Tasse: un sistema corroso dall'evasione
Massimo Riva , Roberto Petrini , di ROBERTO PETRINI e MASSIMO RIVAGli articoli della Costituzione da far rivivere: il fisco. Nessuno fra i padri costituenti poteva immaginare che le risorse sottratte alla contribuzione superassero abbondantemente i cento miliardi
Di che cosa stiamo parlando
A settant'anni dal varo della Costituzione, Repubblica affronta ogni giorno, per dieci giorni, i temi più significativi presenti nella Carta. Dal lavoro alla salute, dalla tutela dei beni culturali all'antifascismoLeggi Sindacati e partiti - Lavoro - Salute - Beni culturali - Scuola - Pari opportunità
Articolo 53
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
di ROBERTO PETRINI
Con il dito puntato contro il "discredito delle leggi" e la mancanza del "senso di legalità", Piero Calamandrei l'aveva vista giusta nel suo intervento all'Assemblea Costituente. Che altro è l'evasione fiscale se non indifferenza alle leggi e ai principi etici che dovrebbero presiedere alla convivenza civile? Eppure l'Italia da questo orecchio sembra non sentirci. Almeno …
Di che cosa stiamo parlando
A settant'anni dal varo della Costituzione, Repubblica affronta ogni giorno, per dieci giorni, i temi più significativi presenti nella Carta. Dal lavoro alla salute, dalla tutela dei beni culturali all'antifascismoLeggi Sindacati e partiti - Lavoro - Salute - Beni culturali - Scuola - Pari opportunità
Articolo 53
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
di ROBERTO PETRINI
Con il dito puntato contro il "discredito delle leggi" e la mancanza del "senso di legalità", Piero Calamandrei l'aveva vista giusta nel suo intervento all'Assemblea Costituente. Che altro è l'evasione fiscale se non indifferenza alle leggi e ai principi etici che dovrebbero presiedere alla convivenza civile? Eppure l'Italia da questo orecchio sembra non sentirci. Almeno dal 2015, è lo stesso governo che, nell'ambito del Documento di economia e finanza, dà conto di quanto ammonta l'evasione fiscale: il risultato, stabile negli anni, supera di molto i 100 miliardi di risorse che non arrivano come dovrebbero nelle casse della collettività. Una lettura più approfondita del dato ci dice molto su responsabilità e possibili rimedi: il lavoro dipendente che versa le tasse dalla busta-paga sottrae il 3-4 per cento del gettito potenziale. Lavoro autonono e mondo delle professioni evadono molto: il 67,2 per cento. Si evade, ma non è un fenomeno riservato a particolari ambienti e mestieri: come annota un rapporto del centro studi Nens risulterebbero operare prevalentemente in nero baby sitter, insegnanti che danno ripetizioni, badanti, giardinieri, muratori, idraulici ed elettricisti.
Quando Umberto Terracini aprì la seduta dell'Assemblea Costituente del 23 maggio del 1947 che approvò l'articolo 53, cui spetta il compito di disegnare il sistema fiscale italiano, non poteva immaginare una tale deriva civile. La parola "evasione" non c'è nella Costituzione ma l'incipit del primo comma, letto oggi, suona inequivocabile: "Tutti sono tenuti a contribuire alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva". Le "spese pubbliche", il Welfare, la previdenza, la sanità, la scuola, vanno pagate da tutti. Tanto più che, poveri o ricchi, ne beneficiamo tutti. Dobbiamo pagare, come ci ricorda la Costituzione, in base alla nostra "capacità contributiva": una definizione un po' criptica ma che significa "in base alla nostra forza economica". È evidente che chi ha quattro figli e un solo stipendio ha una capacità contributiva più bassa di chi ha due stipendi e un solo figlio. C'è da chiedersi, a proposito di indicazioni disattese della Carta, se la politica dei bonus indifferenziati per reddito appagherebbe le aspettative dei padri costituenti. Con il secondo comma si arriva così al cuore delle prescrizioni: il criterio di progressività, in base al quale "chi più ha più paga". Perché, come diceva Einaudi, con dieci lire il ricco compra la poltrona a teatro e il povero la minestra. Fino ad oggi ha retto, anche se sono sempre di più le tasse sottratte alla progressività dell'Irpef e sottoposte ad una imposizione "sostitutiva" ad aliquota unica. Tuttavia il rischio più grosso, che farebbe rivoltare nella tomba i costituenti, sta nella "flat tax", cioè tutti, ricchi o poveri, pagano la stessa aliquota; come propongono molti partiti in vista delle prossime elezioni.
Poche parole contro i venditori di fumo
di MASSIMO RIVAL'articolo 53 è uno dei più tacitiani e, al tempo stesso, più limpidi della nostra Carta fondamentale. Nella sua concisione di parole e di concetti si riflette al meglio quello straordinario uso della lingua italiana che è stato uno dei grandi pregi dell'opera dei padri costituenti. Nel primo comma si sanciscono due principi essenziali: a) che l'obbligo fiscale è generale e indistinto; b) che esso va assolto secondo la capacità contributiva del singolo. Qualcuno si sorprenderà, ma non si tratta di una svolta nella storia istituzionale del Paese. Seppure in una stesura più netta, esso riprende una formula già presente nell'articolo 30 del vecchio Statuto albertino, anche se non poi tanto rispettato nella realtà. La novità principale è tutta nel secondo comma, dove si introduce il principio della "progressività" come criterio che deve informare il sistema tributario. Su questo punto la sapienza dei costituenti fu quella di coniugare in appena nove parole esigenze di equità sociale con ragioni di dottrina economica. In sintesi, giudicando che più un contribuente è ricco e meno risente di un aumento del prelievo fiscale sulle porzioni più elevate del suo reddito. Una considerazione già presente negli studi malthusiani di un paio di secoli fa. Ma su cui oggi sembrano sorvolare con arroganza demagogica i piazzisti elettorali di una "flat tax" che si presenta uguale per tutti ma in realtà rende i ricchi più uguali degli altri. Promesse che, per fortuna, proprio grazie all'esistenza dell'articolo 53 postulano l'ostacolo ineludibile di una legge di revisione della Costituzione stessa. La cui moneta buona - si deve sperare - scacci e tenga lontana almeno per una volta quella cattiva dei venditori di fumo fiscale.