Economia

La battaglia del fondo sovrano norvegese per paghe giuste e trasparenti ai manager

In Alphabet, Noble e Liberty Media il superfondo da mille miliardi di dollari ha già bocciato le politiche di remunerazione dei dirigenti

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MILANO - Quando hai mille miliardi di dollari di munizioni, con bandierine piazzate nelle società di tutto il mondo, puoi permetterti di provare a dettare la linea, anche sulle retribuzioni dei super-manager più famosi e potenti del globo: il fondo sovrano norvegese, in questo, ha deciso di passare dalle parole ai fatti.

Lo testimonia il cambio di passo da quando, lo scorso aprile, ha diffuso un paper nel quale diceva che avrebbe aumentato i voti contrari gli schemi di retribuzione dei manager, nelle aziende delle quali è socio, qualora peccassero di opacità e fossero eccessivamente generosi. E così ha fatto, come ha spiegato a Bloomberg la sua dirigente Carine Smith Ihenacho, intervistata a Oslo. Tra gli altri, le vittime del suo diniego sono stati niente meno che Alphabet, la holding di Google, la società di trivellazione offshore Noble Corp. e la compagnia media Liberty Global. A febbraio, quando pubblicherà il suo report sulla responsabilità degli investimenti, darà qualche dettaglio statistico in più sui voti pubblici. 

Il fondo, che ha accumulato ricchezza grazie ai proventi del petrolio del Paese nordico, ha raddoppiato la sua taglia dal 2012 ad oggi e ora come ora ha in portafoglio l'1,5% di tutte le azioni quotate: ha presenza in circa 9mila società estere.

Si muove secondo una logica etica che tiene in considerazione fattori come i diritti umani e le problematiche ambientali, che l'hanno per esempio portato ad alleggerire il suo portafoglio delle posizioni in alcuni produttori di tobacco e armamenti, così come nell'industria del carbone. Tra le sue battaglie, la pressione per la divisione dei ruoli tra presidenti e amministratori delegati e l'introduzione di modalità di pagamento che prevedano una quota sostanziale delle paghe annue dei manager attraverso la distribuzioni di azioni, che siano però inalienabili per almeno cinque anni, meglio dieci. Un modo per legare le azioni dei dirigenti ai risultati di lungo termine. Ricorrente anche il richiamo alla trasparenza: i pacchetti di remunerazione devono essere semplici e trasparenti.

Anche all'interno, le prassi di remunerazione sono stringenti e - ad esempio - prevedono che le paghe offerte siano sì competitive con il resto del mercato in modo da attirare gestori di valore, ma non da market leader. Al suo amministratore delegato, Yngve Slyngstad, l'anno scorso sono andati 810mila dollari. Tanto, certo, ma molto meno di quanto mettono in tasca molti banchieri, anche in Italia.

Quanto al prossimo comportamento in vista delle assemblee della primavera, Smith Ihenacho è chiara: "Abbiamo diffuso un documento che spiega quelle che secondo noi sono le buone prassi per la remunerazione. Speriamo che le compagnie lo seguano, piuttosto di ritrovarci in molti casi a votare contro".