Alla sua prima riunione del board in veste di ceo, si è ritrovata davanti uno schieramento di 27 uomini. È anche l'unica donna al vertice in tutte le sedi, dall'Europa all'India fino al Sud America, di Sopra Steria group, la società francese di informatica di cui dall'anno scorso è direttore generale per l'Italia. Serviva molto meno per convincere Stefania Pompili che la rivoluzione della digital transformation, principale mission del marchio europeo per cui lavora, deve prevedere innanzitutto fra i suoi top manager una maggiore e più incisiva presenza femminile. "Vorrei creare valore attraverso il riconoscimento delle qualità delle persone, ma anche offrire ruoli più importanti alle donne" dice Pompili.
Fondata 50 anni fa a Parigi da Pierre Pasquier, 41 mila dipendenti, quattro miliardi di euro di fatturato e quotata alla borsa di Parigi, Sopra Steria è un'azienda in forte crescita anche in Italia dove ha 1000 addetti e un fatturato di 57 milioni di euro. "Siamo donne per il 25 per cento" chiarisce Pompili, che per diventare manager ha studiato sul campo, "ma via via che si sale nella gerarchia la percentuale si assottiglia: nel board abbiamo soltanto due donne, una alla comunicazione, l'altra alle risorse umane e nessuna nel business. Stiamo pensando come concretamente aiutare e supportare le ragazze che hanno voglia di crescere. È complicato, ma a me è successo, e ho qualche consiglio da dare".
A Frosinone, dove è nata nel novembre del 1966, Stefania Pompili ha frequentato il corso per ragionieri in un istituto tecnico commerciale, si è iscritta poi all'università di Cassino alla facoltà di Economia e dopo la laurea ha fatto un master di Confindustria in Comunicazione e pubbliche relazioni europee, a Roma, presso l''Ateneo impresa'. "Sostanzialmente nasco dottore commercialista, sono abilitata alla professione, ma avevo avviato lo studio delle pubbliche relazioni per lavorare nel marketing". Entrata nella multinazionale Eds, Electronic data systems, inizia invece il suo percorso nel mondo dei numeri, con le funzioni di controller. "Ero nel settore finance, con poche possibilità di crescere, schiacciata, non che mi sia mai preoccupata di fare carriera, ma volevo allargare e completare le mie conoscenze. Avevo 35 anni quando ho presentato le dimissioni puntando a fare la cfo in un'azienda romana di produzione cinematografica, la Videa. Il capo a cui facevo riferimento, responsabile del settore banche, però mi ha fermata: non puoi andare via, sei sprecata, perché non ti metti alla prova? Ho raccolto la sfida e sono diventata account manager delle banche. È stata una buona scelta".
Dal 1999 al 2003 per Pompili è stato il periodo più bello, di grande formazione, un percorso che ha posto le basi per il passaggio successivo. "Ho lasciato Eds nel 2003, non mi sentivo più nel contesto. Ho optato per un'azienda medio piccola dove sono rimasta due anni. Nel 2005, mi ero sposata nel 1999 con un militare, ho fatto la cosa più bella della mia vita: mio figlio Valerio, che oggi ha 13 anni".
Nello stesso anno Stefania Pompili inizia anche una nuova esperienza professionale nella multinazionale americana Csc, Computer sciences corporation, leader globale nella fornitura di servizi e soluzioni It. Tra i clienti di rilievo annovera molti enti della Pubblica amministrazione, fra cui quattro ministeri, alcuni tra i maggiori gruppi bancari italiani e assicurativi, centinaia di aziende nei settori manifatturiero, delle utility, delle telecomunicazioni e del fashion, quasi tutti i grandi nomi del made in Italy. La manager punta in alto e centra l'obiettivo di diventare chief operating officier.
