Economia

Borse caute dopo il rialzo dei rendimenti obbligazionari

Milano guadagna lo 0,11%. Wall Street tenta il rimbalzo dopo una seduta negativa, continua il ribasso del petrolio. Battuta d'arresto per le vendite al dettaglio tedesche, bene l'industria giapponese ma Tokyo chiude in rosso (-0,9%)

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MILANO - I listini europei chiudono in ordine sparso mentre gli investitori continuano a soppesare la recente corsa dei rendimenti dei titoli obbligazionari (con il rendimento dei Treasury sempre prossimo ai massimi dalla primavera del 2014) e l'euro termina senza particolari variazioni sul dollaro, dopo il primo discorso del presidente Usa, Donald Trump, sullo Stato dell'unione. Milano segna +0,11% finale, mentre Londra scivola sotto la parità (-0,72%). Anche Francoforte cede qualcosa (-0,06%) mentre Parigi guadagna lo 0,15%.

Wall Street chiude in territorio positivo dopo una due-giorni debole: il Dow Jones sale dello 0,29%, il Nasdaq avanza dello 0,12% mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,06%. Brilla Boeing dopo i conti del quarto trimestre che hanno battuto le attese degli analisti: l'utile netto è salito a 3,13 miliardi di dollari, su ricavi in aumento del 9% a 25,4 miliardi. Il colosso dei cieli prevede ricavi nel 2018 per 96-98 miliardi di dollari, con consegne di 810-815 aerei commerciali.

Stamattina, anche in scia ai ribassi Usa della vigilia, le azioni asiatiache raggruppate nell'indice MSCI Asia Pacific hanno segnato il terzo giorno consecutivo di debolezza, la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo dello 0,83% appesantita ancora una volta dalla contrazione degli indici azionari statunitensi e malgrado l'accelerazione della produzione giapponese. Chiusure in rosso anche in Cina, con Shanghai in ribasso dello 0,2% e Shenzhen dell'1,06%.

Da alcune case d'investimento come Amundi Asset Management o dai colossi bancari come Goldman Sachs sono arrivati dubbi sulla tenuta dei livelli attuali dei listini, che hanno infilato un gennaio sprint; contro i timori di una correzione resta il buon momento economico globale e l'andamento positivo delle trimestrali corporate. A Piazza Affari continua invece a soffrire Leonardo, dopo il piano industriale deludente negli obiettivi.

Dopo il discorso sullo Stato dell'Unione di Trump non si registrano scossoni particolari sul fronte valutario: l'euro chiude stabile sopra 1,24 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,2453 dollari e 135,89 yen. Dollaro/yen in ribasso a 109,11. Il presidente Usa si è concentrato sui concetti di un "nuovo momento americano" e ha invitato all'unità per fare un piano su immigrazione e infrastrutture, evitando sparate sui temi del commercio e del protezionismo. Andamento poco mosso per lo spread fra Btp e Bund. Il differenziale segna quota 133 punti, sullo stesso livello della chiusura di ieri. Il rendimento del decennale italiano è al 2%.

Dato rilevante per l'Eurozona è la forte inversione di rotta a dicembre per le vendite al dettaglio in Germania. Dopo il +2,3% su base mensile di novembre, rivisto tra l'altro al ribasso a +1,8%, le vendite sono scivolate dell'1,9%, ben oltre il -0,4% atteso dal consensus. Su base annua, le vendite al dettaglio sono scese dell'1,9%, rispetto al +2,8% atteso e al +4,3% precedente (rivisto al ribasso dal +4,4% inizialmente comunicato). Da registrare i dati sulla disoccupazione: in Italia è calata a dicembre al 10,8%, ma per l'aumento degli inattivi; in Germania il tasso ha segnato un nuovo minimo dal '92 al 5,4%. A livello di Eurozona, la disoccupazione è rimasta stabile all'8,7% mentre il tasso di inflazione annuale a gennaio è risultato in calo all'1,3% dall'1,4% a dicembre. Il 2018 è iniziato con buoni auspici per il Regno Unito: a gennaio la fiducia dei consumatori inglesi, secondo il sondaggio Gfk, si è attestata a -9 punti, in miglioramento rispetto ai -13 precedenti. Il miglioramento non era atteso dal mercato. Gli analisti infatti si aspettavano una conferma a -13 punti. Come accennato, la produzione industriale del Giappone è aumentata a dicembre del 2,7% su mese, dopo il +0,5% di novembre, grazie alle esportazioni. Ha rallentato invece il settore manifatturiero in Cina, a gennaio 2018, pur rimanendo in territorio positivo per il diciottesimo mese consecutivo. Il Purchasing Managers' Index (Pmi) calcolato dall'Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino ha totalizzato quota 51,3, in decelerazione dal 51,6 di dicembre scorso. Al di sopra di quota 50, l'indice segnala un'espansione del mercato, mentre al di sotto di quella soglia segnala una contrazione.

Negli Stati Uniti l'ultima riunione di politica monetaria della Fed sotto la guida di Janet Yellen ha confermato le attese: i tassi sono stati lasciati invariati all'1,25-1,5%. Intanto il rapporto sul lavoro privato Adp ha segnato una crescita sopra le attese di 234mila posti: buon viatico in vista del rapporto ufficiale di venerdì.

Per le materie prime, infine, prezzi dell'oro in aumento sui mercati asiatici sull'onda della debolezza del dollaro e dei bond Usa: il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,2% a 1.341 dollari l'oncia. Il petrolio quotato a New York aumenta le perdite dopo che nella settimana conclusa il 26 gennaio le scorte negli Stati Uniti sono salite di 6,776 milioni di barili a 418,359 milioni, più delle attese del mercato. Quando gli scambi Ue si avviano a chiusura, il contratto marzo al Nymex cede lo 0,73% a quota 63,98 dollari al barile.