MILANO - Se l'erba del vicino è sempre più verde, perché non lo potrebbe essere anche l'energia? E' quello che devono aver pensato al quartiere generale di Swisspower, l'utility svizzera controllato da un gruppo di comuni dei cantoni tedeschi, uno dei principali operatori del settore nella vicina Confederazione. Verde in tutti i sensi, visto che stiamo parlando di energia rinnovabile: Swisspower ha dato mandato alla sua controllata attiva nella green economy di andare in Germania e in Italia e rilevare impianti eolici e idroelettrici. Non da subito, ma fra qualche anno, l'elettricità così prodotta verrà importata oltre le Alpi, per impedire che la Svizzera rimanga al buio.
Detto così potrebbe sembrare esageratamente allarmistico. Ma, in realtà, corrisponde a quanto potrebbe accadere dopo il 2030: per quella data, è previsto che parta il piano per la graduale chiusura delle centrali nucleari del paese. Lo ha deciso il governo di Berna, dopo l'incidente di Fukushina, anche se poi un successivo referendum proposto dai Verdi ha bocciato, seppure a stretta maggioranza, una accelerazione dell'uscita dal nucleare. Nei prossimi 12 anni la Svizzera deve trovare valide alternative alla produzione elettrica che verrà meno, visto che le centrali atomiche al momento coprono il 37 per cento del fabbisogno nazionale, contro un 60 per cento soddisfatto dagli impianti idroelettrici. Come sostituire il nucleare? Un problema che non trova risposte con soluzioni "interne". Cancellato il nucleare, anche gli impianti alimentati a combustibili fossili sono assolutamente fuori discussione per combattere le emissioni di CO2. La strada obbligatoria porta a un incremento della quota rinnovabile, ma anche su questo fronte la Svizzera ha più di un ostacolo da superare: gli "invasi" dove realizzare grandi centrali idroelettriche sono già stati tutti sfruttati (rimane spazio solo per qualche impianto mini-hydro), il fotovoltaico ha una resa poco soddisfacente, l'eolico si scontra con i vincoli paesaggistici.
La logica conseguenza è ricorrere all'importazione di energia. Ma per non dipendere dalla fluttuazione dei prezzi e per non dipendere dai mercati dell'energia di altri paese, l'utility svizzera ha dato mandato all'amministratore delegato della sua controllata Swisspower Renewables, Felix Meier, di andare in giro per l'Italia e la Germania per acquistare impianti eolici o idroelettrici. La scelta è quasi obbligata per questioni di "vicinato", ma l'Italia ha un ulteriore vantaggio viste le opportunità che si aprono sul mercato: il settore nel nostro apese è molto frammentato e ci sono particolari occasioni di acquisto.
Non solo, Swisspower ha già messo un piede nel nostro paese: le prime dieci centrali idro sono stati acquistate nel 2015, mentre l'anno dopo ha messo a segno una maxi-acquisizione di altri 27 impianti (21 idroelettriche, 3 parchi eolici e 3 impianti fotovoltaici), in nove regioni dal Piemonte alla Calabria. Ora, Swisspower ha deciso di crescere ancora, grazie alle risorse messe a disposizione dal fondo di investimento Uceis che – a fine 2017 - ha pagato 90 milioni di franchi per salire al 34% della società. L’erba del vicino è più verde, ma prima ci dovrà essere qualcuno disposta a venderla.
Detto così potrebbe sembrare esageratamente allarmistico. Ma, in realtà, corrisponde a quanto potrebbe accadere dopo il 2030: per quella data, è previsto che parta il piano per la graduale chiusura delle centrali nucleari del paese. Lo ha deciso il governo di Berna, dopo l'incidente di Fukushina, anche se poi un successivo referendum proposto dai Verdi ha bocciato, seppure a stretta maggioranza, una accelerazione dell'uscita dal nucleare. Nei prossimi 12 anni la Svizzera deve trovare valide alternative alla produzione elettrica che verrà meno, visto che le centrali atomiche al momento coprono il 37 per cento del fabbisogno nazionale, contro un 60 per cento soddisfatto dagli impianti idroelettrici. Come sostituire il nucleare? Un problema che non trova risposte con soluzioni "interne". Cancellato il nucleare, anche gli impianti alimentati a combustibili fossili sono assolutamente fuori discussione per combattere le emissioni di CO2. La strada obbligatoria porta a un incremento della quota rinnovabile, ma anche su questo fronte la Svizzera ha più di un ostacolo da superare: gli "invasi" dove realizzare grandi centrali idroelettriche sono già stati tutti sfruttati (rimane spazio solo per qualche impianto mini-hydro), il fotovoltaico ha una resa poco soddisfacente, l'eolico si scontra con i vincoli paesaggistici.
La logica conseguenza è ricorrere all'importazione di energia. Ma per non dipendere dalla fluttuazione dei prezzi e per non dipendere dai mercati dell'energia di altri paese, l'utility svizzera ha dato mandato all'amministratore delegato della sua controllata Swisspower Renewables, Felix Meier, di andare in giro per l'Italia e la Germania per acquistare impianti eolici o idroelettrici. La scelta è quasi obbligata per questioni di "vicinato", ma l'Italia ha un ulteriore vantaggio viste le opportunità che si aprono sul mercato: il settore nel nostro apese è molto frammentato e ci sono particolari occasioni di acquisto.
Non solo, Swisspower ha già messo un piede nel nostro paese: le prime dieci centrali idro sono stati acquistate nel 2015, mentre l'anno dopo ha messo a segno una maxi-acquisizione di altri 27 impianti (21 idroelettriche, 3 parchi eolici e 3 impianti fotovoltaici), in nove regioni dal Piemonte alla Calabria. Ora, Swisspower ha deciso di crescere ancora, grazie alle risorse messe a disposizione dal fondo di investimento Uceis che – a fine 2017 - ha pagato 90 milioni di franchi per salire al 34% della società. L’erba del vicino è più verde, ma prima ci dovrà essere qualcuno disposta a venderla.