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(ansa)

Nei programmi dei partiti ogni promessa diventa debito

L'analisi dell'Osservatorio sui conti pubblici diretto da Carlo Cottarelli dà risultati simili per Pd, Forza Italia, Lega e M5S: le riforme mettono a rischio il bilancio dello Stato
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ROMA. Non solo promesse mirabolanti, ma anche la pretesa di riuscire, a fine legislatura, a ridurre il pericolo numero uno della nostra economia, il debito pubblico. La navigazione di Repubblica all'interno dei programmi elettorali si avvale oggi di uno studio dell'economista Carlo Cottarelli e del suo Osservatorio sui conti pubblici presso l'Università cattolica di Milano.

I risultati dell'analisi danno la conferma analitica dei costi elevati e delle scarse coperture che investono in varia misura i programmi economici di Forza Italia, Lega, Cinque Stelle e, anche se in misura minore, il Pd. Ma c'è di più, l'Osservatorio di Cottarelli, che è stato commissario per la spesa pubblica dal 2013 al 2014, si è posto il problema di verificare quale saranno i target di bilancio per la prossima legislatura, ovvero dal 2018 al 2022, proposti dalle maggiori forze politiche: lo ha fatto consultando documenti ufficiali oppure chiedendo dir…
ROMA. Non solo promesse mirabolanti, ma anche la pretesa di riuscire, a fine legislatura, a ridurre il pericolo numero uno della nostra economia, il debito pubblico. La navigazione di Repubblica all'interno dei programmi elettorali si avvale oggi di uno studio dell'economista Carlo Cottarelli e del suo Osservatorio sui conti pubblici presso l'Università cattolica di Milano.

I risultati dell'analisi danno la conferma analitica dei costi elevati e delle scarse coperture che investono in varia misura i programmi economici di Forza Italia, Lega, Cinque Stelle e, anche se in misura minore, il Pd. Ma c'è di più, l'Osservatorio di Cottarelli, che è stato commissario per la spesa pubblica dal 2013 al 2014, si è posto il problema di verificare quale saranno i target di bilancio per la prossima legislatura, ovvero dal 2018 al 2022, proposti dalle maggiori forze politiche: lo ha fatto consultando documenti ufficiali oppure chiedendo direttamente agli interessati.

Ebbene il risultato è che tutti i partiti, magari sullo sfondo o in una appendice di tabelle, prevedono una riduzione del rapporto debito-Pil oggi a quota 131,6% e oggetto delle reprimende di Bruxelles, Fmi e Bce. Forza Italia, ad esempio, dichiara di puntare su una riduzione del debito di una ventina di punti al 112,8% del Pil nel 2022 mentre la Lega si accontenta di 11 punti in cinque anni. Non meno ambizioso il Pd che nel suo piano di rientro fissa il punto di arrivo a fine legislatura a 118,4 e annuncia il risultato "storico" di 100,6% del Pil per l'anno 2029. Le speranze dei Cinque Stelle sembrano andare ben oltre: il loro programma addirittura conta di abbattere il nostro mastodontico debito di 40 punti percentuali nei prossimi dieci anni, dunque nel 2028.

Che cosa c'è che non va in questi programmi? Forse l'aritmetica, se non peggio. Infatti per ridurre il debito la via maestra è quella di tagliare il deficit che si accumula ogni anno sul bilancio dello Stato, e invece gli stessi programmi, passati al setaccio da Cottarelli, garantiscono e sottoscrivono il contrario. Vediamo ad esempio le schede e le tabelle assemblate da Forza Italia: in cinque anni, a fine legislatura le risorse necessarie per far fronte alle promesse (flat tax, reddito dignità, bollo auto ecc.) costano 136,2 miliardi mentre le risorse individuate si fermano a 82,4. Risultato: mancano all'appello quasi 54 miliardi che, se non saranno coperti, andranno a rimpinguare il deficit e il debito salirà al 135,8% del Pil smentendo l'obiettivo del 112,8. Insomma una sorta di gioco di prestigio che peraltro viene arricchito da altri dati positivi ma poco realizzabili: una crescita nominale del Pil ben superiore al 3 e fino al 4% nel 2022 e improbabili ricavi di 10 miliardi per privatizzazioni. Oscuro il gioco dell'avanzo primario: il programma di Forza Italia lo fissa ad un virtuoso 4% nel 2022 ma, a conti fatti, si trasforma in un disavanzo dello 0,9% del Pil: perché mancano all'appello, tra promesse da mantenere e tagli necessari per raggiungere l'obiettivo di avanzo primario, circa 101 miliardi.

