Economia

Borse in rialzo, Wall Street ancora positiva. Draghi: "Serve pazienza e persistenza"

Jerome Powell, presidente Fed, chiamato a parlare al Congresso in settimana (ap)
La Fed si è mostrata meno preoccupata del previsto sul fronte dell'inflazione e ha raffreddato i timori di una stretta monetaria accelerata
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MILANO - I mercati finanziari iniziano in rialzo la settimana, in scia a Wall Street e alle parole rassicuranti del governatore Bce, Mario Draghi. I listini europei terminano positivi, dopo gli acquisti che hanno caratterizzato gli scambi sulle Borse asiatiche. Milano è la Borsa più timida con un guadagno finale dello 0,15%. Meglio invece le altre: Parigi aggiunge lo 0,51%, Londra lo 0,62% e Francoforte lo 0,35%. Anche sui listini Usa prosegue la fase positiva: il Dow Jones chiude a +1,6%, il Nasdaq è avanzato dell'1,2%; anche lo S&P 500 ha messo a segno un progresso dello 1,2%.

Sulle sale operative arrivano le parole del governatore della Bce, Mario Draghi, che al Parlamento europeo ha riconosciuto che la crescita dell'Eurozona è robusta, ma "allo stesso tempo l'inflazione deve ancora mostrare segnali più convincenti di un aggiustamento verso l'alto". Ha quindi usato parole accomodanti: "Anche se il forte slanciodell'economia dell'Eurozona ha chiaramente rafforzato la nostra fiducia nelle prospettive d'inflazione, servono ancora pazienza e persistenza riguardo alla politica monetaria". Il governatore ha aggiunto che "la recente volatilità nei mercati finanziari, specie nel tasso di cambio, merita particolare attenzione per le possibili implicazione sulle prospettive di medio termine di stabilità dei prezzi". Draghi ha quindi affermato che non si è parlato di estendere il Quantitative easing, il piano di acquisto di titoli di Stato e non, dopo la scadenza prevista a settembre. Dopo l'intervento di Draghi, l'euro frena e torna sotto quota 1,23 dollari: la moneta unica è indicata a 1,2291 dollari (1,2295 venerdì), dopo essersi mossa per l'intera giornata al di sopra degli 1,23 dollari.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi, che ha risentito di qualche incertezza dopo le parole di Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue, che ha espresso preoccupazioni per il voto italiano di domenica prossima, è poco sotto 140 punti base. Il decennale italiano rende il 2% sul mercato secondario, mentre il Tesoro ha venduto 6 miliardi di Bot semestrali per un rendimento del -0,403% in crescita di 1 punto base e domanda coperta per 1,57 volte. A Piazza Affari si segnalano i conti di Sogefi e Pirelli.

Debutto di settimana in forte rialzo stamane per la Borsa di Tokyo: al termine delle contrattazioni l'indice Nikkei dei titoli guida ha guadagnato l'1,19% terminando a 22.153,63 punti mentre il più ampio indice Topix è salito dello 0,81% a 1.774,81 punti. Il leading indicator del Giappone, indice anticipatore dello stato di salute dell'economia nipponica, scende a dicembre a 107,4 punti rispetto ai 108,2 di  novembre e rivisto a l ribasso rispetto alla precedente stima di 107,9. Le Borse cinesi hanno segnato buoni guadagni all'indomani dell'annuncio delle proposte di riforma alla Costituzione della Cina promosse dal Pcc, tra cui l'eliminazione del limite di due mandati alla presidenza, e il richiamo alla corretta gestione a tre compagnie assicurativo, a pochi giorni dal commissariamento del colosso Anbang. L'indice Composite di Shanghai sale dell'1,23%, a 3.329,57 punti, mentre quello di Shenzhen segna un progresso del 2,24%, chiudendo a ridosso dei massimi intraday a quota 1.815,02. Lo yuan si rafforza di 104 punti base sul dollaro dopo che la Banca centrale cinese ha fissato la parità a 6,3378.

Già venerdì, come accennato, gli scambi a Wall Street erano andati bene. Gli investitori sono stati rassicurati dalla Federal Reserve, che non sembra preoccupata da un'accelerazione dell'inflazione. In un rapporto pubblicato con cadenza semestrale in vista della testimonianza al Congresso, prevista domani, del suo governatore Jerome Powell, la Banca centrale americana ha detto di aspettarsi un incremento "moderato" dei salari. Questo potrebbe significare che la Fed forse non avrà bisogno di alzare i tassi quattro volte nel 2018, come temuto da quando il 2 febbraio scorso il governo Usa pubblicò il rapporto sull'occupazione americana a gennaio, da cui emerse il maggiore balzo annuale dei salari orari dal giugno 2009. Ciò alimentò i timori di un aumento dell'inflazione e dunque di una Fed poco accomodante, cosa che fece scattare un sell-off nell'azionario. Di riflesso, i rendimenti dei Treasury decennali hanno flirtato con il 3%. Ma - dice Bloomberg - molti trader sono convinti che le azioni potranno continuare a salire anche se il rendimento dei bond governativi Usa arrivasse al 3,5 o 4%. A gettare oggi acqua sul fuoco delle preoccupazioni sono arrivate le dichiarazioni del presidente della Fed di St. Louis, James Bullard, secondo il quale la politica monetaria della Fed è appropriata e lo sarà probabilmente per i prossimi anni con gli Stati Uniti che sono in un regime di bassa crescita. 

Quanto infine alle materie prime, i prezzi del petrolio sono in rialzo alla chiusura delle Borse Ue: il Wti guadagna lo 0,65% a 64 dollari al barile e il Brent sale dello 0,5% a 67,65 dollari. L'oro è in rialzo a 1.332 dollari l'oncia.