Economia

Lavoro, nel terzo trimestre primo calo dei contratti stabili dopo 30 mesi

I dati congiunti Istat-Inps-Ministero del Lavoro e Anpal. Il tasso di occupazione vicino ai livelli pre-crisi. Balzo dei contratti a tempo

1 minuti di lettura
MILANO - L'occupazione si riavvicina ai livelli pre crisi ma le tipologie dei contratti mettono in evidenza un sempre maggiore ricorso alle forme a tempo determinato a scapito di quelle a tempo indeterminato.  Sono dati in chiaroscuro quelli che arrivano dalla nota congiunta sul mercato del lavoro relativa al terzo trimestre e che accorpa le rilevazioni di Istat, Inps, Ministero del Lavoro e Anpal.

Nel periodo considferato il tasso di occupazione destagionalizzato ha raggiunto il 58,1% crescendo di 2,7 punti rispetto al minimo del terzo trimestre 2013 (55,4%) e "proseguendo nella tendenza al recupero dei livelli massimi pre crisi" (58,8% nel II trimestre 2008). Le unita di lavoro equivalenti a tempo pieno sono 24.132.000 con una crescita di 118.000 unità sul II trimestre e di 308.000 unità sul III trimestre 2016.

Se si guarda però ai contratt, e non agli occupati, il terzo trimestre mette in evidenza il primo calo da 30 mesi di quelli a tempo indeterminato, in calo di 6 mila unità mentre le posizioni lavorative con contratto a termine raggiungono il massimo storico (1,86 milioni).

Nel complesso comunque l'occupazione continua a crescere su base annua e in termini congiunturali. "Le dinamiche del mercato del lavoro si sono sviluppate in un contesto di significativa e persistente crescita del prodotto interno lordo, che ha segnato nuovamente un aumento congiunturale dello 0,4% con un tasso di crescita tendenziale all'1,7%; l'input di lavoro misurato in termini di ula (unità di lavoro equivalenti a tempo pieno) mostra una dinamica pressoché analoga a quella del pil (+0,5% sotto il profilo congiunturale e +1,3% in termini tendenziali)".

Come messo in evidenza ripetutamente dai dati Inps, con l'addiio ai voucher continua a crescere il ricorso al lavoro a chiamata, che sale del 77,9% sull'anno. I lavoratori a chiamata o intermittenti registrano un aumento assoluto di 95.000 unità passando da 122.000 a 217.000. Prosegue anche il significativo aumento del numero dei lavoratori somministrati (+23,8%).