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La Lega di Zaia torna padrona a casa sua, i consensi dei Cinquestelle in ritirata

Il paradosso delle liste zeppe di salviniani ma spinte dalla popolarità del governatore e dall'onda lunga del referendum per l'autonomia. Il Pd in gioco solo a Venezia
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TREVISO. Non era ancora salito sul predellino sotto la loggia di piazza dei Signori a Treviso che Matteo Salvini stava già raccontando la sua storiella da campagna elettorale preferita: "Oggi sono entrato a Treviso in macchina. Ho trovato il primo trevigiano dopo un quarto d'ora". Giù applausi. "Poi sono stato in stazione e mi sono chiesto: ma siamo a Treviso?". Altri applausi. Chissà quante volte le hanno sentite, la stessa storiella e le sue mille declinazioni, qui nella terra di Gian Paolo Gobbo, capo storico della Liga Veneta, due volte sindaco di Treviso, e del suo successore, lo sceriffo Giancarlo Gentilini.
Tra l'altro sul fronte dell'immigrazione il momento non è particolarmente caldo, anzi. Nelle zone più floride del Veneto, dove la ripresa si vede a occhio nudo, l'integrazione delle decine di migliaia di immigrati (regolari) funziona egregiam…
TREVISO. Non era ancora salito sul predellino sotto la loggia di piazza dei Signori a Treviso che Matteo Salvini stava già raccontando la sua storiella da campagna elettorale preferita: "Oggi sono entrato a Treviso in macchina. Ho trovato il primo trevigiano dopo un quarto d'ora". Giù applausi. "Poi sono stato in stazione e mi sono chiesto: ma siamo a Treviso?". Altri applausi. Chissà quante volte le hanno sentite, la stessa storiella e le sue mille declinazioni, qui nella terra di Gian Paolo Gobbo, capo storico della Liga Veneta, due volte sindaco di Treviso, e del suo successore, lo sceriffo Giancarlo Gentilini.
Tra l'altro sul fronte dell'immigrazione il momento non è particolarmente caldo, anzi. Nelle zone più floride del Veneto, dove la ripresa si vede a occhio nudo, l'integrazione delle decine di migliaia di immigrati (regolari) funziona egregiamente, fin da quando, 15 anni fa, furono gli imprenditori di Dosson, Preganziol, Casier e Casale, insieme alle istituzioni pubbliche, a finanziare la costruzione di alloggi per gli stranieri impiegati nelle aziende. Oggi le aree di disagio sono concentrate intorno agli hub che accolgono i richiedenti asilo: la caserma Serena di Treviso, la Zanusso di Oderzo, l'ex base di Bagnoli e Conetta, tra la Bassa Padovana e la provincia di Venezia. Ma parliamo di alcune centinaia di profughi per ciascuno degli hub e le cifre nell'ultimo anno si sono parecchio ridotte rispetto alle punte massime dei mesi precedenti. Poi ci sono le aree urbane ad alta concentrazione di immigrati, come il quartiere Arcella di Padova, a fianco dei binari dell'alta velocità. Ma proprio a Padova, meno di un anno fa, un nome illustre della Lega come Massimo Bitonci fu battuto al ballottaggio dal candidato di centrosinistra Sergio Giordani, che al primo turno aveva ben 11 punti di ritardo.

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Con gli arrivi in calo e la costante flessione delle statistiche sui reati, insomma, l'immigrazione non sembra un'emergenza. Così come non sono (più) un'emergenza l'economia e l'occupazione. Nel suo ultimo aggiornamento congiunturale, la Banca d'Italia annota il consolidamento della crescita dell'industria, un nuovo balzo delle esportazioni, una prevedibile ulteriore espansione degli investimenti nel 2018: "L'occupazione è aumentata e la situazione economica delle famiglie è ancora migliorata". Vista da una delle 150 cantine dell'area Conegliano - Valdobbiadene che producono quel vero e proprio fenomeno dell'export nazionale che è il Prosecco, la recessione è un ricordo. Ma anche l'industria viaggia spedita, dalla termomeccanica nel Veronese agli elettrodomestici nel Trevigiano, dalla concia di Arzignano (che impiega migliaia di extracomunitari) alle calzature sportive di Montebelluna. I distretti producono a pieni giri, vendono, esportano, fatturano.

