Sostenibilità assente dalla campagna elettorale. "Servirebbe una svolta storica, invece la politica ci parla di 'razza'"
Raffaele RicciardiIl professor Tira, rettore di Brescia, ha conferito la laurea a Jeffrey D. Sachs e insiste sul ruolo dell'Università per diffondere una cultura sostenibile
Professore Maurizio Tira, rettore dell'Università di Brescia, perché avete scelto di conferire al professor Sachs la laurea in Management – Green Economy and Sustainability?
La nostra Università ha iniziato un percorso sui 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile: ogni mese organizziamo un evento pubblico in città. Quello di questa settimana è stato un momento fondamentale di questo percorso, per quello che rappresenta Sachs e per il suo contributo alla scrittura degli obiettivi. Siamo nel cuore della missione degli Atenei rappresentata dalla trasmissione della conoscenza all’esterno e abbiamo deciso di privilegiare la tematica della sostenibilità. I 17 Obiettivi sono inclusivi per definizione, interessano tutto il sapere: l'Universitas nel senso vero. Abbiamo un ruolo insostituibile per diffondere cultura verso la sostenibilità. Con Sachs, riconosciamo il suo valore e sottolineamo il nostro impegno: c'è comun…
La nostra Università ha iniziato un percorso sui 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile: ogni mese organizziamo un evento pubblico in città. Quello di questa settimana è stato un momento fondamentale di questo percorso, per quello che rappresenta Sachs e per il suo contributo alla scrittura degli obiettivi. Siamo nel cuore della missione degli Atenei rappresentata dalla trasmissione della conoscenza all’esterno e abbiamo deciso di privilegiare la tematica della sostenibilità. I 17 Obiettivi sono inclusivi per definizione, interessano tutto il sapere: l'Universitas nel senso vero. Abbiamo un ruolo insostituibile per diffondere cultura verso la sostenibilità. Con Sachs, riconosciamo il suo valore e sottolineamo il nostro impegno: c'è comun…
Professore Maurizio Tira, rettore dell'Università di Brescia, perché avete scelto di conferire al professor Sachs la laurea in Management – Green Economy and Sustainability?
La nostra Università ha iniziato un percorso sui 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile: ogni mese organizziamo un evento pubblico in città. Quello di questa settimana è stato un momento fondamentale di questo percorso, per quello che rappresenta Sachs e per il suo contributo alla scrittura degli obiettivi. Siamo nel cuore della missione degli Atenei rappresentata dalla trasmissione della conoscenza all’esterno e abbiamo deciso di privilegiare la tematica della sostenibilità. I 17 Obiettivi sono inclusivi per definizione, interessano tutto il sapere: l'Universitas nel senso vero. Abbiamo un ruolo insostituibile per diffondere cultura verso la sostenibilità. Con Sachs, riconosciamo il suo valore e sottolineamo il nostro impegno: c'è comunanza di intenti.
L’Asvis ha lanciato la campagna social #2030whatareUdoing, per sensibilizzare sui temi della sostenibilità. Quale il contributo degli atenei?
Aderiamo alla rete delle Università sostenibili, alla stessa Asvis, siamo presenti nelle Reti che si occupano di questo tema. La stessa Università deve considerarsi come istituzione che deve applicare a sé i criteri della sostenibilità: abbiamo edifici, una struttura aziendale da organizzare. Noi stiamo discutendo un piano strategico di ateneo che metta al centro risparmio energetico, mobilità sostenibile per personale e studenti. Non è banale, ma tutte le Università lo possono fare. Anche perché, più che altrove, ci sono le competenze.
E il rapporto con il territorio bresciano, simbolo dell'industria ma anche delle ricadute che una forte produzione manifatturiera ha su territorio e ambiente?
Brescia è una città dalla lunghissima tradizione industriale e ne ha pagato gli effetti ambientali. Ma può essere ottimo prototipo per mostrare che una città con passato e presente industriale può vivere questa carattristica in senso sostenibile. Pensi alla trasformazione che ha avuto Amburgo: quello è il modello. Abbiamo punte di eccellenza con il teleriscaldamento, siamo la più piccola città in Europa ad avere metropolitana leggera, per la quale è stato investito un miliardo. Possiamo diventare un laboratorio di sostenibilità in Italia: Brescia ha problemi, ma anche risorse tecniche ed economiche, di capitale umano.
Vede la disponibilità imprenditoriale di aprire (anche il portafoglio) a questa transizione?
La vedo, soprattutto tra gli industriali più illuminati e aperti alle novità e a sperimentare nuove strade. Non è un problema del mondo imprenditoriale, mentre la politica è latitante. Le cito un tema su tutti, urgente dal mio punto di vista: dobbiamo affrontare la trasformazione dei profili professionali. Ne servono sempre più di medio-alti, per trovare sbocchi lavorativi. Ci sarà una nuova ondata di disoccupazione a seguito di questo ri-orientamento del mercato del lavoro. Eppure la politica non trova in questo momento camere di compensazione, mentre gli imprenditori sono attenti a questa riflessione sul nostro futuro.
