Borse in calo, la Bce non tocca i tassi. Strette monetarie in Cina ed Usa
Raffaele Ricciardi
(afp)
La Federal Reserve ha alzato il costo del denaro, mantenendo però un atteggiamento "da colomba" viste le scarse prospettive di inflazione. Immediata risposta di Pechino
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MILANO - Le Banche centrali guidano l'umore dei mercati, che trattano deboli in Europa. La Banca centrale cinese ha sorpreso con un rialzo dei tassi, mentre la mossa della Federal Reserve era attesa: Janet Yellen ha dato l'ultima stretta monetaria prima di passare il testimone. Per il prossimo anno, la previsione è di altri tre rialzi: nonostante siano cresciute le aspettative sulla crescita, quelle legate all'inflazione restano ancora tiepide. Marvin Loh, strategist di BNY Mellon a Boston, definisce a Bloomberg "un rialzo da colomba" quello appena deciso da Yellen, che ha portato i tassi in su di un quarto di punto a 1,25-1,5%. "Il miglioramento delle stime sul 2018 potrebbe essere legato alle riforme fiscali", per le quali è arrivato ieri l'accordo tra Repubblicani che dovrebbe portare dal 35 al 21% l'aliquota principale sul reddito delle società, "che però non avranno effetti di lunga durata", ammonisce l'esperto.
La Bce invece non ha toccato il costo del denaro e il governatore Mario Draghi ha ricordato che lo stimolo monetario dell'Eurotower è "ancora necessario", nonostante siano leggermente salite le prospettive di inflazione. Che resterà comunque sotto l'obiettivo del 2% ancora nel 2020. I listini del Vecchio continente chiudono in calo: Milano cede lo 0,93%. Parigi perde lo 0,6%, Francoforte lo 0,4% e Londra lo 0,6%. L'euro si rafforza sul dollaro a valle delle decisioni di Francoforte: la moneta unica termina in Europa a 1,1741 nei confronti del biglietto verde.
Andamento in leggero rialzo per lo spread, che ieri ha pagato l'avvicinarsi del voto italiano: il differenziale tra Btp e Bund si colloca a 150 punti con un rendimento dell'1,8%. "I mercati non hanno reagito" alla riunione Bce, commenta Sandra Holdsworth di Kames Capital, "segnalando la scarsa reattività dell’obbligazionario agli outlook di crescita. L’attenzione è ancora sugli scenari di inflazione e tassi che, a nostro parere, non cambieranno ancora per un po’".
Tra i dati di giornata si registra che le immatricolazioni di auto nell'Europa dei 28 più Paesi Efta sono salite a novembre del 5,8% rispetto allo stesso mese del 2016. Male Fca che ha perso lo 0,9%. Accelerano i prezzi al consumo in Francia: l'inflazione a novembre si è attestata a +1,2% dal +1,1% del precedente mese di ottobre. L'indice Pmi manifatturiero transalpino ha dato buone indicazioni salendo a 59,3 punti a dicembre, ben oltre la soglia di 50 punti che separa la recessione dalla crescita economica. Ancora meglio in Germania, a 64,1 punti a dicembre; nel complesso dell'Eurozona l'indicatore sale a 60,6 e quello composito - che ingloba anche i servizi - a 58.
Wall Street avanza positiva al termine delle contrattazioni in Europa ma poi chiude negativa: il Dow Jones perde lo 0,27% a 24.517,27 punti, il Nasdaq cede lo 0,28% a 6.856,53 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,39% a 2.652,32 punti.
Ecco come si aspettano l'evoluzione dei tassi all'interno della Fed
Come accennato, oggi la Banca centrale cinese (Pboc) ha risposto al rialzo di 25 punti base dei tassi d'interesse Fed aumentando dello 0,05%, al 3,25%, il tasso di pagamento dovuto sui prestiti erogati a un anno, con un margine analogo ritoccato all'insù anche per i tassi sulle riserve bancarie. "Il cambio nei tassi d'interesse è il risultato della domanda e dell'offerta sui mercati e, allo stesso tempo, è una normale risposta di mercato al rialzo dei tassi d'interesse della Federal Reserve", ha spiegato la Pboc in una nota. Pechino ha rafforzato i controlli sui movimenti di capitale al fine di bloccare i flussi in uscita che potrebbero peggiorare se i tassi più alti negli Usa dovessero attrarre gli investitori in scia alle possibilità di maggiori ritorni.
I listini cinesi hanno reagito deboli: Shanghai ha chiuso in calo dello 0,3% e Shenzhen ha limato lo 0,05%. A novembre la produzione industriale in Cina ha registrato un aumento annuo del 6,1% a fronte del +6,2% segnato ad ottobre. Le vendite al dettaglio hanno segnato un rialzo del 10,2% a novembre, in accelerazione rispetto al 10% di ottobre. La Borsa di Tokyo ha chiuso la seduta in negativo, appesantita dall'apprezzamento dello yen sul dollaro che ha pagato la revisione al ribasso dell'inflazione negli Usa. L'indice Nikkei ha ceduto lo 0,28% a quota 22.694,45, con una perdita di 63 punti. Sul mercato dei cambi lo yen è avanzato a quota 112,60 sul biglietto verde, ed è poco variato sull'euro a 133,10. La produzione industriale giapponese è stata confermata, secondo la lettura finale di ottobre, in crescita del 5,9% su base annua e dello 0,5 su base mensile.
Infine, sul fronte delle commodities, le quotazioni del petrolio sono in lieve rialzo dove i contratti sul greggio Wti salgono a 56,75 dollari al barile, in crescita di 16 cent. Il Brent sale di 47 centesimi a 62,91 dollari. L'oro è ancora in lieve calo: il lingotto con consegna immediata cede lo 0,2% a 1.237 dollari l'oncia.