Anno 2022, fine del diesel: anche Fca pronta all’addio
Paolo Griseri , di PAOLO GRISERI "Ormai per i costruttori è troppo costoso adeguarsi ai crescenti limiti sulle emissioni. In Italia il gasolio sarà bandito dal 2040
TORINO. Anche Fca è pronta ad abbandonare i motori a gasolio. Lo dice il Financial Times riportando indiscrezioni sul contenuto del prossimo piano industriale del gruppo del Lingotto, che Sergio Marchionne presenterà il 1 giugno a Balocco. L’indiscrezione del quotidiano finanziario inglese non è stata ieri commentata da Torino ma è abbastanza chiaro che anche la multinazionale italo-americana ha ormai deciso una exit strategy. Si tratta solo di stabilire la data. Che sia il 2022, come scrive il Ft, o una data diversa poco importa. Probabilmente l’indicazione riportata dal giornale inglese deriva dal fatto che il prossimo piano di Fca avrà un orizzonte di quattro anni. L’uscita dal diesel riguarda solo le auto e non invece i veicoli commerciali che in molte parti del mondo sono tuttora alimentati con il gasolio. L’annuncio di Fca, quando verrà dato, non sarà comunque isolato. Altri costruttori, come…
TORINO. Anche Fca è pronta ad abbandonare i motori a gasolio. Lo dice il Financial Times riportando indiscrezioni sul contenuto del prossimo piano industriale del gruppo del Lingotto, che Sergio Marchionne presenterà il 1 giugno a Balocco. L’indiscrezione del quotidiano finanziario inglese non è stata ieri commentata da Torino ma è abbastanza chiaro che anche la multinazionale italo-americana ha ormai deciso una exit strategy. Si tratta solo di stabilire la data. Che sia il 2022, come scrive il Ft, o una data diversa poco importa. Probabilmente l’indicazione riportata dal giornale inglese deriva dal fatto che il prossimo piano di Fca avrà un orizzonte di quattro anni. L’uscita dal diesel riguarda solo le auto e non invece i veicoli commerciali che in molte parti del mondo sono tuttora alimentati con il gasolio. L’annuncio di Fca, quando verrà dato, non sarà comunque isolato. Altri costruttori, come il giapponese Toyota e i francesi di Peugeot, hanno già reso pubbliche scelte analoghe.
Ad uccidere la creatura di Rudolph Diesel, ingegnere tedesco nato a Parigi a metà Ottocento, sono state le norme sempre più stringenti sulle emissioni di ossido di azoto e i divieti di circolazione in molte aree urbane, soprattutto in Europa. Il dieselgate, in parte conseguenza dell’irrigidirsi delle norme di omologazione, ha fatto il resto. I costruttori prevedono che nel prossimo futuro realizzare motori diesel in grado di abbattere le emissioni di ossidi di azoto al punto da rientrare nelle nuove normative potrebbe aumentare i costi del 20 per cento. Incremento che finirebbe per scaricarsi sul prezzo di vendita proprio mentre i costi delle auto ibride (quasi sempre benzina/elettrico) stanno diminuendo. Si finirebbe così per pagare di più automobili che, anche nelle loro versioni più recenti, sono ormai entrate nel mirino di governi e amministrazioni, desiderosi di far sapere ai cittadini che si stanno dando da fare contro l’inquinamento.
Insomma l’acquisto di un’auto con quel motore assomiglia sempre di più a un atto di fede quando non a un gesto decisamente autolesionista. Invano in questi anni i costruttori, soprattutto quelli tedeschi, hanno fatto notare che i moderni motori a gasolio inquinano meno di tanti vecchi motori a benzina. Ormai il diesel sembra aver perso la sua battaglia, è diventato, suo malgrado, sinonimo di inquinamento. Non solo in America, dove non è riuscito ad entrare sul mercato delle automobili, bloccato sul nascere dallo scandalo Volkswagen. Ma anche in Europa dove fino a pochi anni fa era addirittura il propulsore più diffuso. Scandali e divieti hanno fatto scendere la quota diesel sulle immatricolazioni europee al 43,8 per cento nel 2017. Anche perché dal 2025 importanti capitali come Parigi, Madrid, Atene e Città del Messico hanno già annunciato di voler bandire i motori a gasolio. L’Italia lo farà nel 2040, come la Francia e il Regno Unito. Paesi più piccoli e più ricchi in rapporto alla popolazione, come la Norvegia, hanno anticipato al 2025 la messa al bando di tutti i motori tradizionali, a benzina e diesel. Annunci che vengono accompagnati, come nel caso tedesco, da corposi incentivi (da 3 a 4 mila euro) per passare alle vetture elettriche o ibride.
