Conti pubblici blindati per il dopo voto
Roberto Petrini , di ROBERTO PETRINIEntro il 10 aprile il prossimo governo dovrà presentare in Parlamento il nuovo Def
Una sorta di doppio binario. Da una parte la campagna elettorale con le sue promesse scarsamente sostenibili, dall'altra la dura realtà dei conti pubblici e la necessità di rispettare il percorso imposto dall'Europa. E siccome l'Italia si può ancora considerare una specie di osservato speciale, al ministero dell'Economia non si abbassa la guardia. Tanto più che il governo non è dimissionario e resta in carica per l'ordinaria amministrazione e per eventuali provvedimenti economici urgenti. Per ora nulla bolle in pentola, ma i dati incoraggianti dell'Fmi, che certificano una crescita dell'1,4 per cento, allineata con le nuove stime della Banca d'Italia e solo un decimale sotto l'Ocse, mantengono fermo il quadro macroeconomico. Con la ripresa dell'economia globale e lo scatto in avanti dell'Eurozona, non è escluso che le proiezioni che Pier Carlo Padoan lascia in eredità alla prossima legislatura…
Una sorta di doppio binario. Da una parte la campagna elettorale con le sue promesse scarsamente sostenibili, dall'altra la dura realtà dei conti pubblici e la necessità di rispettare il percorso imposto dall'Europa. E siccome l'Italia si può ancora considerare una specie di osservato speciale, al ministero dell'Economia non si abbassa la guardia. Tanto più che il governo non è dimissionario e resta in carica per l'ordinaria amministrazione e per eventuali provvedimenti economici urgenti. Per ora nulla bolle in pentola, ma i dati incoraggianti dell'Fmi, che certificano una crescita dell'1,4 per cento, allineata con le nuove stime della Banca d'Italia e solo un decimale sotto l'Ocse, mantengono fermo il quadro macroeconomico. Con la ripresa dell'economia globale e lo scatto in avanti dell'Eurozona, non è escluso che le proiezioni che Pier Carlo Padoan lascia in eredità alla prossima legislatura possano rivelarsi esatte e che possa essere centrato l'obiettivo di crescita dell'1,5 per cento fissato nella "Nota" del settembre scorso.
Tuttavia il "binario parallelo" che corre tra Roma e Bruxelles sui conti pubblici prevede una serie di tappe obbligate. La prima è il 10 aprile, poco più di un mese dopo le elezioni del 4 marzo: entro quella data il governo dovrà presentare in Parlamento il nuovo Def, il Documento di economia e finanza. Con tutta probabilità, come avvenne il 10 aprile del 2013, toccherà al governo uscente il compito di scrivere il nuovo Def. Come allora, quando dopo le elezioni del 24-25 febbraio il nuovo esecutivo non era ancora nato, Monti e il suo ministro del Tesoro Vittorio Grilli, vararono il Def, spiegando chiaramente che si trattava di un obbligo di legge e rinviando l'"integrazione" al successivo governo. Stavolta si potrebbe ripetere lo stesso schema: dopo il varo del Def e prima dell'invio a Bruxelles del documento previsto per il 30 aprile, il nuovo esecutivo potrebbe elaborare un "addendum" modificando parzialmente quadro e obiettivi.
Un passaggio forse necessario perché di lì a pochi giorni, nel mese di maggio, la Commissione europea farà conoscere il giudizio sulla legge di Bilancio 2018 e, dopo gli scambi di lettere tra Padoan e Moscovici dei mesi scorsi, si sa che Bruxelles ci considera in "deviazione significativa" dal percorso di aggiustamento verso il pareggio di bilancio e ha espresso "preoccupazione" per il processo di rientro del debito pubblico fino a far temere che scatti un nuovo "cartellino rosso" per i nostri conti pubblici. Per il deficit la differenza tra le stime di Bruxelles e quelle italiane è di 0,2 (circa 3,4 miliardi): non è esorbitante e molto dipenderà dal metodo di calcolo adottato da Bruxelles e contestato dall'Italia. Lo stesso vale per il debito dove il rapporto in base all'articolo 126.3 potrà essere evitato solo con un forte impegno politico. Del resto ieri l'Fmi ha avvertito l'Italia: nessuna inversione di rotta sui programmi.
Tuttavia il "binario parallelo" che corre tra Roma e Bruxelles sui conti pubblici prevede una serie di tappe obbligate. La prima è il 10 aprile, poco più di un mese dopo le elezioni del 4 marzo: entro quella data il governo dovrà presentare in Parlamento il nuovo Def, il Documento di economia e finanza. Con tutta probabilità, come avvenne il 10 aprile del 2013, toccherà al governo uscente il compito di scrivere il nuovo Def. Come allora, quando dopo le elezioni del 24-25 febbraio il nuovo esecutivo non era ancora nato, Monti e il suo ministro del Tesoro Vittorio Grilli, vararono il Def, spiegando chiaramente che si trattava di un obbligo di legge e rinviando l'"integrazione" al successivo governo. Stavolta si potrebbe ripetere lo stesso schema: dopo il varo del Def e prima dell'invio a Bruxelles del documento previsto per il 30 aprile, il nuovo esecutivo potrebbe elaborare un "addendum" modificando parzialmente quadro e obiettivi.
Un passaggio forse necessario perché di lì a pochi giorni, nel mese di maggio, la Commissione europea farà conoscere il giudizio sulla legge di Bilancio 2018 e, dopo gli scambi di lettere tra Padoan e Moscovici dei mesi scorsi, si sa che Bruxelles ci considera in "deviazione significativa" dal percorso di aggiustamento verso il pareggio di bilancio e ha espresso "preoccupazione" per il processo di rientro del debito pubblico fino a far temere che scatti un nuovo "cartellino rosso" per i nostri conti pubblici. Per il deficit la differenza tra le stime di Bruxelles e quelle italiane è di 0,2 (circa 3,4 miliardi): non è esorbitante e molto dipenderà dal metodo di calcolo adottato da Bruxelles e contestato dall'Italia. Lo stesso vale per il debito dove il rapporto in base all'articolo 126.3 potrà essere evitato solo con un forte impegno politico. Del resto ieri l'Fmi ha avvertito l'Italia: nessuna inversione di rotta sui programmi.