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Il sit-in anti armi davanti alla Casa Bianca 

L’America riscopre la decenza

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Sta accadendo una cosa curiosa sulla scena americana: un forte riemergere del senso della decenza. Improvvisamente, sembra che i peggiori manchino di convinzione, e che i migliori siano colmi di un'intensa passione. Non sappiamo se questo si tradurrà in un cambiamento politico. Ma forse stiamo attraversando un momento di trasformazione. Si può vedere nella brusca svolta verso la decenza del sempre più forte movimento #MeToo; nel giro di pochi mesi una realtà che sembrava immutabile si è scossa e dei potenti, che si sono comportati come predatori sessuali, hanno dovuto affrontarne le conseguenze, rischiando la fine della loro carriera.

Si può vedere nelle reazioni al massacro avvenuto nella scuola di Parkland. Per ora, la solita reazione agli omicidi di massa - un giorno o due di titoli in prima pagina, a cui fa seguito una sorta di scrollata di spalle collettiva da parte della classe politica, per tornare al normale ossequio verso la lobb…
Sta accadendo una cosa curiosa sulla scena americana: un forte riemergere del senso della decenza. Improvvisamente, sembra che i peggiori manchino di convinzione, e che i migliori siano colmi di un'intensa passione. Non sappiamo se questo si tradurrà in un cambiamento politico. Ma forse stiamo attraversando un momento di trasformazione. Si può vedere nella brusca svolta verso la decenza del sempre più forte movimento #MeToo; nel giro di pochi mesi una realtà che sembrava immutabile si è scossa e dei potenti, che si sono comportati come predatori sessuali, hanno dovuto affrontarne le conseguenze, rischiando la fine della loro carriera.

Si può vedere nelle reazioni al massacro avvenuto nella scuola di Parkland. Per ora, la solita reazione agli omicidi di massa - un giorno o due di titoli in prima pagina, a cui fa seguito una sorta di scrollata di spalle collettiva da parte della classe politica, per tornare al normale ossequio verso la lobby delle armi - non si è ancora vista. Il tema è ancora in prima pagina e mettersi dalla parte della National Rifle Association comincia ad apparire, come avrebbe dovuto essere da sempre, un veleno politico e commerciale. E direi che si può vedere nelle urne, dove i politici dell'estrema destra, nei distretti tradizionalmente repubblicani, sono stati sconfitti grazie a un maggiore attivismo dei cittadini. Nessuno se lo aspettava, di sicuro non i commentatori politici.

Dopo le elezioni del 2016, molti nei media sembravano fin troppo pronti a credere che il trumpismo rappresentasse la vera America, nonostante Hillary Clinton avesse vinto il voto popolare e - tralasciando l'intervento russo e la lettera dell'allora direttore dell'FBI, Comey - avrebbe sicuramente vinto anche il voto elettorale se non fosse per il Big Sneer, il tono beffardo adottato da innumerevoli giornalisti ed esperti.

Ci furono centinaia, se non migliaia di interviste a brizzolati sostenitori di Trump seduti alla mensa del diner, che sembravano dimostrare il distacco della nostra élite culturale dai cittadini. Anche le grandi manifestazioni anti-Trump dopo l'Inauguration Day, il giorno dell'insediamento del presidente alla Casa Bianca, sembrarono incapaci di mutare quell'opinione diffusa. Ma quei berretti rosa hanno forse rappresentato l'inizio di un vero cambiamento sociale e politico.

Gli scienziati politici hanno un termine e una teoria per ciò a cui stiamo assistendo riguardo al #MeToo, alle armi e ad altro ancora: "cambiamento di regime per effetto valanga". Ecco come funziona: quando le persone vedono uno status quo immutabile, tendono a essere passive anche se sono personalmente insoddisfatte.

In effetti, potrebbero non essere disposte a rivelare il proprio malcontento o ad ammetterlo pienamente perfino a se stesse. Quando però vedono altre persone prendere manifestamente una posizione, tutti acquistano più fiducia nel proprio dissenso e diventano più disposti ad agire - e con le loro iniziative possono suscitare la stessa risposta negli altri, provocando una sorta di reazione a catena.

Queste valanghe spiegano come possano prodursi rapidamente enormi sconvolgimenti politici, apparentemente dal nulla. Si può fare l'esempio delle rivoluzioni che hanno travolto l'Europa nel 1848, dell'improvviso collasso del comunismo nel 1989 e della primavera araba del 2011. Ora, nulla dice che queste valanghe debbano necessariamente essere positive tanto nelle loro motivazioni, come nei loro risultati.

Il periodo 2016-17 ha rappresentato evidentemente una sorta di primavera dell'Alt-Right - la primavera dei fascisti? - in cui i suprematisti bianchi e gli antisemiti sono stati incoraggiati non solo dall'elezione di Donald Trump, ma anche dal fatto che evidentemente ci fossero più persone con idee simili alle loro di quanto si credeva, sia negli Stati Uniti che in Europa. Gli storici hanno descritto il 1848 come un punto di svolta in cui la storia in qualche modo non è riuscita a andare fino in fondo: alla fine, i vecchi regimi corrotti sono riusciti a sopravvivere.

Ciò nonostante, trovo che l'ondata di indignazione che sta crescendo in America sia estremamente incoraggiante. E sì, penso che si tratti di un'unica onda. Il movimento #MeToo, il rifiuto di minimizzare il massacro di Parkland, il nuovo attivismo politico dei cittadini indignati (molti dei quali donne) derivano tutti da una percezione comune: e cioè, che non è solo una questione ideologica, ma è che troppo potere è nelle mani di uomini che sono semplicemente delle cattive persone. E la prova principe di questa affermazione, ovviamente, è il twittatore-in-capo stesso.

Allo stesso tempo, ciò che mi colpisce della sua reazione rispetto a questa protesta crescente non è solo la sua volgarità, ma anche la sua inadeguatezza. La risposta di Trump ai fatti di Parkland - armiamo gli insegnanti! - non era solo stupida, era un vile tentativo di arginare il problema, e penso che siano in molti ad averlo capito. Oppure pensiamo a come il Grand Old Party del Missouri,  il partito repubblicano, ha risposto al rinvio a giudizio del governatore Eric Greitens, accusato di aver tentato di ricattare la sua amante con delle foto di lei nuda: dando la colpa a... George Soros. Non lo sto inventando.

Oppure pensiamo alla crescente sfrenatezza dei discorsi di esponenti della destra come Wayne LaPierre della National Rifle Association. Hanno praticamente rinunciato a proporre degli argomenti sostanziali a sostegno delle loro idee, preferendo le invettive contro i socialisti che cercano di toglierci la libertà. È preoccupante, ma è anche una specie di piagnisteo, quello di chi sa che sta per avere la peggio.

Anche questa volta, nulla ci garantisce che le forze della decenza vinceranno. In particolare, il sistema elettorale statunitense è, in effetti,, truccato a favore dei repubblicani, quindi i democratici dovranno vincere il voto popolare con un vantaggio di circa sette punti percentuali per riprendere il controllo della Camera dei Rappresentanti. Ma stiamo assistendo a una vera rivolta in questo paese e ci sono tutte le ragioni per sperare che stia arrivando il cambiamento.

Traduzione di Luis E. Moriones
© 2018 The New York Times Company