Istat, Pil 2017 a +1,5%. Il debito scende al 131,5%
I dati dell'istituto di statistica. Il deficit cala all'1,9%. In lieve miglioramento rispetto alle stime del governo il dato sul debito. Ma sulla crescita siamo il fanalino di coda d'Europa
MILANO - L'Istat conferma le stime del governo e certifica che il prodotto interno lordo italiano è cresciuto dell'1,5% nel 2017. Il rapporto deficit/pil si attesta all'1,9% mentre il rapporto debito-Pil dell'Italia è risultato pari al 131,5%, in calo rispetto al 132,0% del 2016. Il dato è lievemente migliore rispetto alle indicazioni dell'esecutivo, che nella Nota di aggiornamento al Def ha previsto un rapporto in calo al 131,6%. L'avanzo primario è ancora una volta positivo salendo all'1,9% dall'1,5% del 2016. Il saldo è positivo da 8 anni consecutivi.
Il dato positivo sulla crescita contribuisce al miglioramento anche di quello sulla pressione fiscale, scesa al 42,4% nel 2017 rispetto al 42,7% del 2016. Negli anni precedenti era stata pari al 43,3% nel 2014 e 43,2% nel 2015.L'Istat aveva anticipato a metà febbraio il dato di un +1,4% del Pil in termini grezzi, basandosi sulle rilevazioni trimestral…
Il dato positivo sulla crescita contribuisce al miglioramento anche di quello sulla pressione fiscale, scesa al 42,4% nel 2017 rispetto al 42,7% del 2016. Negli anni precedenti era stata pari al 43,3% nel 2014 e 43,2% nel 2015.L'Istat aveva anticipato a metà febbraio il dato di un +1,4% del Pil in termini grezzi, basandosi sulle rilevazioni trimestral…
MILANO - L'Istat conferma le stime del governo e certifica che il prodotto interno lordo italiano è cresciuto dell'1,5% nel 2017. Il rapporto deficit/pil si attesta all'1,9% mentre il rapporto debito-Pil dell'Italia è risultato pari al 131,5%, in calo rispetto al 132,0% del 2016. Il dato è lievemente migliore rispetto alle indicazioni dell'esecutivo, che nella Nota di aggiornamento al Def ha previsto un rapporto in calo al 131,6%. L'avanzo primario è ancora una volta positivo salendo all'1,9% dall'1,5% del 2016. Il saldo è positivo da 8 anni consecutivi.
Il dato positivo sulla crescita contribuisce al miglioramento anche di quello sulla pressione fiscale, scesa al 42,4% nel 2017 rispetto al 42,7% del 2016. Negli anni precedenti era stata pari al 43,3% nel 2014 e 43,2% nel 2015.L'Istat aveva anticipato a metà febbraio il dato di un +1,4% del Pil in termini grezzi, basandosi sulle rilevazioni trimestrali. Il numero odierno è quello di riferimento per la politica economica. Ancora più tardi, in aprile, ci sarà la comunicazione a Eurostat valida ai fini dei parametri europei, soggetta a possibili ulteriori aggiustamenti. I dati Istat si confrontano con le stime degli analisti: da Intesa Sanpaolo si aspettavano un Pil reale in crescita dell'1,4% nel 2017, alzato all'1,5% se corretto per il minor numero di giorni lavorativi. L'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche era stimato al 2,1% del Prodotto, dopo il 2,5% del 2016.Il consuntivo Istat permette anche di collocare la ripresa italiana nel panorama europeo. E non sono rose e fiori. Basta riprendere le stime macroeconomiche invernali della Commissione europea per avere un quadro d'insieme che ci relega in coda alla graduatoria delle crescita.
Il dato positivo sulla crescita contribuisce al miglioramento anche di quello sulla pressione fiscale, scesa al 42,4% nel 2017 rispetto al 42,7% del 2016. Negli anni precedenti era stata pari al 43,3% nel 2014 e 43,2% nel 2015.L'Istat aveva anticipato a metà febbraio il dato di un +1,4% del Pil in termini grezzi, basandosi sulle rilevazioni trimestrali. Il numero odierno è quello di riferimento per la politica economica. Ancora più tardi, in aprile, ci sarà la comunicazione a Eurostat valida ai fini dei parametri europei, soggetta a possibili ulteriori aggiustamenti. I dati Istat si confrontano con le stime degli analisti: da Intesa Sanpaolo si aspettavano un Pil reale in crescita dell'1,4% nel 2017, alzato all'1,5% se corretto per il minor numero di giorni lavorativi. L'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche era stimato al 2,1% del Prodotto, dopo il 2,5% del 2016.Il consuntivo Istat permette anche di collocare la ripresa italiana nel panorama europeo. E non sono rose e fiori. Basta riprendere le stime macroeconomiche invernali della Commissione europea per avere un quadro d'insieme che ci relega in coda alla graduatoria delle crescita.
| 2017 | 2018 | 2019 | |
|---|---|---|---|
| Belgio | 1,7 | 1,8 | 1,7 |
| Germania | 2,2 | 2,3 | 2,1 |
| Estonia | 4,3 | 3,3 | 2,8 |
| Irlanda | 7,3 | 4,4 | 3,1 |
| Grecia | 1,6 | 2,5 | 2,5 |
| Spagna | 3,1 | 2,6 | 2,1 |
| Francia | 1,8 | 2,0 | 1,8 |
| ITALIA | 1,5 | 1,5 | 1,2 |
| Cipro | 3,8 | 3,2 | 2,8 |
| Lettonia | 4,5 | 3,5 | 3,2 |
| Lituania | 3,8 | 2,9 | 2,6 |
| Lussemburgo | 3,4 | 3,9 | 3,6 |
| Malta | 6,9 | 5,6 | 4,5 |
| Olanda | 3,2 | 2,9 | 2,5 |
| Austria | 3,1 | 2,9 | 2,3 |
| Portogallo | 2,7 | 2,2 | 1,9 |
| Slovenia | 4,9 | 4,2 | 3,5 |
| Slovacchia | 3,4 | 4,0 | 4,2 |
| Finlandia | 3,3 | 2,8 | 2,5 |
| EUROZONA | 2,4 | 2,3 | 2,0 |
| Bulgaria | 3,8 | 3,7 | 3,5 |
| Repubblica Ceca | 4,5 | 3,2 | 2,9 |
| Danimarca | 2,1 | 2,0 | 1,9 |
| Croazia | 3,2 | 2,8 | 2,7 |
| Ungheria | 3,8 | 3,7 | 3,1 |
| Polonia | 4,6 | 4,2 | 3,6 |
| Romania | 6,7 | 4,5 | 4,0 |
| Svezia | 2,7 | 2,7 | 2,0 |
| EU27 | 2,6 | 2,5 | 2,1 |
| Regno Unito | 1,8 | 1,4 | 1,1 |
| EU28 | 2,4 | 2,3 | 2,0 |