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Sindacati, partiti e il nodo della rappresentanza

I diritti costituzionali da far rivivere. Per entrambi la Carta prevede che siano regolati da leggi, che non sono mai state approvate
3 minuti di lettura

Di che cosa stiamo parlando

A settant'anni dal varo della Costituzione, Repubblica affronta ogni giorno, per dieci giorni, i temi più significativi presenti nella Carta. Dal lavoro alla salute, dalla tutela dei beni culturali all'antifascismo

Leggi Lavoro - Salute - Beni culturali - Scuola

art. 39. Sindacati
L’organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge

art. 49. Partiti
Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale

Sindacati senza legge. Come i partiti, ai quali sono stati intrecciati nei lunghi anni della prima Repubblica. Figli gli uni degli altri, espressione entrambi di ceppi culturali e ideologici che hanno segnato il Novecento. Al declino dei partiti di massa non è corrisposto il declino organizzativo dei sinda…

Di che cosa stiamo parlando

A settant'anni dal varo della Costituzione, Repubblica affronta ogni giorno, per dieci giorni, i temi più significativi presenti nella Carta. Dal lavoro alla salute, dalla tutela dei beni culturali all'antifascismo

Leggi Lavoro - Salute - Beni culturali - Scuola

art. 39. Sindacati
L’organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge

art. 49. Partiti
Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale

Sindacati senza legge. Come i partiti, ai quali sono stati intrecciati nei lunghi anni della prima Repubblica. Figli gli uni degli altri, espressione entrambi di ceppi culturali e ideologici che hanno segnato il Novecento. Al declino dei partiti di massa non è corrisposto il declino organizzativo dei sindacati: accerchiati dalla frantumazione dei lavori e dai processi di globalizzazione, ma non da Tangentopoli. Sindacati e partiti settant’anni senza legge, nonostante la Costituzione ne avesse previsto una disciplina per entrambi: più netta per i primi (articolo 39), sfocata per i secondi (articolo 49). È prevalso un astensionismo del legislatore. C’è stata l’autodisciplina. A scegliere sono stati i medesimi partiti e i sindacati. Per ragioni contingenti e opportunismo politico ma pure per ragioni storiche più nobili. Perché il rischio, dopo il ventennio fascista, con il partito unico e il sindacato corporativo, e dopo gli anni delle feroci contrapposizioni nella guerra fredda, avrebbe potuto essere quello di imbrigliare la loro azione.

Sindacati liberi, allora, ma senza il vincolo della registrazione e degli statuti democratici, precondizione per l’accesso alla rappresentanza dei lavoratori e alla stipula di contratti efficaci per tutti non solo per gli iscritti. Eppure il sindacato ha svolto il suo mestiere anche senza la legge. Ha negoziato i contratti di lavoro che sono stati applicati a tutti gli appartenenti alle varie categorie. Si è imposta la prassi, sostenuta dallo Statuto dei lavoratori e consolidata nella giurisprudenza dell’efficacia erga omnes dei contratti sottoscritti dai sindacati “maggiormente rappresentativi”. Principio, coniato da Gino Giugni, che, per Cgil, Cisl e Uil, si è attenuato a partire dalla “marcia dei quarantamila” della Fiat nell’80 e poi dalla sequela di accordi separati per arrivare al Patto per l’Italia in epoca berlusconiana e, infine, alla frattura tra i metalmeccanici nella Fiat di Sergio Marchionne.

Oggi, però, nella stagione dello spacchettamento del lavoro, della precarietà, dei robot, dei servizi globali che rifuggono le mediazioni tra sé e i clienti, i sindacati hanno bisogno di rimettersi in gioco sul piano della reale capacità di rappresentanza. La presunta rappresentatività può andare in pensione dopo, tuttavia, aver svolto bene la sua funzione: le tre principali confederazioni sindacali firmano il 100 per cento dei contratti del pubblico impiego (dove da anni un sistema condiviso certifica il peso di ciascuna sigla miscelando il numero degli iscritti con i voti ottenuti nelle elezioni per le rappresentanze), il 75 per cento degli accordi con le imprese di Confindustria e il 25 per cento di quelli sottoscritti con le altre associazioni imprenditoriali.

Mentre l’attimo per regolare la vita interna dei partiti all’insegna del “metodo democratico” sembra ormai sfuggito con il diradarsi del finanziamento pubblico e l’affermarsi del “partito personale”. Mala tempora currunt.

Il commento

Quella trasparenza che resta un miraggio

di PIERO IGNAZI

Sindacati e partiti viaggiano per buona parte su binari paralleli nella Costituzione. Entrambi gli articoli che li riguardano sono improntati a tre valori che dovevano ispirare il nuovo regime democratico: la libertà di associarsi, la pluralità di soggetti a cui potersi associare, e la modalità democratica con la quale tali associazioni devono funzionare al loro interno ma anche verso l’esterno. Tutte prescrizioni che ribaltavano l’ impostazione del regime fascista fondata su principi organicisti per cui questi soggetti erano componenti ausiliarie di un potere superiore, monisti per cui non c’era alternativa al Pfn e al sindacato unico fascista, e autoritari per cui non c’era vita democratica né dentro né fuori.

Ai buoni propositi costituzionali non sono però seguite altrettante buone norme legislative di attuazione tanto che, sul versante sindacale, tutto l’articolo 39 è soggetto a ipotesi di revisione più che di attuazione. Per quanto riguarda i partiti, la produzione legislativa si è concentrata sull’aspetto finanziario a incominciare dall’introduzione del finanziamento pubblico nel lontano 1974 e variamente rivisto fino alla sua abolizione decretata nel 2014. Proprio in quella occasione sono state avanzati alcuni, minimi, obblighi normativi ai partiti: presentare uno statuto o una “dichiarazione sostitutiva” (codicillo pro-M5S), assicurare trasparenza delle entrate e nella gestione finanziaria, e poco altro.

Soprattutto non è stato indicato nulla per quanto riguarda la democraticità dei partiti: è semplicemente auspicata senza però alcuna indicazione precisa. Tutto è lasciato alle buone intenzioni dei partiti. Il complesso del Tiranno che tanto ha pesato nell’allontanare il legislatore dagli articoli 39 e 49 non è ancora superato.