Economia

Bce, i tassi restano invariati. Draghi: "La volatilità dell'euro crea incertezza"

Il tasso principale resta fermo a zero, quello sui depositi rimane negativo a -0,4%. La stoccata indiretta a Mnuchin, che ieri ha "benedetto" l'indebolimento del dollaro: "Dobbiamo chiederci se l'attuale tasso dipende da dichiarazioni fatte altrove"

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MILANO -  "La recente volatilità nei tassi di cambio rappresenta una fonte di incertezza che richiede attenzione circa le possibili implicazione sulla stabilita dei prezzi nel medio termine". È l'avvertimento rilanciato dal presidente della Bce Mario Draghi, nella consueta conferenza stampa successiva alla riunione del consiglio direttivo della Bce, che come previsto ha deciso di mantenere invariati i tassi senza modificare caratteristiche e tempi del programma di Quantitative Easing. Il tasso principale rimane fermo allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,40%. Livelli che secondo il Consiglio direttivo resteranno tali per un lungo periodo di tempo e "ben oltre l'orizzonte degli acquisti netti di attività", ossia il programma di quantitative easing.

Rispetto al Qe la Bce  ha confermato la decisione di estenderne la durata di 9 mesi, "fino a settembre del 2018 e anche oltre se necessario". Il programma di acquisti, si spiega, andrà avanti "finchè il direttivo non riscontrerà un durevole aggiustamento dell'andamento dell'inflazione in linea con il suo obiettivo" di un incremento dell'indice dei prezzi al consumo prossimo al 2%.

Ma è soprattutto il tema valutario che ha provocato qualche piccolo scossone sul mercato. All'indomani delle parole del segretario di Stato Usa, che ha detto di vedere di buon occhio un indebolimento della valuta Usa, il presidente Bce ha affermato.  "Dobbiamo chiederci se questo rafforzamento dell'euro è endogeno, frutto del rafforzamento dell'economia e di un miglioramento delle prospettive di inflazione o se invece è determinato da dichiarazioni". Rispondendo a una domanda successiva, Draghi ha rimarcato di non riferirsi alla comunicazione prodotta dalla Bce, ma dalla comunicazione prodotta "da qualcun altro".

Senza fare nomi, Draghi ha sottolineato il fatto che la Bce non agisce sul tasso di cambio ma che dichiarazioni che ad esempio mettono in relazione il tasso di cambio con l'export possono avere effetti sul cambio stesso. Un passaggio che è sembrato riallacciarsi proprio a quanto dichiarato da Mnuchin. Anche perché poco dopo il presidente Bce è stato ancora più chiaro.  "Diversi membri (del Consiglio direttivo, ndr) hanno espresso preoccupazioni che vanno al di là del semplice tasso di cambio e che riguardano lo stato generale delle relazioni internazionali in questo momento" ha detto  Draghi riferendosi ai rapporti con gli Stati Uniti.

Rispetto all'inflazione, Draghi ha spiegato che  "resta frenata e dovrebbe rimanere sui livelli attuali" aggiungendo che l'inflazione core dovrebbe "aumentare gradualmente nel medio termine". In ogni caso la politica monetaria della Bce "resterà accomodante anche se l'inflazione salirà".