LONDRA - Tra Parigi e Francoforte, la Goldman Sachs ha deciso di scegliere entrambe. L’amministratore delegato Lloyd Blankfein conferma che la grande banca americana trasferirà parte dei suoi uffici e dipendenti da Londra a causa della Brexit, ma anziché traslocare in una sola nuova sede europea si sposterà in due, aprendo filiali sia nella capitale francese che nella capitale finanziaria tedesca.
“Lasceremo il nostro staff libero di andare nella città che preferisce”, dichiara Blankfein in un’intervista riportata stamane dal Financial Times. “Immagino che il personale americano, per una varietà di ragioni, preferirà Parigi. Altri decideranno di stabilirsi a Francoforte”. Nelle scorse settimane, l’ad della Goldman aveva twittato una sua apparente preferenza prima per l’una, poi per l’altra nuova sede. “Credo che passerò sempre più tempo a Francoforte”, era stato il suo primo tweet, suscitando illazioni di un trasferimento in Germania. “Sono appena stato a Parigi, che città dinamica!”, ha corretto il tiro con il secondo cinguettio sul social network qualche giorno fa.
La verità, si scopre ora, è che la banca dividerà le operazioni europee fra le due città. Si prevede che in tutto circa 2 mila banchieri saranno coinvolti nel trasferimento, in parte provenienti dalla sede di Londra, in parte assunti sul posto. Parigi, che ieri ha vinto la gara per la nuova sede dell’Agenzia Bancaria Europea, ha già steso un tappeto rosso all’esodo dalla City, promettendo misure per ridurre la burocrazia e l’onere fiscale. Ma varie banche hanno scelto Francoforte, tra cui Citigroup, Morgan Stanley e Nomura, essendo già presenti in forze nella cittadella finanziaria tedesca.
Il trasloco si rende comunque necessario, come ha sottolineato ieri il capo negoziatore della Ue Michel Barnier avvertendo che la Brexit non prevede eccezioni in campo finanziario, diversamente dalle aspettative della sua controparte britannica David Davis. “La conseguenza dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea è che Londra perderà il suo passaporto europeo”, ha detto Barnier, alludendo ai “passport rights”, ovvero il diritto per una banca della City di operare negli altri 27 paesi della Ue senza bisogno di avere una licenza in ciascuno di essi.
Oltre a Parigi e Francoforte, altre città sperano di approfittare della fuga dalla City, come per esempio Dublino. Anche Milano viene nominata fra le potenziali candidate a ospitare banche che lasceranno Londra. Una possibile occasione di riscatto, dopo la delusione per la perdita al sorteggio dell’Agenzia Europea per i Medicinali.
“Lasceremo il nostro staff libero di andare nella città che preferisce”, dichiara Blankfein in un’intervista riportata stamane dal Financial Times. “Immagino che il personale americano, per una varietà di ragioni, preferirà Parigi. Altri decideranno di stabilirsi a Francoforte”. Nelle scorse settimane, l’ad della Goldman aveva twittato una sua apparente preferenza prima per l’una, poi per l’altra nuova sede. “Credo che passerò sempre più tempo a Francoforte”, era stato il suo primo tweet, suscitando illazioni di un trasferimento in Germania. “Sono appena stato a Parigi, che città dinamica!”, ha corretto il tiro con il secondo cinguettio sul social network qualche giorno fa.
La verità, si scopre ora, è che la banca dividerà le operazioni europee fra le due città. Si prevede che in tutto circa 2 mila banchieri saranno coinvolti nel trasferimento, in parte provenienti dalla sede di Londra, in parte assunti sul posto. Parigi, che ieri ha vinto la gara per la nuova sede dell’Agenzia Bancaria Europea, ha già steso un tappeto rosso all’esodo dalla City, promettendo misure per ridurre la burocrazia e l’onere fiscale. Ma varie banche hanno scelto Francoforte, tra cui Citigroup, Morgan Stanley e Nomura, essendo già presenti in forze nella cittadella finanziaria tedesca.
Il trasloco si rende comunque necessario, come ha sottolineato ieri il capo negoziatore della Ue Michel Barnier avvertendo che la Brexit non prevede eccezioni in campo finanziario, diversamente dalle aspettative della sua controparte britannica David Davis. “La conseguenza dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea è che Londra perderà il suo passaporto europeo”, ha detto Barnier, alludendo ai “passport rights”, ovvero il diritto per una banca della City di operare negli altri 27 paesi della Ue senza bisogno di avere una licenza in ciascuno di essi.
Oltre a Parigi e Francoforte, altre città sperano di approfittare della fuga dalla City, come per esempio Dublino. Anche Milano viene nominata fra le potenziali candidate a ospitare banche che lasceranno Londra. Una possibile occasione di riscatto, dopo la delusione per la perdita al sorteggio dell’Agenzia Europea per i Medicinali.