MILANO - La corsa dell'inflazione Usa non spaventa le Borse, anche se i listini di questi giorni sembrano amare i saliscendi. Ne è una prova la performance di Wall Street: apre in netto rialzo, gira in rosso e alla chiusura delle Borse Ue prova a riprendere quota con tutti e tre gli indici principali in nero: il Dow Jones sale dello 0,3%, il Nasdaq dello 0,6% e lo S&P500 dello 0,1%. I listini del Veccho Continente si muovono al ritmo della Borsa americana e alla fine Milano riesce a spuntare un rialzo dello 0,28%. Londra sale dello 0,29%, Francoforte termina in ribasso frazionale e Parigi strappa un guadagno più convinto dell'1,1%. Euforica stamattina Tokyo che non risente della rivalutazione dello yen e chiude in netto rialzo, con il Nikkei a +1,43%. A Piazza Affari osservato numero uno è Creval, che ieri ha comunicato al mercato i dettagli dell'aumento di capitale che partirà lunedì prossimo. Il titolo scivola di oltre 10 punti dopo essere stato sospeso dagli scambi
L'euro chiude in rialzo, dopo essere salito sopra 1,25 dollari, mentre il biglietto verde scende ai minimi dal novembre 2016 sullo yen. La moneta europea passa di mano a 1,2480 dollari, dopo un top a 1,2510 e il dollaro/yen scende a 106,40 dopo un minimo a 106,18. Euro/yen in ribasso a 132,72, a dimostrazione della scarsa propensione al rischio degli investitori. A rafforzare l'euro è l'aspettativa di una riduzione del Qe da parte della Bce, mentre la spiegazione della debolezza del biglietto verde è più complessa, visto che crescono i segnali di un rafforzamento dell'inflazione Usa e dunque da parte della Fed ci si aspetta strette più ravvicinate. Secondo gli esperti, il dollaro sconta l'aspettativa di un aumento del deficit di bilancio degli Stati Uniti, dopo le manovre messe in atto dall'amministrazione Trump. In lieve salita lo spread a 129 punti con il rendimento del decennale italiano al 2,06%.
Tra i dati macroeconomici di spicco, l'Istat ha messo in evidenzia una crescita di oltre il 7% per l'export italiano. Negli Usa si registra la crescita di 7mila unità delle richieste di sussidi per la disoccupazione, in linea con le stime, mentre delude l'andamento dell'indice Empire State sul manifatturiero di febbraio a 13,1 punti. In linea con le attese infine l'andamento dei prezzi alla produzione di gennaio: +0,4%.
Rallenta il passo il petrolio, dopo l'aumento inferiore alle attese delle scorte americane, pubblicate ieri: al termine della giornata degli scambi europei, il Wti cede lo 0,8% rimandendo aggrappato a quota 60 dollari al barile, il Brent lima l'1,3% a 63,5 dollari. Oro in rialzo sulla scia della debolezza del dollaro: il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,15% a 1.352 dollari l'oncia.
L'euro chiude in rialzo, dopo essere salito sopra 1,25 dollari, mentre il biglietto verde scende ai minimi dal novembre 2016 sullo yen. La moneta europea passa di mano a 1,2480 dollari, dopo un top a 1,2510 e il dollaro/yen scende a 106,40 dopo un minimo a 106,18. Euro/yen in ribasso a 132,72, a dimostrazione della scarsa propensione al rischio degli investitori. A rafforzare l'euro è l'aspettativa di una riduzione del Qe da parte della Bce, mentre la spiegazione della debolezza del biglietto verde è più complessa, visto che crescono i segnali di un rafforzamento dell'inflazione Usa e dunque da parte della Fed ci si aspetta strette più ravvicinate. Secondo gli esperti, il dollaro sconta l'aspettativa di un aumento del deficit di bilancio degli Stati Uniti, dopo le manovre messe in atto dall'amministrazione Trump. In lieve salita lo spread a 129 punti con il rendimento del decennale italiano al 2,06%.
Tra i dati macroeconomici di spicco, l'Istat ha messo in evidenzia una crescita di oltre il 7% per l'export italiano. Negli Usa si registra la crescita di 7mila unità delle richieste di sussidi per la disoccupazione, in linea con le stime, mentre delude l'andamento dell'indice Empire State sul manifatturiero di febbraio a 13,1 punti. In linea con le attese infine l'andamento dei prezzi alla produzione di gennaio: +0,4%.
Rallenta il passo il petrolio, dopo l'aumento inferiore alle attese delle scorte americane, pubblicate ieri: al termine della giornata degli scambi europei, il Wti cede lo 0,8% rimandendo aggrappato a quota 60 dollari al barile, il Brent lima l'1,3% a 63,5 dollari. Oro in rialzo sulla scia della debolezza del dollaro: il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,15% a 1.352 dollari l'oncia.