Economia

Uber fa l'assicurazione ai suoi fattorini

Da gennaio Eats, il ramo della startup dedicato alle consegne pasti, offrirà una copertura per danni e infortuni a tutti i "rider" europei, come già fanno i concorrenti Foodora e Deliveroo. Una concessione che però non cambia il loro inquadramento come collaboratori indipendenti

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ROMA - Precari sono e precari resteranno, i fattorini delle consegne a domicilio. Ma almeno assicurati: sulla vita, sugli infortuni e sui danni che potrebbero causare a terzi. Uber Eats, il ramo della startup della mobilità che si occupa di food delivery, ha annunciato che da gennaio offrirà una copertura assicurativa gratuita ai suoi "rider" europei, i ragazzi che in bicicletta si occupano di recapitarci il pasto caldo. Una cifra contenuta: 7.500 euro per le spese mediche da sostenere in caso di incidente, 30 mila euro in caso di grave invalidità o morte, un milione di euro per lesioni o danni provocati a cose o persone terze. Molto poco, rispetto a quanto offerto dai prodotti base delle maggiori compagnie. Ma qualcosa, sperando che basti ad ammorbidire i rapporti con i fattorini, simbolo delle storture provocate dall'economia dei lavoretti, di recente scesi in piazza in tutta Europa conto le piattaforme delle consegne per rivendicare paghe più alte e maggiori diritti.  

Sul tema dell'assicurazione, in realtà, Uber è una delle ultime ad arrivare. Deliveroo prevede per i suoi rider una copertura per infortunio e una per responsabilità civile contro terzi. Foodora ha inquadrato i suoi come collaboratori coordinati (anziché occasionali), contratto che prevede una copertura Inail, a cui aggiunge un'assicurazione integrativa in caso di danni a terzi. La multinazionale californiana non fa quindi che allinearsi ai suoi maggiori concorrenti. Eppure la sua mossa conferma che, anche per le proteste dei lavoratori e degli utenti, le piattaforme dell'economia "on demand" stanno cominciando a concedere qualcosa, mettendo qualche paletto in un settore che finora si è sviluppato in maniera selvaggia. Contando sulla disponibilità dei fattorini ad accettare condizioni limite. La copertura assicurativa di Uber, in particolare, è stata messa a punto con Axa, compagnia francese che lavora anche con BlaBlaCar per coprire il settore del car sharing. E prevede anche un contributo di 50 euro al giorno nel caso il fattorino sia impossibilitato a lavorare per malattia o infortunio grave, fino a un massimo di 15 giorni. Eats è attivo in nove Paesi europei, in Italia per il momento solo a Milano. 

Ma la decisione di Uber è dettata anche dalla necessità di dare una lucidata alla sua reputazione globale, dopo i tanti scandali che l'hanno travolta, dalle molestie interne alla breccia hacker nascosta agli utenti. Un nuovo corso di cui il nuovo amministratore delegato Dara Khosrowshahi, succeduto a Travis Kalanick, è il volto gentile. Uber vuole mostrarsi più morbida nei confronti di autorità e regolatori, che hanno messo il suo business sotto i riflettori in tutto il mondo. A cominciare da Stati Uniti e Regno Unito, dove uno dei temi caldi è proprio l'inquadramento dei "driver", degli autisti delle sue auto, in bilico tra lavoro autonomo e dipendente. "Ora i corrieri di Uber Eats possono godere della libertà e della flessibilità di lavorare quando lo desiderano con la tranquillità di maggiori sicurezze", dice Filip Nuytemans, general manager di Uber Eats per l'Europa. L'assicurazione per i "rider" è un tentativo di allargare il ventaglio dei diritti per questi collaboratori, senza modificarne lo status. Le colonne d'Ercole oltre le quali Uber non è disposta ad andare, perché con loro crollerebbe anche il suo modello economico. 

@filipposantelli