L'incontro Kim-Trump dissipa i timori dei mercati. Dati incoraggianti per il lavoro Usa
Raffaele Ricciardi
Una televisione a Seul dà notizia dell'incontro (afp)
I dazi americani restano un fattore di agitazione, ma la possibile distensione dei rapporti con la Corea del Nord porta in rialzo i listini asiatici. Milano chiude piatta in linea con la Ue. La prima economia al mondo ha creato 313 mila nuovi posti di lavoro, contro i 205mila attesi
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MILANO - La possibile distensione dei rapporti con la Corea del Nord, rappresentata dall'incontro accordato da Donald Trump a Kim Jong-un, porta una ventata di ottimismo sui mercati capace di dissipare le pesanti nubi di protezionismo che si diffondono dalla Casa Bianca. Intanto l'economia americana lancia segnali di forza con il rapporto sul lavoro e un boom di posti creati.
Ieri sera il presidente Usa ha siglato il decreto con i dazi sulle importazioni di alluminio e acciaio, dando il via a una guerra commerciale con Europa e Stati Uniti. "Decisioni unilaterali sono pericolose", aveva ammonito il governatore Bce, Mario Draghi, ma Trump è andato dritto per la sua strada dando un ultimatum di fatto ai suoi partner. Chiede in cambio più investimenti nella Nato e punta a trattative bilaterali con i singoli Paesi dell'Unione, cosa per altro impossibile per gli aderenti alla Ue. Da Bruxelles per ora vince la linea del dialogo, ma lo scontento delle cancellerie monta.
Come detto, però, gli investitori sono passati in modalità di "propensione al rischio" quando è stata data notizia dell'accettazione dell'invito coreano da parte di Trump, che ha detto di voler fissare il vertice entro maggio. L'indice Msci Asia Pacific è schizzato al rialzo trainato dai listini sudcoreani (+1,1%), sebbene nel corso della seduta l'euforia si sia in parte calmierata. Lo yen, tradizionale bene rifugio che si rafforza quando ci sono elementi di tensione, ha perso terreno. I listini europei terminano la seduta poco mossi. Milano, a lungo in rosso, riesce a spuntare un rialzo finale dello 0,06%. Gli altri: Londra +0,3%, Parigi +0,39% e Francoforte -0,07%. Stamane la Borsa di Tokyo ha guadagnato lo 0,47%. Non sono arrivate novità dalla BoJ, che ha lasciato invariata la politica monetaria. Tratta in territorio positivo Wall Street: alla chiusura delle Borse Ue, il Dow Jones sale dell'1,1%, il Nasdaq avanza dell'1,2% e lo S&P 500 mette a segno un progresso dell'1%.
In bianco, la crescita dell'indice Msci Asia Pacific e in blu la caduta dello yen alla notizia dell'incontro Trump-Kim (grafico Bloomberg)
Come accennato, è arrivato il report sul lavoro americano importante per le scelte di politica monetaria della Fed. Gli Usa hanno creato a febbraio 313 mila nuovi posti di lavoro, più degli attesi 205mila. Sono stati rivisti al rialzo i dati di dicembre e gennaio, con 54mila posti aggiuntivi rispetto alle stime precedenti. La disoccupazione si è confermata al 4,1% (minimi da febbraio 2001), mentre il tasso di partecipazione si è attestato al 63%. Sul fronte dei salari, la crescita è stata del 2,6% annuo. Un tasso sostenuto, ma in rallentamento dal 2,9% di gennaio che aveva acceso le aspettative dei mercati sull'inflazione. Da Ig Markets credono che questi dati confermino le attese per tre rialzi dei tassi da parte della Fed nel corso dell'anno. Dopo un iniziale rafforzamento del dollaro, l'euro ha chiuso poco mosso sopra 1,23 dollari. La moneta unica viene scambiata a 1,2326 dollari. Euro/yen a 131,80 e dollaro/yen a 106,93. Lo spread tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco tratta in area 135 punti. Il rendimento del bond decennale italiano sul mercato secondario si mantiene sotto il 2%.
Ricca l'agenda macroeconomica odierna. In Germania, la produzione industriale è calata dello 0,1% a gennaio (+5,5% annuo) facendo peggio delle attese. Sotto le aspettative anche il saldo della bilancia commerciale, positivo per 17,4 miliardi di euro (21,3 per i dati destagionalizzati) a gennaio e in calo rispetto ai 18,1 miliardi di dicembre. Sono scese dello 0,5% sia le esportazioni, che le importazioni. Anche in Francia la produzione è risultata negativa (-1%) a gennaio, così come in Spagna dove è scesa del 2,6%.
Balzo del petrolio con il Wti che sale del 2,9% rimettendo nel mirino 62 dollari, mentre l'oro è stabile a 1.323 dollari.