"Tutti i cambi di lavoro nella mia vita mi sono stata proposti da qualcuno con cui avevo collaborato. In Csc sono riuscita a realizzare il mio percorso di crescita, ho ricoperto diversi ruoli fino a raggiungere quello di capo delle operazioni con responsabilità totale sugli elementi centrali dell'azienda". Nel 2012 Csc vende la branch italiana a una società trentina, la Deda Group spa, uno dei più importanti driver dell'information technology italiani, con headquarter a Trento e un fatturato di 230 milioni di euro. Nasce DDway, dove Pompili occupa la poltrona di vice presidente, "la nostra identità di software vendor combinata alle competenze di system integration e digital design ci posiziona come interlocutore naturale nello sviluppo dell'innovazione digitale di imprese, enti pubblici e istituti finanziari".
Ma per la manager frusinate arriva il tempo di cambiare. Nel 2016 approda in Sopra Steria con il ruolo di direttore della divisione Pubblica amministrazione, Energy e Telco, ai primi dell'anno scorso è direttore generale e a novembre arriva la nomina ad amministratore delegato.
"È stato un crescendo di maggiori responsabilità, accanto alla consapevolezza di guidare un percorso in evoluzione, alla testa di un team di persone eccezionali". Il mondo di Sopra Steria Italia è fatto di 850 addetti interni e 150 esterni. Che significa qui essere donna? "È un sistema composto quasi esclusivamente da uomini, se questo comporta difficoltà in qualsiasi settore, nel nostro è anche più complicato. Il fatto che sia una società straniera non fa differenza. Il lavoro è duro, bisogna dimostrare fino in fondo le competenze e farle diventare l'elemento prioritario attraverso il quale ti vedono gli altri. Nel contempo però non bisogna negare se stessi, non rinunciare a essere donna, con tutte le sue fragilità e diversità, non escluse quelle legate al ruolo di mamma".
Chiedere rispetto e dare rispetto è la logica con cui si muove la ceo. "Quel quid in più di femminile che porto nel lavoro, la sensibilità e il riuscire a vedere il mondo anche oltre l'aspetto economico, al di là dell'apparenza delle persone, è il valore aggiunto e facilita anche i rapporti. Vado spesso a Parigi per i meeting aziendali: l'altra cosa bella di questo gruppo è che c'è molta integrazione tra le sedi dei diversi paesi, ci vediamo una volta al mese, è una community reale".
Interessi e hobby. "Ne avrei tanti, ma in questo momento quello principale è dedicare tempo a mio figlio, perché passo tre giorni a Milano, l'attività sportiva la rimando al sabato pomeriggio, per ora sono molto concentrata su lavoro e famiglia, è complicato metterci dentro dell'altro". Un'organizzazione non facile, "per fortuna sono tante le persone che mi sono ritrovata accanto nella vita; chi mi ha permesso di essere come sono è mio marito, non è facile stare con una donna che fa il mio lavoro, tollerare una moglie spesso assente ed essere pronti a sostituirla, devo a lui questo e ne sono ben cosciente. Mai rinunciare a una famiglia e avere vicino un uomo intelligente. Siamo amanti della Puglia, è lì il nostro buen retiro".
Obiettivo crescita. "Sopra Steria negli ultimi tre anni si è sviluppata in maniera rilevante e corre veloce. C'è un percorso di sviluppo molto ambizioso, definito e concordato con la corporate, sul piano dell'organizzazione e stiamo valutando acquisizioni di aziende come nuovi tasselli del puzzle che vadano a completare l'offerta. Il nostro obiettivo è essere tra i primi 20 top player, la mia personale ambizione è entrare nella top ten". Come? "Nel gruppo in generale ci stiamo focalizzando sugli impatti di questa nuova rivoluzione tecnologica per definire come essere un vero partner al fianco dei nostri clienti. La strategia sta nella risoluzione dei problemi in modo operativo. Parlo di realtà di grandi dimensioni come Inps, Inail, Mef, Enel. Siamo in tanti settori: retail, energy, utility, pubblica amministrazione e banche. Se dovessi dire cosa ci differenzia dagli altri gruppi, direi la concretezza nel processo di trasformazione digitale che sta stravolgendo il modo di lavorare di tutti, e la capacità di saper interpretare i bisogni delle imprese, aiutarle nello sviluppo del business, utilizzando l'esperienza di altri committenti come fattor comune. Questa linea ci sta premiando".
