Il mercato del lavoro privato italiano ha creato 801mila posti nei primi undici mesi dell'anno scorso, come saldo tra le assunzioni e le cessazioni avvenute, più di quano visto sia nel 2016 che nel 2015. Ma - sempre tra gennaio e novembre - per i soli contratti stabili si sono registrate più cessazioni (1,45 milioni) che assunzioni a tempo indeterminato (1,43 milioni), per un saldo in negativo di 21mila unità. Un rosso che si amplia, dunque, rispetto alle 12mila di ottobre.
L'Osservatorio sul precariato dell'Inps fornisce anche il dato annualizzato, ovvero il saldo di assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi: è risultato stabile a +557.000, ma frutto di un calo di 14.000 per i contratti a tempo indeterminato, mente le altre voci sono +61.000 per i contratti di apprendistato, +11.000 per i contratti stagionali e, soprattutto, +499.000 per i contratti a tempo determinato.
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Nel corso del 2017, sottolinea l'Inps, è aumentato il turnover dei posti di lavoro. Alla crescita delle assunzioni il maggior contributo è stato dato dai contratti a tempo determinato (+26%) e dall’apprendistato (+13,9%); sono invece diminuite le assunzioni a tempo indeterminato (-5,2%), contrazione interamente imputabile alle assunzioni a part time. Tra le assunzioni a tempo determinato appare significativo l’incremento dei contratti di somministrazione (+20,3%) e ancora di più dei contratti di lavoro a chiamata che, con riferimento sempre all’arco temporale gennaio-novembre, sono passati da 179.000 (2016) a 392.000 (2017), con un incremento del 119,2% che si lega allo stop ai voucher scattato da marzo, poi sostituiti con le nuove forme da luglio.
"Questi andamenti convergono nella compressione dell’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni: 23,4% nei primi undici mesi del 2017 mentre nel 2015, quando era in vigore l’esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato, la quota di assunzioni a tempo indeterminato era stata del 38,8%".
Il tasso di licenziamento, calcola ancora l'Inps sull’occupazione a tempo indeterminato compresi gli apprendisti, è risultato per i primi undici mesi del 2017 pari al 4,6%, inferiore a quello registrato per lo stesso periodo del 2016 (4,9%).
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"Questi andamenti convergono nella compressione dell’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni: 23,4% nei primi undici mesi del 2017 mentre nel 2015, quando era in vigore l’esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato, la quota di assunzioni a tempo indeterminato era stata del 38,8%".
Il tasso di licenziamento, calcola ancora l'Inps sull’occupazione a tempo indeterminato compresi gli apprendisti, è risultato per i primi undici mesi del 2017 pari al 4,6%, inferiore a quello registrato per lo stesso periodo del 2016 (4,9%).