 (469.048 liti pendenti), prevalentemente a causa all'introduzione dell'istituto della "mediazione". Dal 2012 infatti, nel caso di controversie di importo sino a 20.000 euro, esiste una fase anteriore alla procedibilità del ricorso in primo grado. In questa fase, l'Agenzia delle Entrate ovvero gli enti parti della controversia, prendono in considerazione il reclamo presentato dal contribuente che può contenere anche una proposta di accordo (mediazione).
Analisi per numero di giudizi definiti nell'anno
Anno Favorevole contribuente Favorevole ufficio Giudizio interm. Concil. Condono e altri esiti Totale
2011 35,1% 39,8% 10,3% 1,0% 13,8% 100,0%
2012 30,5% 39,3% 9,3% 0,8% 20,0% 100,0%
2013 30,6% 40,8% 9,3% 1,0% 18,3% 100,0%
2014 31,3% 44,4% 10,0% 0,9% 13,4% 100,0%
2015 32,4% 44,6% 10,7% 1,0% 11,4% 100,0%
2016 31,5% 45,0% 11,8% 1,0% 10,7% 100,0%
Elaborazione: Ufficio Studi CGIA su dati Corte dei Conti e Ministero dell'Economia e delle Finanze
Esiti del contenzioso in Commissione tributaria provinciale
Analisi del valore economico dei giudizi definiti nell'anno
Anno Favorevole contribuente Favorevole ufficio Giudizio interm. Concil. Condono e altri esiti Totale
2011 33,8% 40,4% 13,0% 0,5% 12,3% 100,0%
2012 25,9% 44,5% 13,8% 1,5% 14,3% 100,0%
2013 24,4% 37,3% 17,9% 1,4% 19,0% 100,0%
2014 23,2% 37,6% 14,1% 3,0% 22,1% 100,0%
2015 31,9% 41,3% 11,4% 4,6% 10,9% 100,0%
2016 23,4% 48,1% 14,1% 2,1% 12,2% 100,0%
Elaborazione: Ufficio Studi CGIA su dati Corte dei Conti e Ministero dell'Economia e delle Finanze