Fondata 50 anni fa a Parigi da Pierre Pasquier, 41 mila dipendenti, quattro miliardi di euro di fatturato e quotata alla borsa di Parigi, Sopra Steria è un'azienda in forte crescita anche in Italia dove ha 1000 addetti e un fatturato di 57 milioni di euro. "Siamo donne per il 25 per cento" chiarisce Pompili, che per diventare manager ha studiato sul campo, "ma via via che si sale nella gerarchia la percentuale si assottiglia: nel board abbiamo soltanto due donne, una alla comunicazione, l'altra alle risorse umane e nessuna nel business. Stiamo pensando come concretamente aiutare e supportare le ragazze che hanno voglia di crescere. È complicato, ma a me è successo, e ho qualche consiglio da dare".
A Frosinone, dove è nata nel novembre del 1966, Stefania Pompili ha frequentato il corso per ragionieri in un istituto tecnico commerciale, si è iscritta poi all'università di Cassino alla facoltà di Economia e dopo la laurea ha fatto un master di Confindustria in Comunicazione e pubbliche relazioni europee, a Roma, presso l''Ateneo impresa'. "Sostanzialmente nasco dottore commercialista, sono abilitata alla professione, ma avevo avviato lo studio delle pubbliche relazioni per lavorare nel marketing". Entrata nella multinazionale Eds, Electronic data systems, inizia invece il suo percorso nel mondo dei numeri, con le funzioni di controller. "Ero nel settore finance, con poche possibilità di crescere, schiacciata, non che mi sia mai preoccupata di fare carriera, ma volevo allargare e completare le mie conoscenze. Avevo 35 anni quando ho presentato le dimissioni puntando a fare la cfo in un'azienda romana di produzione cinematografica, la Videa. Il capo a cui facevo riferimento, responsabile del settore banche, però mi ha fermata: non puoi andare via, sei sprecata, perché non ti metti alla prova? Ho raccolto la sfida e sono diventata account manager delle banche. È stata una buona scelta".
Dal 1999 al 2003 per Pompili è stato il periodo più bello, di grande formazione, un percorso che ha posto le basi per il passaggio successivo. "Ho lasciato Eds nel 2003, non mi sentivo più nel contesto. Ho optato per un'azienda medio piccola dove sono rimasta due anni. Nel 2005, mi ero sposata nel 1999 con un militare, ho fatto la cosa più bella della mia vita: mio figlio Valerio, che oggi ha 13 anni".
Nello stesso anno Stefania Pompili inizia anche una nuova esperienza professionale nella multinazionale americana Csc, Computer sciences corporation, leader globale nella fornitura di servizi e soluzioni It. Tra i clienti di rilievo annovera molti enti della Pubblica amministrazione, fra cui quattro ministeri, alcuni tra i maggiori gruppi bancari italiani e assicurativi, centinaia di aziende nei settori manifatturiero, delle utility, delle telecomunicazioni e del fashion, quasi tutti i grandi nomi del made in Italy. La manager punta in alto e centra l'obiettivo di diventare chief operating officier.
"Tutti i cambi di lavoro nella mia vita mi sono stata proposti da qualcuno con cui avevo collaborato. In Csc sono riuscita a realizzare il mio percorso di crescita, ho ricoperto diversi ruoli fino a raggiungere quello di capo delle operazioni con responsabilità totale sugli elementi centrali dell'azienda". Nel 2012 Csc vende la branch italiana a una società trentina, la Deda Group spa, uno dei più importanti driver dell'information technology italiani, con headquarter a Trento e un fatturato di 230 milioni di euro. Nasce DDway, dove Pompili occupa la poltrona di vice presidente, "la nostra identità di software vendor combinata alle competenze di system integration e digital design ci posiziona come interlocutore naturale nello sviluppo dell'innovazione digitale di imprese, enti pubblici e istituti finanziari".
