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La tragedia annunciata dei bitcoin

Sulla criptovaluta è in atto una speculazione. Il mio consiglio è di non investire in bitcoin
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L'altro giorno il mio barbiere mi ha chiesto se farebbe bene a investire tutti i suoi soldi in bitcoin. E la verità è che se avesse comprato bitcoin, diciamo un anno fa, ora sarebbe parecchio contento. Ma è vero anche che pure gli speculatori olandesi che comprarono bulbi di tulipano nel 1635 per un po' furono parecchio contenti, finché i prezzi del tulipano non crollarono, all'inizio del 1637.

Insomma, il bitcoin è una bolla colossale che finirà in tragedia? Sì. Ma è una bolla avvolta in un tecnomisticismo dentro un bozzolo di ideologia libertariana. E se tiriamo via questo involucro possiamo imparare qualcosa dei tempi in cui viviamo.

Se vivete in una grotta e non avete mai sentito parlare del bitcoin, sappiate che è l'esempio più grande e famoso di "criptovaluta": è un asset che non ha un'esistenza fisica e consiste unicamente in un registro digitale archiviato sui computer.…
L'altro giorno il mio barbiere mi ha chiesto se farebbe bene a investire tutti i suoi soldi in bitcoin. E la verità è che se avesse comprato bitcoin, diciamo un anno fa, ora sarebbe parecchio contento. Ma è vero anche che pure gli speculatori olandesi che comprarono bulbi di tulipano nel 1635 per un po' furono parecchio contenti, finché i prezzi del tulipano non crollarono, all'inizio del 1637.

Insomma, il bitcoin è una bolla colossale che finirà in tragedia? Sì. Ma è una bolla avvolta in un tecnomisticismo dentro un bozzolo di ideologia libertariana. E se tiriamo via questo involucro possiamo imparare qualcosa dei tempi in cui viviamo.

Se vivete in una grotta e non avete mai sentito parlare del bitcoin, sappiate che è l'esempio più grande e famoso di "criptovaluta": è un asset che non ha un'esistenza fisica e consiste unicamente in un registro digitale archiviato sui computer. L'elemento che differenzia le criptovalute dai normali conti correnti bancari, che sono anch'essi dei semplici registri digitali, è che non risiedono nei server di un'istituzione finanziaria specifica: l'esistenza di un bitcoin è documentata da registri distribuiti in più posti.

E il vostro diritto di proprietà non viene verificato provando (e quindi rivelando) la vostra identità: la proprietà di un bitcoin viene verificata con il possesso di una password segreta, che - usando tecniche derivate dalla crittografia, l'arte di scrivere o risolvere codici - vi consente di accedere a quella moneta virtuale senza rivelare nessuna informazione che volete tenere riservata.

È un trucco ingegnoso. Ma a che serve? In teoria, si possono usare i bitcoin per pagare cose elettronicamente. Ma per questo si possono usare anche carte di debito, PayPal, Venmo ecc., e come mezzo di pagamento il bitcoin è macchinoso, lento e costoso, tanto che a volte perfino le conferenze sul bitcoin rifiutano di accettare bitcoin dai partecipanti. In realtà non c'è nessun motivo per usare il bitcoin nelle transazioni, a meno che vogliate evitare che qualcuno veda quello che state comprando o quello che state vendendo, che è la ragione per cui la gran parte dell'uso del bitcoin riguarda, a quanto sembra, droga, sesso e altri beni del mercato nero. Insomma, i bitcoin non sono veramente contante digitale. Sono, in un certo modo, l'equivalente digitale dei biglietti da 100 dollari.

Come i bitcoin, i biglietti da 100 dollari non sono di grande utilità per le transazioni ordinarie, perché la maggior parte dei negozi non li accetta. Ma i "Benjamin", come vengono chiamati in America (perché c'è raffigurato sopra Benjamin Franklin), vanno per la maggiore fra ladri, trafficanti di droga ed evasori fiscali. E se la maggior parte di noi può trascorrere anni senza vedere mai un biglietto da 100 dollari, in circolazione ce ne sono tantissimi, per un valore pari a oltre mille miliardi di dollari, il 78 per cento del valore del contante statunitense in circolazione. Quindi i bitcoin sono un'alternativa più efficiente ai biglietti da 100 dollari, perché consentono di effettuare transazioni segrete senza andare in giro con valigette piene di contante? In realtà no, perché mancano di un elemento fondamentale: un ancoraggio solido alla realtà.

Anche se il dollaro moderno è una moneta "a corso forzoso", cioè una moneta che non ha dietro nessun altro bene, come ad esempio l'oro, il suo valore si regge in definitiva sul fatto che il Governo americano è disposto ad accettarlo, anzi lo pretende, in pagamento delle tasse. Inoltre, il suo potere d'acquisto è stabilizzato dalla Federal Reserve, che ridurrà l'offerta di dollari in circolazione se l'inflazione dovesse crescere troppo, e la incrementerà per prevenire una deflazione. E un biglietto da 100 dollari, ovviamente, vale 100 di questi dollari generalmente stabili.

Il bitcoin, per contro, è privo di qualsiasi valore intrinseco. Mettendo insieme questa mancanza di ancoraggio alla realtà e l'uso limitatissimo che viene fatto del bitcoin, ci ritroviamo con un asset il cui prezzo è quasi esclusivamente speculativo, e di conseguenza incredibilmente volatile. Nelle ultime sei settimane i bitcoin hanno perso circa il 40 per cento del loro valore: se fossero una vera moneta, un deprezzamento del genere equivarrebbe più o meno a un tasso di inflazione annuo dell'8.000 per cento.

Fra l'altro, il fatto che il bitcoin sia svincolato dalla realtà lo rende anche altamente suscettibile a manipolazioni di mercato. Nel 2013 le attività fraudolente di un singolo trader, a quanto pare, fecero crescere di sette volte il corso della criptovaluta. Chi è che sta spingendo in alto il prezzo ora? Nessuno lo sa. Alcuni osservatori pensano che potrebbe essere coinvolta la Corea del Nord. Ma che dire del fatto che quelli che hanno comprato bitcoin all'inizio hanno guadagnato somme di denaro colossali? Beh, anche quelli che avevano investito con Bernie Madoff avevano guadagnato un mucchio di soldi, o almeno così sembrava per parecchio tempo.

Come sottolinea Robert Shiller, il più grande esperto mondiale in materia, le bolle dei prezzi delle attività sono come "truffe piramidali che avvengono spontaneamente". I primi che investono in una bolla fanno soldi a palate man mano che affluiscono nuovi investitori, e quei profitti attirano ancora più persone. Il processo può andare avanti per anni prima che qualcosa - un ritorno alla realtà, o semplicemente l'esaurimento del bacino di potenziali bersagli - interrompa bruscamente, e dolorosamente, la festa.

Riguardo alle criptovalute c'è un fattore ulteriore: è una bolla, ma è anche, in un certo senso, una setta, i cui iniziati coltivano fantasie paranoiche su Governi cattivi che rubano tutti i loro soldi (al contrario degli hacker privati, che rubano una quota eccezionalmente alta dei "gettoni" di criptovaluta esistenti). Giornalisti che scrivono con scetticismo sul bitcoin mi dicono che è l'argomento che genera le invettive più violente. In conclusione no, il mio barbiere farebbe bene a non comprare bitcoin. Andrà a finire male, e prima succederà, meglio sarà.

(Traduzione di Fabio Galimberti)