MILANO - Lo scandalo Russiagate, con l'incriminazione di Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, contagia anche il mercato. Le Borse europee chiudono tutte in calo. Milano è la peggiore e perde l'1,17%. Londra cala dello 0,36%, Francoforte cede l'1,25% e Parigi l'1,04%. Male anche Wall Street: il Dow Jones perde lo 0,16%, il Nasdaq cede lo 0,38% e lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,21%.
. A Piazza Affari soffre tutto il comparto tecnologico - appesantito dal downgrade di Morgan Stanley sul settore - e Fca particolarmente colpita dalle vendite.
Dal fronte macroeconomico europeo si segnala la crescita dell'indice finale Pmi del settore manifatturiero dell'Eurozona, rilevato da Ihs Markit: è aumentato a novembre a 60,1 punti, il secondo valore più alto nella storia dell'indagine dietro all'incremento record di aprile 2000. Ogni valore sopra 50 punti, si ricorda, indica espansione economica. Positivo anche il dato della sola Italia, che con 58,3 punti a novembre è ai massimi dal 2011. L'Istat ha invece tracciato una crescita dello 0,4% del Pil italiano nel terzo trimestre: resta l'accelerazione rispetto al secondo periodo dell'anno, ma il dato è leggermente inferiore alla prima stima (+0,5%). Sui mercati valutari in rialzo l'euro, che viene scambiato a inizio seduta a 1,1920 dollari. Si stabilizza la sterlina a 1,3522 dollari.
In Giappone l'inflazione cala allo 0,2% annuo mentre la disoccupazione è stabile al 2,8%. In coda, si aspettano l'indice Ism manifatturiero Usa, le spese per costruzioni e le vendite di autoveicoli negli Stati Uniti.
Il prezzo del petrolio storna a crescere nel pomeriggio dopo l'intesa di ieri a Vienna tra i 24 Paesi produttori Opec e non Opec per il prolungamento dei tagli alla produzione fino alla fine del 2018. I contratti future sul Wti vengono scambiati a 58,52 dollari, in crescita dell'1,95%, mentre quelli sul Brent crescono del 2,06% a 63,92 dollari. Balzo anche per l'oro, che guadagna quasi l'1% a 1281 dollari l'oncia.
. A Piazza Affari soffre tutto il comparto tecnologico - appesantito dal downgrade di Morgan Stanley sul settore - e Fca particolarmente colpita dalle vendite.
Dal fronte macroeconomico europeo si segnala la crescita dell'indice finale Pmi del settore manifatturiero dell'Eurozona, rilevato da Ihs Markit: è aumentato a novembre a 60,1 punti, il secondo valore più alto nella storia dell'indagine dietro all'incremento record di aprile 2000. Ogni valore sopra 50 punti, si ricorda, indica espansione economica. Positivo anche il dato della sola Italia, che con 58,3 punti a novembre è ai massimi dal 2011. L'Istat ha invece tracciato una crescita dello 0,4% del Pil italiano nel terzo trimestre: resta l'accelerazione rispetto al secondo periodo dell'anno, ma il dato è leggermente inferiore alla prima stima (+0,5%). Sui mercati valutari in rialzo l'euro, che viene scambiato a inizio seduta a 1,1920 dollari. Si stabilizza la sterlina a 1,3522 dollari.
In Giappone l'inflazione cala allo 0,2% annuo mentre la disoccupazione è stabile al 2,8%. In coda, si aspettano l'indice Ism manifatturiero Usa, le spese per costruzioni e le vendite di autoveicoli negli Stati Uniti.
Il prezzo del petrolio storna a crescere nel pomeriggio dopo l'intesa di ieri a Vienna tra i 24 Paesi produttori Opec e non Opec per il prolungamento dei tagli alla produzione fino alla fine del 2018. I contratti future sul Wti vengono scambiati a 58,52 dollari, in crescita dell'1,95%, mentre quelli sul Brent crescono del 2,06% a 63,92 dollari. Balzo anche per l'oro, che guadagna quasi l'1% a 1281 dollari l'oncia.