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“Traditi da Fca”. La rabbia giovane di Cassino

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Un anno fa sono stati assunti in 830 ma 530 sono già stati licenziati per la crisi di mercato
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CASSINO. All'inizio, quando facevamo formazione, ci brillavano gli occhi. Venivamo dalla disoccupazione o da lavori che se ti pagavano era già un mezzo miracolo e adesso stavamo lì, con la tuta Alfa Romeo, in una grande fabbrica. La svolta della vita. Io ho anche pensato di trasferirmi qui con la mia compagna. Qualcuno lo ha fatto. Poi la doccia fredda degli sms del primo novembre scorso, il benservito. Ma forse abbiamo sbagliato noi ad illuderci, in fondo siamo sempre in Italia...". Antonello ha ventisette anni ed è la prima volta che torna nel vialone dove si affacciano i cancelli della Fca di Cassino. È sabato mattina e il sole autunnale fa risplendere, nei piazzali della fabbrica, la carrozzeria di migliaia di Suv Stelvio e Alfa Romeo Giulia. 

"Questa è la programmazione dell'azienda più importante del Paese? Operai interinali in una multinazionale così, vi rendete conto?", dice Claudio Panfili che …
CASSINO. All'inizio, quando facevamo formazione, ci brillavano gli occhi. Venivamo dalla disoccupazione o da lavori che se ti pagavano era già un mezzo miracolo e adesso stavamo lì, con la tuta Alfa Romeo, in una grande fabbrica. La svolta della vita. Io ho anche pensato di trasferirmi qui con la mia compagna. Qualcuno lo ha fatto. Poi la doccia fredda degli sms del primo novembre scorso, il benservito. Ma forse abbiamo sbagliato noi ad illuderci, in fondo siamo sempre in Italia...". Antonello ha ventisette anni ed è la prima volta che torna nel vialone dove si affacciano i cancelli della Fca di Cassino. È sabato mattina e il sole autunnale fa risplendere, nei piazzali della fabbrica, la carrozzeria di migliaia di Suv Stelvio e Alfa Romeo Giulia. 

"Questa è la programmazione dell'azienda più importante del Paese? Operai interinali in una multinazionale così, vi rendete conto?", dice Claudio Panfili che a Frosinone guida il NIdiL, la rappresentanza Cgil dei lavoratori atipici, una piccola avanguardia nel pianeta del sindacato tradizionale, quello dei tutelati.

Antonello è venuto, insieme alla ragazza Laura, da un paesino a metà strada tra Cassino e Caserta. Antonello e Laura, l'incarnazione della generazione del Jobs Act, dei contratti a tutele crescenti, della precarietà come dimensione connaturale. Conoscono solo vagamente diritti, garanzie, progetti di famiglia. Si sentono delusi dalla politica e dal sindacato: "Qualcuno ci dovrà pur dire perché succedono certe cose". "Certe cose" sono Matteo Renzi che un giovedì mattina di un anno fa, dopo aver sorvolato in elicottero l'abbazia benedettina, "cala" nello stabilimento, stringe la mano a Sergio Marchionne e insieme al super-manager annuncia che i 4.300 lavoratori della fabbrica diventeranno oltre 6000 nel giro di due anni. "Perché il futuro non si nutre di nostalgie" proclama l'allora premier, alla vigilia del referendum costituzionale. "Certe cose", poi, sono quei nuovi posti di lavoro che iniziano a materializzarsi in 830 contratti interinali o in somministrazione. "Certe cose", ora, sono 530 degli 830 che da un giorno all'altro perdono il lavoro. Fuori dalla fabbrica, fine dell'illusione. Perché di Stelvio e di Giulia in Cina se ne vendono meno del previsto, spiegano alla Fca. Il gruppo guidato da Marchionne qui ha fatto grandi investimenti, ha scelto Cassino e non uno stabilimento all'estero, per produrre due modelli tecnologicamente all'avanguardia, Giulia e Stelvio appunto, che combattono ad armi pari con i modelli concorrenti. I mercati, si sa, sono fatti di alti e bassi e, comunque, quei miliardi di investimenti hanno salvaguardato il posto a tanti operai. Ma è duro spiegarlo ai ragazzi interinali. Il futuro che "non si nutre di nostalgie", certo, però qui e in tanti altri posti simili, evidentemente neanche di sogni. Come a Melfi dove, è notizia di queste ore, intorno a Natale scatterà la cassa integrazione per 6.609 operai Fca. Renzi qualche giorno fa è passato di nuovo dalle parti di Cassino, ha promesso che chiederà a Marchionne di mantenere gli impegni presi. Ancora una promessa.

Alfredo, che di anni ne ha trentadue e di figli due, viene dalla provincia di Frosinone ed è laureato. Anche lui conosce solo la dimensione precaria del lavoro: "Gli operai più anziani, quelli fissi, mi dicevano che le prospettive di sviluppo dello stabilimento Fca c'erano eccome. Erano in buona fede. Invece all'azienda non perdono di averci nascosto fino all'ultimo la realtà. Non si sono fidati di noi, forse pensavano che avremmo smesso di lavorare con impegno". Alfredo, Antonello e gli altri guardano avanti con il fatalismo che è ormai la cifra di queste generazioni: "Dicono che a febbraio ci richiameranno - ragiona Alfredo - e magari sarà davvero così, perché poco dopo si vota. Però dalla politica non mi aspetto più nulla, quella è gente che si addormenta sui divani in Parlamento mentre noi, in fabbrica, dobbiamo aspettare due ore di turno per andare a pisciare". Il tradimento della politica, ma anche l'inadeguatezza del sindacato che ormai gioca solo in difesa: "Sono convinto che la ripresa ci sarà - afferma Francesco Giangrande, segretario della Uilm locale - e altri posti saranno resi disponibili dai pensionamenti". Allora capisci sempre di più quegli sguardi senza luce di Antonello e degli altri: "Vogliamo sapere che criteri hanno usato per scegliere i trecento rimasti in fabbrica, visto che giravano un sacco di raccomandazioni". E questa conta dei "sommersi e dei salvati" svela la impotente frustrazione che il Paese, che tutti noi abbiamo consegnato alle nuove generazioni. Ai nostri figli. "Vorrà dire qualcosa se, qui a Cassino, le società interinali tempo fa avevano solo qualche ufficietto e ora intere palazzine - dice Panfili - . E mentre alla Fca i contratti in somministrazione scadono ogni quattro mesi, nell'indotto li fanno addirittura settimanali. La politica ha progressivamente ridotto diritti e tutele, distruggendo il senso di collettività degli operai".
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