MILANO - Le Borse europee chiudono incerte in un periodo che resta comunque per tutti i mercati dall'inizio dell'anno, con un inizio 2018 molto tonico, il migliore da dodici anni. Milano segna un calo dello 0,21% finale. In ordine sparso le altre: Londra inverte la rotta e alla fine cede lo 0,17%, Francoforte tiene in positivo dello 0,35% e Parigi termina piatta (+0,08%). Anche se orfana del riferimento di Wall Street, ieri chiusa per festività, Tokyo ha vissuto una seduta tutta in rialzo, con il Nikkei che ha terminato guadagnando l'1%. Oggi invece la Borsa Usa avanza tonica con il supporto delle trimestrali: quando terminano gli scambi del Vecchio continente, il Dow Jones sale dello 0,5% dopo aver superato per la prima volta 26mila punti. Lo S&P500 aggiunge lo 0,25% (ma prima aveva anch'esso superato la soglia storica di 2.800 punti) e il Nasdaq cresce dello 0,4%.
L'euro chiude in calo ma sempre sopra 1,22 dollari, dopo aver toccato ieri un nuovo massimo da tre anni non lontano da 1,23 dollari. La moneta unica termina a 1,229 dollari. Euro/yen in flessione a 135,45 e dollaro/yen a in rialzo a 110,77. Da segnalare il crollo delle criptovalute di queste ore, per la stretta che si profila da parte della Cina.
A Piazza Affari c'è ancora Fca sotto i riflettori, in flessione dopo i record recenti. L'ad Marchionne ieri ha parlato a cavallo della chiusura dei mercati, assicurando che lo spin off di Marelli avverrà entro la fine di quest'anno e ribandendo che la società non è in cerca di alcun partner industriale. Oggi ha annunciato un futuro elettrico per la Ferrari e spiegato di non avere certezze circa la piena occupazione in Italia entro la fine del 2018.
Lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi è poco mosso a 140 punti, con il rendimento del decennale italiano appena sotto il 2%.
Tra i dati macroeconomici attesi, l'Istat conferma i dati sull'inflazione che nella media del 2017 ha segnato un ritorno in positivo dell'1,2%, con la spinta soprattutto di alimentari freschi e carburanti. L'aggiornamento sull'andamento dei prezzi arriva anche dalla Germania, dove l'inflazione a dicembre si conferma allo 0,6% mensile e all'1,7% tendenziale, secondo i dati definitivi dell'istituto federale di statistica Destatis. Nel complesso del 2017, l'inflazione tedesca è cresciuta dell'1,8% rispetto alla media dei prezzi registrata nel 2016. Un livello che, si affretteranno a notare i falchi delle politiche monetarie, si avvicina al 2% che la Bce ha come mandato di stabilità dei prezzi. Ma, spiega la stessa Destatis, le componenti volatili come energia e alimentari hanno svolto un ruolo dominante. Senza di loro, i prezzi sarebbero saliti dell'1,4%. In Gran Bretagna la corsa dei prezzi al consumo ha rallentato segnando un +3% tendenziale, dal 3,1% di novembre. L'Ocse ha aggiornato a novembre il dato sulla disoccupazione, stabile nell'area al 5,6%. Per l'Italia si certifica il lieve calo all'11%.
Sul fronte della bilancia commerciale, secondo i dati diffusi dall'Istat, in Italia a novembre 2017, rispetto al mese precedente, crescono sia le importazioni (+2,1%) sia, in misura più contenuta, le esportazioni (+1,4%). La crescita congiunturale dell'export è la sintesi del marcato aumento delle vendite verso i mercati extra Ue (+6,7%) e di una contenuta flessione verso l'area Ue (-1,4%).
Alla chiusura dei mercati europei le principali commodity si presentano deboli: il petrolio Wti perde lo 0,4% a 64 dollari al barile, il Brent cede l'1,1% e scende sotto 69,5 dollari. Incerto anche il prezzo dell'oro, che scende dello 0,4% a 1.334 dollari l'oncia.
L'euro chiude in calo ma sempre sopra 1,22 dollari, dopo aver toccato ieri un nuovo massimo da tre anni non lontano da 1,23 dollari. La moneta unica termina a 1,229 dollari. Euro/yen in flessione a 135,45 e dollaro/yen a in rialzo a 110,77. Da segnalare il crollo delle criptovalute di queste ore, per la stretta che si profila da parte della Cina.
A Piazza Affari c'è ancora Fca sotto i riflettori, in flessione dopo i record recenti. L'ad Marchionne ieri ha parlato a cavallo della chiusura dei mercati, assicurando che lo spin off di Marelli avverrà entro la fine di quest'anno e ribandendo che la società non è in cerca di alcun partner industriale. Oggi ha annunciato un futuro elettrico per la Ferrari e spiegato di non avere certezze circa la piena occupazione in Italia entro la fine del 2018.
Lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi è poco mosso a 140 punti, con il rendimento del decennale italiano appena sotto il 2%.
Tra i dati macroeconomici attesi, l'Istat conferma i dati sull'inflazione che nella media del 2017 ha segnato un ritorno in positivo dell'1,2%, con la spinta soprattutto di alimentari freschi e carburanti. L'aggiornamento sull'andamento dei prezzi arriva anche dalla Germania, dove l'inflazione a dicembre si conferma allo 0,6% mensile e all'1,7% tendenziale, secondo i dati definitivi dell'istituto federale di statistica Destatis. Nel complesso del 2017, l'inflazione tedesca è cresciuta dell'1,8% rispetto alla media dei prezzi registrata nel 2016. Un livello che, si affretteranno a notare i falchi delle politiche monetarie, si avvicina al 2% che la Bce ha come mandato di stabilità dei prezzi. Ma, spiega la stessa Destatis, le componenti volatili come energia e alimentari hanno svolto un ruolo dominante. Senza di loro, i prezzi sarebbero saliti dell'1,4%. In Gran Bretagna la corsa dei prezzi al consumo ha rallentato segnando un +3% tendenziale, dal 3,1% di novembre. L'Ocse ha aggiornato a novembre il dato sulla disoccupazione, stabile nell'area al 5,6%. Per l'Italia si certifica il lieve calo all'11%.
Sul fronte della bilancia commerciale, secondo i dati diffusi dall'Istat, in Italia a novembre 2017, rispetto al mese precedente, crescono sia le importazioni (+2,1%) sia, in misura più contenuta, le esportazioni (+1,4%). La crescita congiunturale dell'export è la sintesi del marcato aumento delle vendite verso i mercati extra Ue (+6,7%) e di una contenuta flessione verso l'area Ue (-1,4%).
Alla chiusura dei mercati europei le principali commodity si presentano deboli: il petrolio Wti perde lo 0,4% a 64 dollari al barile, il Brent cede l'1,1% e scende sotto 69,5 dollari. Incerto anche il prezzo dell'oro, che scende dello 0,4% a 1.334 dollari l'oncia.