Ma per la manager frusinate arriva il tempo di cambiare. Nel 2016 approda in Sopra Steria con il ruolo di direttore della divisione Pubblica amministrazione, Energy e Telco, ai primi dell'anno scorso è direttore generale e a novembre arriva la nomina ad amministratore delegato.
"È stato un crescendo di maggiori responsabilità, accanto alla consapevolezza di guidare un percorso in evoluzione, alla testa di un team di persone eccezionali". Il mondo di Sopra Steria Italia è fatto di 850 addetti interni e 150 esterni. Che significa qui essere donna? "È un sistema composto quasi esclusivamente da uomini, se questo comporta difficoltà in qualsiasi settore, nel nostro è anche più complicato. Il fatto che sia una società straniera non fa differenza. Il lavoro è duro, bisogna dimostrare fino in fondo le competenze e farle diventare l'elemento prioritario attraverso il quale ti vedono gli altri. Nel contempo però non bisogna negare se stessi, non rinunciare a essere donna, con tutte le sue fragilità e diversità, non escluse quelle legate al ruolo di mamma".
Chiedere rispetto e dare rispetto è la logica con cui si muove la ceo. "Quel quid in più di femminile che porto nel lavoro, la sensibilità e il riuscire a vedere il mondo anche oltre l'aspetto economico, al di là dell'apparenza delle persone, è il valore aggiunto e facilita anche i rapporti. Vado spesso a Parigi per i meeting aziendali: l'altra cosa bella di questo gruppo è che c'è molta integrazione tra le sedi dei diversi paesi, ci vediamo una volta al mese, è una community reale".
Interessi e hobby. "Ne avrei tanti, ma in questo momento quello principale è dedicare tempo a mio figlio, perché passo tre giorni a Milano, l'attività sportiva la rimando al sabato pomeriggio, per ora sono molto concentrata su lavoro e famiglia, è complicato metterci dentro dell'altro". Un'organizzazione non facile, "per fortuna sono tante le persone che mi sono ritrovata accanto nella vita; chi mi ha permesso di essere come sono è mio marito, non è facile stare con una donna che fa il mio lavoro, tollerare una moglie spesso assente ed essere pronti a sostituirla, devo a lui questo e ne sono ben cosciente. Mai rinunciare a una famiglia e avere vicino un uomo intelligente. Siamo amanti della Puglia, è lì il nostro buen retiro".
Obiettivo crescita. "Sopra Steria negli ultimi tre anni si è sviluppata in maniera rilevante e corre veloce. C'è un percorso di sviluppo molto ambizioso, definito e concordato con la corporate, sul piano dell'organizzazione e stiamo valutando acquisizioni di aziende come nuovi tasselli del puzzle che vadano a completare l'offerta. Il nostro obiettivo è essere tra i primi 20 top player, la mia personale ambizione è entrare nella top ten". Come? "Nel gruppo in generale ci stiamo focalizzando sugli impatti di questa nuova rivoluzione tecnologica per definire come essere un vero partner al fianco dei nostri clienti. La strategia sta nella risoluzione dei problemi in modo operativo. Parlo di realtà di grandi dimensioni come Inps, Inail, Mef, Enel. Siamo in tanti settori: retail, energy, utility, pubblica amministrazione e banche. Se dovessi dire cosa ci differenzia dagli altri gruppi, direi la concretezza nel processo di trasformazione digitale che sta stravolgendo il modo di lavorare di tutti, e la capacità di saper interpretare i bisogni delle imprese, aiutarle nello sviluppo del business, utilizzando l'esperienza di altri committenti come fattor comune. Questa linea ci sta premiando".