A proposito di politica, come giudica lo sviluppo di questa campagna elettorale in relazione alle tematiche della sostenibilità e dell'equità oggetto di indagine scientifica da parte di Sachs?
I riferimenti nella discussione pubblica di questo momento sono assenti. Ci sono Paesi che lanciano già messaggi molto rilevanti, nel Nord Europa ci dicono che entro il 2030 tutti i veicoli saranno elettrici e noi discutiamo della razza o del problema di non stigmatizzare la violenza che deriva dai contrasti sociali. Sono certo problemi reali, ma per uscirne dobbiamo puntare più in là. Decidiamo cosa vogliamo essere: inclusivi o chiusi, con un'economia decarbonizzata o no? Vogliamo affermare il ruolo dell'Europa come Unione, o ancora discutere se uscirne? Stiamo perdendo un’occasione storica. Vogliamo investire in ricerca? I giovani sono un valore, ma sono poco fiduciosi del futuro: dobbiamo ridare loro speranza. Mi creda, prima ancora che per cercare lavoro i nostri ragazzi partono per il mondo alla ricerca di speranza. Dobbiamo dargliela noi.
In una intervista a noi rilasciata, Sachs attacca nettamente le scelte di Trump. E’ preoccupato per le prese di posizione americane sull'ambiente?
Non entro in questioni che ovviamente il professor Sachs conosce meglio di me. Colgo però un segnale e invito a riflettere su come si gioca il consenso democratico rispetto ai problemi ambientali. Mi spiego: ormai sappiamo dall’evidenza scientifica che ci sono problemi come i cambiamenti climatici, su cui la Conferenza di Parigi ha messo parole decisive. Perché vince le elezioni una persona che nega l’evidenza scientifica? Non è un problema solo americano. Anche da noi troverebbe più consenso un sindaco che permette la circolazione delle auto ovunque, piuttosto che uno che la vietasse in centro città. La scienza ci dice che ha ragione il secondo, l’elezione premierebbe il primo. I temi ambientali non sono opinabili, ma nel contesto democratico vince l’opinione che va al voto. Trump è un caso estremo, ma la domanda è: come combinare le scelte doverose che l’umanità deve fare, con i risultati elettorali che premiano l'individualismo?
In questo contesto l'’Italia vanta di aver introdotto il monitoraggio degli indicatori sul Benessere equo e sostenibile nei documenti ufficiali di programmazione economica. Come li giudica?
Segni importanti, sicuramente positivi. Devo dire che qualche segnale di cambiamento con gli ultimi governi si è visto, si pensi ai provvedimenti sulla ciclabilità o al collegato ambientale. Ho molto apprezzato il baratto amministrativo, inserito nel codice Appalti, per cui chi si prende cura di uno spazio pubblico può avere sconti sui tributi: una formulazione che fa convivere ambiente e società. Sono segni di trasformazione importante, neonati che devono essere diffusi e conosciuti. Segnali importanti anche dall'impostazione sulle grandi opere, che devono essere investimenti pubblici in cui si valuti anche la funzione sociale, oltre che il volano economico. Sono segni di una maturazione del ragionamento del decisore politico. Spero possano crescre.
La nostra Università ha iniziato un percorso sui 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile: ogni mese organizziamo un evento pubblico in città. Quello di questa settimana è stato un momento fondamentale di questo percorso, per quello che rappresenta Sachs e per il suo contributo alla scrittura degli obiettivi. Siamo nel cuore della missione degli Atenei rappresentata dalla trasmissione della conoscenza all’esterno e abbiamo deciso di privilegiare la tematica della sostenibilità. I 17 Obiettivi sono inclusivi per definizione, interessano tutto il sapere: l'Universitas nel senso vero. Abbiamo un ruolo insostituibile per diffondere cultura verso la sostenibilità. Con Sachs, riconosciamo il suo valore e sottolineamo il nostro impegno: c'è comunanza di intenti.
L’Asvis ha lanciato la campagna social #2030whatareUdoing, per sensibilizzare sui temi della sostenibilità. Quale il contributo degli atenei?
Aderiamo alla rete delle Università sostenibili, alla stessa Asvis, siamo presenti nelle Reti che si occupano di questo tema. La stessa Università deve considerarsi come istituzione che deve applicare a sé i criteri della sostenibilità: abbiamo edifici, una struttura aziendale da organizzare. Noi stiamo discutendo un piano strategico di ateneo che metta al centro risparmio energetico, mobilità sostenibile per personale e studenti. Non è banale, ma tutte le Università lo possono fare. Anche perché, più che altrove, ci sono le competenze.