Paradossalmente, il quadro macroeconomico proposto dalla Lega appare più coerente con lo spirito del programma elettorale del centrodestra. La Lega intende ridurre l'avanzo primario quasi a zero nei prossimi cinque anni, coprendo in deficit una buona parte delle promesse elettorali che sono senza copertura nel programma di Forza Italia (sebbene anche nel quadro della Lega manchino coperture di 24 miliardi).
Resta però da chiedersi come sia possibile che i due principali partiti della coalizione di centrodestra abbiano piani di finanza pubblica così radicalmente diversi: Forza Italia sembrerebbe intenzionata a rispettare, più o meno, le regole europee puntando a un avanzo primario del 4% e al pareggio di bilancio nel 2022; la Lega violerebbe, palesemente e quasi provocatoriamente, le regole europee, con il quasi azzeramento del deficit e lo sforamento del tetto del 3%.

Anche il Pd ha problemi che passano tra l'intenzione di ridurre il debito e quella di fare nuove spese. Il programma, secondo lo studio di Cottarelli, costa (tra bonus figli, povertà, investimenti, cuneo fiscale ecc.) circa 38 miliardi per i quali "non sono previste coperture sufficientemente definite". L'avanzo primario, il principale motore di riduzione del debito, resta modesto, al 2%, la metà di quello necessario secondo la Banca d'Italia e di quanto, in media, osservato nelle esperienze di altri paesi che sono riusciti a ridurre il debito. Tassi di interesse stimati troppo bassi, sottovalutazione del debito nei prossimi tre anni, crescita troppo pronunciata e cumulo delle promesse, alla fine del percorso porterebbero il debito-Pil a quota il 134,8% nel 2022 (invece del 118,4 previsto).

Tengono ancora di meno le promesse dei grillini alla verifica del contraddittorio percorso tra aumento della spesa e riduzione del debito. Come accennato il debito dovrebbe diminuire di 40 punti in dieci anni, cioè al 91,6% del Pil nel 2028. Anche in questo caso la dichiarata intenzione di considerare un deficit superiore di 10-15 miliardi a quello previsto dal governo per quest'anno (anche se al di sotto del "vetusto e stupido" parametro del 3%) non aiutano. L'esempio dell'Osservatorio è che con un deficit al 3% per raggiungere l'obiettivo di abbattere il debito di 40 punti ci vorrebbe una crescita nominale (dunque inflazione compresa) del 7,7% nella media dei prossimi 10 anni. Visto che non ci riescono neppure i cinesi non ci riuscirà il M5S, anche perché promette circa 103,4 miliardi di misure e deve reperire ancora 64,2 miliardi di coperture sulla sua tabella di marcia.


Le misure

Obiettivi dichiarati dai partiti nei loro programmi per fine legislatura (2022) a confronto con le stime dell'Osservatorio sui conti pubblici
Partito democratico: obiettivo 118,4 miliardi / stima 134,8 miliardi

