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I feudi di Zonin dal Veneto agli Usa

Credito e scandali. Tra le proprietà sequestrate dai giudici anche latifondi in Sud America e Africa
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MILANO. Le vittime del crac della Banca Popolare di Vicenza possono tirare un (mini) sospiro di sollievo. I 6 miliardi andati in fumo in Borsa bruciando i risparmi di 118mila risparmiatori, non saranno probabilmente mai recuperati. La caccia al tesoro di Gianni Zonin è però arrivata al redde rationem. Lui ce l'ha messa tutta per non farsi beccare. Girando a moglie e figli alla vigilia del dissesto - come nel gioco delle tre tavolette - i beni di famiglia. La "partita a nascondino", come la chiamano in procura, gli è andata male. Il gup ha fatto "tana" ottenendo il sequestro di un pezzo dell'impero del "viticultore prestato alla finanza" (ipse dixit). E i creditori hanno ora un'idea più precisa del tesoretto su cui - se l'iter giudiziario darà loro ragione - potrebbero mettere le mani. Un elenco di beni a cinque stelle dove, tra l'altro, ci sono un'Abbazia milletrecentesca a due passi da San G…
MILANO. Le vittime del crac della Banca Popolare di Vicenza possono tirare un (mini) sospiro di sollievo. I 6 miliardi andati in fumo in Borsa bruciando i risparmi di 118mila risparmiatori, non saranno probabilmente mai recuperati. La caccia al tesoro di Gianni Zonin è però arrivata al redde rationem. Lui ce l'ha messa tutta per non farsi beccare. Girando a moglie e figli alla vigilia del dissesto - come nel gioco delle tre tavolette - i beni di famiglia. La "partita a nascondino", come la chiamano in procura, gli è andata male. Il gup ha fatto "tana" ottenendo il sequestro di un pezzo dell'impero del "viticultore prestato alla finanza" (ipse dixit). E i creditori hanno ora un'idea più precisa del tesoretto su cui - se l'iter giudiziario darà loro ragione - potrebbero mettere le mani. Un elenco di beni a cinque stelle dove, tra l'altro, ci sono un'Abbazia milletrecentesca a due passi da San Gimignano, un Castello medioevale in Piemonte dove qualche secolo fa spadroneggiavano (parola del Codex Astentis) i Templari. Più 2mila ettari di vigneti pregiati, un paio di etichette - un Chianti del 2014 e uno Syrah siciliano del 2015 - insignite dei tre bicchieri del Gambero rosso, una tenuta di 500 ettari in Virginia con casa padronale disegnata dall'archistar Thomas Jefferson, più noto agli storici come terzo presidente Usa.

Per ora, meglio dirlo subito, non cambia niente. I figli di Gianni continuano a gestire la Casa Vinicola Zonin, un colosso da 193 milioni di ricavi e cinque di profitti che la famiglia controlla dal 1821. E la giustizia stabilirà (con i suoi tempi) se le casseforti sequestrate dal tribunale - che ne controllano una quota di minoranza - potranno essere usate per risarcire le persone danneggiate. La mossa della procura strappa però Zonin da quella situazione di nullatenente (o quasi) che il banchiere si era cucito addosso per non pagare il conto del crac. Tenendosi in portafoglio solo un bosco ceduo a Gambellara, la prima tenuta di famiglia, 550 metri quadri di "cappelle e oratori non destinati al culto" a Radda in Chianti e pochi vani in area berica. La polpa del tesoretto, accumulato in parte grazie ai 180 milioni di prestiti ottenuti dalla Popolare Vicenza, ha cambiato padrone con gran tempismo poco prima della bufera finanziaria. La villa del '500 a Montebello dove risiedeva e altre pertinenze - valore 10 milioni secondo Federcontribuenti - sono state girate a moglie e figli a fine 2015. E Gianni, con prudenza, ne avrebbe tenuto solo l'usufrutto, bene senza alcun valore in un'aula di tribunale. 

La partita dell'azienda vinicola di casa è stata sistemata con una doppia mossa a fine 2015. Prima con un aumento di capitale che ha mandato in minoranza l'ex-numero uno della Popolare di Vicenza passando il controllo ai suoi ragazzi. Poi con uno strategico "patto di famiglia" firmato davanti al notaio a marzo 2016 che ha girato a Domenico, Francesco e Michele, i tre "eredi", le altre quote di minoranza rimaste nel portafoglio. L'operazione appena congelata dal tribunale nel tentativo di recuperare i soldi con cui rimborsare eventuali danni alle parti civili.

Sotto il cappello della Casa vinicola Zonin - e in via teorica nel mirino, almeno in parte, dei creditori - c'è un ventaglio di proprietà che spazia dai 550 ettari di viti di Ca' Bolani in Friuli (la tenuta di Aquileia scelta come buen ritiro da Zonin dopo il crac ) all'azienda Principi di Butera in Sicilia, ex proprietà dei Principi di Bianciforte e dei Lanza di Scalea; dai vigneti storici della Vernaccia di San Gimignano al Castello del Monferrato che ospitava centinaia di anni fa i custodi del Sacro Graal fino ai 430 ettari della Rocca di Montemassi in Maremma. Una distesa di vigneti, ulivi e pini marittimi con annesso lago naturale e museo della Civiltà rurale voluto da Zonin e signora.

In totale nove tenute storiche da sogno in Italia più una testa di ponte in Virginia negli Usa (dove il gruppo fattura 70 milioni l'anno): qui Zonin ha acquistato nel 1976 la prestigiosa dimora agricola del governatore James Barbour, comprensiva di "mansion" disegnata a inizio '800 da Jefferson. Le leggende metropolitane in Veneto dicono che Zonin sia proprietario pure di latifondi in Sudamerica e e Sud Africa, beni di cui però la procura finora non ha trovato traccia. La caccia al tesoro del banchiere entra ora in stand-by. Lui per ora ha pagato solo una multa di 370 mila euro alla Consob per illeciti nella vendita di azioni alla clientela. La Popolare Vicenza gli ha chiesto di risarcire in solido con gli ex-dirigenti due miliardi di danni mentre i pm hanno chiesto il rinvio al giudizio. I creditori però, grazie ai sequestri di questa settimana, hanno un filo di speranza in più di recuperare i soldi persi. Se il tribunale darà loro ragione, visti i beni in ballo, almeno il brindisi è assicurato.