E il rapporto con il territorio bresciano, simbolo dell'industria ma anche delle ricadute che una forte produzione manifatturiera ha su territorio e ambiente?
Brescia è una città dalla lunghissima tradizione industriale e ne ha pagato gli effetti ambientali. Ma può essere ottimo prototipo per mostrare che una città con passato e presente industriale può vivere questa carattristica in senso sostenibile. Pensi alla trasformazione che ha avuto Amburgo: quello è il modello. Abbiamo punte di eccellenza con il teleriscaldamento, siamo la più piccola città in Europa ad avere metropolitana leggera, per la quale è stato investito un miliardo. Possiamo diventare un laboratorio di sostenibilità in Italia: Brescia ha problemi, ma anche risorse tecniche ed economiche, di capitale umano.
Vede la disponibilità imprenditoriale di aprire (anche il portafoglio) a questa transizione?
La vedo, soprattutto tra gli industriali più illuminati e aperti alle novità e a sperimentare nuove strade. Non è un problema del mondo imprenditoriale, mentre la politica è latitante. Le cito un tema su tutti, urgente dal mio punto di vista: dobbiamo affrontare la trasformazione dei profili professionali. Ne servono sempre più di medio-alti, per trovare sbocchi lavorativi. Ci sarà una nuova ondata di disoccupazione a seguito di questo ri-orientamento del mercato del lavoro. Eppure la politica non trova in questo momento camere di compensazione, mentre gli imprenditori sono attenti a questa riflessione sul nostro futuro.
A proposito di politica, come giudica lo sviluppo di questa campagna elettorale in relazione alle tematiche della sostenibilità e dell'equità oggetto di indagine scientifica da parte di Sachs?
I riferimenti nella discussione pubblica di questo momento sono assenti. Ci sono Paesi che lanciano già messaggi molto rilevanti, nel Nord Europa ci dicono che entro il 2030 tutti i veicoli saranno elettrici e noi discutiamo della razza o del problema di non stigmatizzare la violenza che deriva dai contrasti sociali. Sono certo problemi reali, ma per uscirne dobbiamo puntare più in là. Decidiamo cosa vogliamo essere: inclusivi o chiusi, con un'economia decarbonizzata o no? Vogliamo affermare il ruolo dell'Europa come Unione, o ancora discutere se uscirne? Stiamo perdendo un’occasione storica. Vogliamo investire in ricerca? I giovani sono un valore, ma sono poco fiduciosi del futuro: dobbiamo ridare loro speranza. Mi creda, prima ancora che per cercare lavoro i nostri ragazzi partono per il mondo alla ricerca di speranza. Dobbiamo dargliela noi.
In una intervista a noi rilasciata, Sachs attacca nettamente le scelte di Trump. E’ preoccupato per le prese di posizione americane sull'ambiente?
Non entro in questioni che ovviamente il professor Sachs conosce meglio di me. Colgo però un segnale e invito a riflettere su come si gioca il consenso democratico rispetto ai problemi ambientali. Mi spiego: ormai sappiamo dall’evidenza scientifica che ci sono problemi come i cambiamenti climatici, su cui la Conferenza di Parigi ha messo parole decisive. Perché vince le elezioni una persona che nega l’evidenza scientifica? Non è un problema solo americano. Anche da noi troverebbe più consenso un sindaco che permette la circolazione delle auto ovunque, piuttosto che uno che la vietasse in centro città. La scienza ci dice che ha ragione il secondo, l’elezione premierebbe il primo. I temi ambientali non sono opinabili, ma nel contesto democratico vince l’opinione che va al voto. Trump è un caso estremo, ma la domanda è: come combinare le scelte doverose che l’umanità deve fare, con i risultati elettorali che premiano l'individualismo?
In questo contesto l'’Italia vanta di aver introdotto il monitoraggio degli indicatori sul Benessere equo e sostenibile nei documenti ufficiali di programmazione economica. Come li giudica?
Segni importanti, sicuramente positivi. Devo dire che qualche segnale di cambiamento con gli ultimi governi si è visto, si pensi ai provvedimenti sulla ciclabilità o al collegato ambientale. Ho molto apprezzato il baratto amministrativo, inserito nel codice Appalti, per cui chi si prende cura di uno spazio pubblico può avere sconti sui tributi: una formulazione che fa convivere ambiente e società. Sono segni di trasformazione importante, neonati che devono essere diffusi e conosciuti. Segnali importanti anche dall'impostazione sulle grandi opere, che devono essere investimenti pubblici in cui si valuti anche la funzione sociale, oltre che il volano economico. Sono segni di una maturazione del ragionamento del decisore politico. Spero possano crescre.