Assegni per i figli e aiuti povertà. Resta incerto il piano di rientro

Il "Programma elettorale 4 marzo 2018" depositato presso il ministero dell'Interno dal Pd comporta misure espansive per un totale di 38 miliardi (pari all'1,9 per cento del Pil). Queste misure, come è noto, prevedono l'introduzione di un assegno mensile per i figli a carico, l'allargamento degli interventi a sostegno della povertà, gli investimenti in grandi opere e infine una riduzione della tassazione sulle imprese e dei contributi per i lavoratori dipendenti. Nel programma del Partito Democratico, nota l'Osservatorio sui conti pubblici dell'Università Cattolica, non sono previste tuttavia coperture sufficientemente definite. Al tempo stesso, il Partito Democratico, pur non avendo indicato in modo preciso i propri obiettivi di finanza pubblica per i prossimi anni, ha reso pubblico un piano di rientro dal debito. Può funzionare? La risposta è difficile. Il rapporto tra debito e Pil (situato al 131,6 per cento del 2017) dovrebbe scendere al livello del 118,4 per cento del Pil al 2022 e al 100 per cento del Pil nel 2029. Tuttavia con andamenti macroeconomici meno ottimistici, e più probabili, di quelli ipotizzati dal Pd, e in assenza di ulteriori coperture per le nuove iniziative di spesa, il debito pubblico potrebbe salire invece di scendere: secondo l'Osservatorio guidato da Cottarelli, si potrebbe collocare al 134,8 per cento del Pil nel 2022. c

Forza Italia: obiettivo 112,8 miliardi / stima 135,8 miliardi. Lega: obiettivo 120,3 miliardi / stima 135,8 miliardi

Pensioni e flat tax: il conto tocca i 136 miliardi, ne mancano 54

Le misure incluse nel documento "Un programma per l'Italia" firmato dai quattro partiti della coalizione di Centrodestra e depositato presso il ministero dell'Interno, comportano una serie di costosi interventi. Nel pacchetto sono inclusi i noti tagli alla tassazione, con la flat tax, gli aumenti di spesa per pensioni, per la difesa e la sicurezza e per l'espansione del reddito di dignità. Il costo complessivo è pari ad almeno 136 miliardi di euro, con fonti di copertura che si limitano a circa 82 miliardi: alla fine lo squilibrio risulta di almeno 54 miliardi (una cifra pari al 2,6 per cento del Pil al 2022). Il programma punta tuttavia anche a far scendere il rapporto debito-Pil, nel 2022, al 112,8 per cento ma, secondo le previsioni dell'Osservatorio, non ci riuscirà: anzi il fatidico rapporto salirà al 135,8 per cento. La Lega nel suo programma, reso noto nei giorni scorsi, ha indicato obiettivi e strategie di finanza pubblica assai diverse: l'avanzo primario verrebbe quasi azzerato nel corso del quinquennio della prossima legislatura con l'obiettivo di raggiungere, solo per effetto della maggiore crescita, un rapporto debito-Pil del 120,3 nel 2022. L'ipotesi è tuttavia considerata irrealistica dall'Osservatorio sui conti pubblici: il rapporto debito-Pil potrebbe al contrario salire, anche per via dell'assenza di un programma di privatizzazioni, al 135-140 per cento del Pil.

Movimento 5 Stelle: Obiettivo (al 2028) 91,6 miliardi / Stima 138,4 miliardi

Un progetto che regge solo se cresciamo più della Cina

Il Movimento 5 Stelle non ha pubblicato un quadro di finanza pubblica per i prossimi cinque anni, limitandosi a indicare l’obiettivo di ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil di 40 punti percentuali nel prossimo decennio, dunque ponendosi un traguardo nel 2028 del 91,6% del Pil. Una riduzione del debito a tale velocità, assai elevata ed ambiziosa, richiederebbero però un rapido raggiungimento del pareggio di bilancio (o addirittura il raggiungimento di un surplus), a meno di ipotizzare tassi di crescita reali del Pil dell’ordine del 5-6 %, chiaramente irrealistici per l’economia italiana e ormai raggiunti con sforzi e difficoltà anche da Cina ed India. Al tempo stesso le misure incluse nel programma del Movimento 5 Stelle comporterebbero, in assenza di una chiara definizione di ulteriori manovre di copertura, un indebolimento del bilancio primario di circa 64 miliardi, pari al 3,2 % del Pil. Va infatti ricordato che nel programma “grillino” sono presenti 103,4 miliardi di misure espansive, contro soli 39,2 miliardi di coperture previste). Seppure fossero messe in campo ipotesi favorevoli sull’andamento dei tassi di interesse e della crescita, questo indebolimento del bilancio porterebbe, secondo l’Osservatorio sui conti pubblici presso l’Università Cattolica, a un aumento del rapporto tra debito pubblico e Pil dal 131,6 % nel 2017 al 138,4 % nel 2022.