In Italia l’alternativa offerta da Fca è quella della propulsione a metano. Una soluzione poco diffusa nel resto d’Europa ma molto nella Penisola tanto da portare il nostro Paese in vetta alla classifica continentale delle propulsioni alternative. Per la stessa Fca mettere in pratica l’abbandono del diesel significa sostituire nel giro di pochi anni il 40,6 per cento delle sue consegne europee. Ma tra oggi e la fine del prossimo decennio il pianeta automobile sarà così rivoluzionato che probabilmente la disputa su diesel-non diesel, somiglierà a quella ottocentesca su quali siano i migliori cavalli da tiro. Così, 140 anni dopo la pubblicazione del saggio su un nuovo tipo di «motore termico razionale, destinato a soppiantare la macchina a vapore», l’idea di Rudolph Diesel finirà in soffitta. Almeno per quel che riguarda le automobili.
Ad uccidere la creatura di Rudolph Diesel, ingegnere tedesco nato a Parigi a metà Ottocento, sono state le norme sempre più stringenti sulle emissioni di ossido di azoto e i divieti di circolazione in molte aree urbane, soprattutto in Europa. Il dieselgate, in parte conseguenza dell’irrigidirsi delle norme di omologazione, ha fatto il resto. I costruttori prevedono che nel prossimo futuro realizzare motori diesel in grado di abbattere le emissioni di ossidi di azoto al punto da rientrare nelle nuove normative potrebbe aumentare i costi del 20 per cento. Incremento che finirebbe per scaricarsi sul prezzo di vendita proprio mentre i costi delle auto ibride (quasi sempre benzina/elettrico) stanno diminuendo. Si finirebbe così per pagare di più automobili che, anche nelle loro versioni più recenti, sono ormai entrate nel mirino di governi e amministrazioni, desiderosi di far sapere ai cittadini che si stanno dando da fare contro l’inquinamento.
Insomma l’acquisto di un’auto con quel motore assomiglia sempre di più a un atto di fede quando non a un gesto decisamente autolesionista. Invano in questi anni i costruttori, soprattutto quelli tedeschi, hanno fatto notare che i moderni motori a gasolio inquinano meno di tanti vecchi motori a benzina. Ormai il diesel sembra aver perso la sua battaglia, è diventato, suo malgrado, sinonimo di inquinamento. Non solo in America, dove non è riuscito ad entrare sul mercato delle automobili, bloccato sul nascere dallo scandalo Volkswagen. Ma anche in Europa dove fino a pochi anni fa era addirittura il propulsore più diffuso. Scandali e divieti hanno fatto scendere la quota diesel sulle immatricolazioni europee al 43,8 per cento nel 2017. Anche perché dal 2025 importanti capitali come Parigi, Madrid, Atene e Città del Messico hanno già annunciato di voler bandire i motori a gasolio. L’Italia lo farà nel 2040, come la Francia e il Regno Unito. Paesi più piccoli e più ricchi in rapporto alla popolazione, come la Norvegia, hanno anticipato al 2025 la messa al bando di tutti i motori tradizionali, a benzina e diesel. Annunci che vengono accompagnati, come nel caso tedesco, da corposi incentivi (da 3 a 4 mila euro) per passare alle vetture elettriche o ibride.
In Italia l’alternativa offerta da Fca è quella della propulsione a metano. Una soluzione poco diffusa nel resto d’Europa ma molto nella Penisola tanto da portare il nostro Paese in vetta alla classifica continentale delle propulsioni alternative. Per la stessa Fca mettere in pratica l’abbandono del diesel significa sostituire nel giro di pochi anni il 40,6 per cento delle sue consegne europee. Ma tra oggi e la fine del prossimo decennio il pianeta automobile sarà così rivoluzionato che probabilmente la disputa su diesel-non diesel, somiglierà a quella ottocentesca su quali siano i migliori cavalli da tiro. Così, 140 anni dopo la pubblicazione del saggio su un nuovo tipo di «motore termico razionale, destinato a soppiantare la macchina a vapore», l’idea di Rudolph Diesel finirà in soffitta. Almeno per quel che riguarda le automobili.