Tensione sociale nella norma, economia in netta risalita: se non fosse per i milioni di euro dei risparmiatori polverizzati dalla Popolare di Vicenza e da Veneto Banca, mancherebbero quasi del tutto i classici ingredienti con cui i populisti confezionano le loro ricette a basso prezzo. Eppure, a dar retta alle cifre dei sondaggi delle scorse settimane, la Lega si appresta a fare il pieno, a sbaragliare la pallida concorrenza del centrosinistra e dei Cinque Stelle (e quella interna al centrodestra di Forza Italia). Tra sette giorni, il Carroccio sarà il primo partito praticamente in tutta la Regione, con percentuali multiple rispetto a quelle del 2013. Ma allora la Lega veniva dagli scandali dei rimborsi e dei diamanti di Belsito: raccolse il 4% sul territorio nazionale e poco più di 300mila voti in Veneto (sotto l'11%). Tutti, qui, si aspettano la moltiplicazione di quei numeri. Per due, qualcuno stima addirittura tre volte, fino ad arrivare oltre il 30% nelle province a forte trazione leghista: Vicenza, Treviso, Belluno.
"La Lega è rimasta l'unica forza con una presenza radicata sul territorio - spiega Daniele Marini, docente di Sociologia all'Università di Padova e direttore scientifico di Community Media Research - Tramontato Galan, Forza Italia le ha sostanzialmente lasciato campo libero nel centrodestra. Il Pd in Veneto non ha figure rappresentative, il M5S ha una presa molto inferiore rispetto ad altre regioni. La Lega vince sulle assenze degli altri. E poi c'è Zaia...". Il governatore più amato d'Italia. Il leghista che due anni fa fu rieletto con oltre il 50% dei voti, di cui quasi metà raccolti con una lista che portava il suo nome (più il 17,8% della Lega). Il presidente che, nel settembre scorso, ha portato alle urne oltre due milioni di veneti per votare l'autonomia. "Non erano tutti leghisti - dice Marini - la questione dell'autonomia attraversa orizzontalmente tutto l'elettorato. Ma la Lega oggi stacca il dividendo di quella operazione politica".

"La crescita della Lega, nonostante la contraddizione tra la virata nazionale di Salvini e il forte legame con l'identità locale dei leghisti veneti, si spiega proprio con la figura di Zaia che tra i seguaci del Carroccio ha una credibilità superiore a quella del segretario", argomenta Giovanni Manildo, il sindaco Pd di Treviso che cinque anni fa sconfisse Gentilini e che nella tarda primavera sfiderà nuovamente l'onda montante della Lega. "Poi, certo, la regola d'oro di Zaia è che è meglio dribblare le decisioni in cui si rischia di scontentare qualcuno e non combattere le battaglie che si rischia di perdere".

Come quella delle liste: disegnate dal segretario della Liga Gianantonio Da Re nel suo autolavaggio di Vittorio Veneto, su ispirazione di Salvini (e sotto lo sguardo attento di Bitonci, leader del movimento nel Padovano), sono piene di giovani amministratori locali, sindaci, assessori, molte donne. Arianna Lazzarini, sindaca di Pozzonovo, Marica Fantuz, sindaca a Meduna di Livenza. Sonia Fregolent a Sernaglia della Battaglia, Angela Colmellere, la sindaca di Miane che si è fatta ritrarre sui manifesti elettorali con la pistola in mano, al poligono di tiro, sopra lo slogan "Scegli la sicurezza". E ancora l'architetto Giorgia Andreuzza (assessore a Venezia), la vicesindaca di Portogruaro Ketty Fogliani, i sindaci di Vigodarzere Adolfo Zordan e di San Gregorio nelle Alpi Mirco Badole. A Padova, in un collegio blindato, il nome a fianco del simbolo del Carroccio è quello di Alberto Stefani, 25 anni: sarà probabilmente il più giovane parlamentare della nuova legislatura. "Zero paracadutati, tutti nomi del territorio, ciascuno candidato nel collegio dove fa l'amministratore, il dirigente locale, l'attivista", commenta compiaciuto Bitonci.

Ma non tutti hanno festeggiato l'operazione rinnovamento: diverse proteste si sono levate per denunciare la sparizione dalle liste degli "Zaia boys", i leghisti più vicini al governatore. Lui, Zaia, neppure una piega. Qualche apparizione al fianco di Salvini - in piazza Duomo a Milano, sabato, o questa sera al Palageox di Padova - pochissime dichiarazioni politiche, profilo basso. Fatto sta che il suo volto compare sulla copertina della brochure (1,8 milioni di copie) che le famiglie venete stanno ricevendo nella loro casella postale e sui manifesti che tappezzano i banchetti e i gazebo della Lega nei mercati e nelle piazze. La Lega sembra l'unica ad aver dato fondo alle sue energie in questa campagna elettorale. Per il resto, girando le strade di Treviso o di Padova, pochissimi manifesti e ancora più rari gli eventi pubblici.

I Cinque Stelle, che pescano consensi nello stesso bacino della Lega, quello di artigiani, commercianti, imprenditori individuali, sono inquieti per la fuga ancora inspiegabile di David Borrelli, il primo consigliere comunale del Movimento, a Treviso nel 2008. Il centrosinistra sembra rassegnato a perdere praticamente tutti i collegi uninominali: solo uno, Venezia città (il Pd schiera Nicola Pellicani) è realmente contendibile. Gli altri dovrebbero finire tutti al centrodestra (16 leghisti su 28 collegi). Nel proporzionale, il Pd ha scelto come traini il ministro dell'Interno Marco Minniti a Venezia, Lucia Annibali a Vicenza, l'ex sindaco di Ponte nelle Alpi Roger De Menech a Belluno e Treviso, Alessandro Zan (ex di Sel) a Padova. Ma, complici il sistema proporzionale e la cronica scarsità di fondi, la competizione sembra un po' sbiadita. Quasi rassegnata.