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Olimpiadi a rischio: a Torino il Movimento si spacca

Defezione di 4 consiglieri comunali M5S, manca il numero legale. Rinviata la seduta che doveva dare l’ok alla candidatura della città
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Divisi come una scatoletta di tonno, i grillini torinesi mandano a quel paese Beppe Grillo e respingono il suo appello pro-Olimpiadi diventate improvvisamente "una buona opportunità per la città". Alle 15, nell'aula del consiglio comunale di Torino, le defezione di quattro consiglieri dei 5 Stelle fa mancare il numero legale e blocca la discussione sulla candidatura per i Giochi di Torino2026. Una figuraccia: "La mancanza del numero legale dimostra l'inaffidabilità dei 5 Stelle", dice Sergio Chiamparino, oggi presidente del Piemonte, nel 2006 sindaco della città che organizzò le Olimpiadi. "Dare il segno di una città divisa è l'esatto contrario di quel che sarebbe servito".

Chimaparino non lo dice ("io ci sono sempre") ma è chiaro che lo stop di ieri fa tramontare definitivamente la candidatura torinese. Più del merito conta però l'affronto: la rivolta del gri…
Divisi come una scatoletta di tonno, i grillini torinesi mandano a quel paese Beppe Grillo e respingono il suo appello pro-Olimpiadi diventate improvvisamente "una buona opportunità per la città". Alle 15, nell'aula del consiglio comunale di Torino, le defezione di quattro consiglieri dei 5 Stelle fa mancare il numero legale e blocca la discussione sulla candidatura per i Giochi di Torino2026. Una figuraccia: "La mancanza del numero legale dimostra l'inaffidabilità dei 5 Stelle", dice Sergio Chiamparino, oggi presidente del Piemonte, nel 2006 sindaco della città che organizzò le Olimpiadi. "Dare il segno di una città divisa è l'esatto contrario di quel che sarebbe servito".

Chimaparino non lo dice ("io ci sono sempre") ma è chiaro che lo stop di ieri fa tramontare definitivamente la candidatura torinese. Più del merito conta però l'affronto: la rivolta del grillismo contro Grillo. Su un balconcino del palazzo municipale Deborah Montalbano, da mesi fuori dal gruppo pentastellato dov'è stata eletta, spiega "la delusione per una posizione, quella di Grillo, che contraddice tutto quello che avevamo detto sulle Olimpiadi. Una delusione profonda. Ma non sono pentita. Rifarei esattamente tutto ciò che ho fatto in questi anni". Quel che più preoccupa i vertici del Movimento non solo torinese è che la defezione dei quattro consiglieri nasce dal dissenso profondo di una parte della base verso la svolta moderata dei Cinquestelle. Non tutti i descamisados di ieri si adattano a mettersi la cravatta. Soprattutto a Torino dove la vittoria del 2016 è stata costruita anche raccogliendo voti nelle aree della sinistra radicale e dell'antagonismo, culture che non si lasciano certo imbrigliare dal "contrordine compagni" di chi deve andare a governare. "Non dobbiamo dare l'impressione di essere sempre il partito del 'no'", aveva detto venerdì sera Beppe Grillo nella sua telefonata ai seguaci torinesi. Ieri ha dovuto constatare che non tutti sono d'accordo. Che esiste una fronda ideologica, difficile da convincere con la realpolitik.

Dopo il fiasco della votazione in consiglio comunale i testimoni parlano di una riunione molto tesa del gruppo grillino con la sindaca. Che nello scontro interno tra responsabili e ideologici è rimasta presa in mezzo rimediando una pessima figura. Al punto che, nonostante il blocco dei lavori, il discorso con cui avrebbe dovuto appoggiare la candidatura è finito ugualmente sul sito del Movimento. Errore o perfidia di qualche manina contraria alla linea del grillismo dal volto umano? Il discorso era inevitabilmente uno slalom tra i pali stretti: non scontetare gli oppositori ai Giochi, accettare di proporre la candidatura, non irritare commercianti e imprenditori che sulla replica del 2006 ci contavano. Ecco dunque che Appendino parte dal cancelletto dando ragione agli ideologici. Le Olimpiadi del 2006 hanno lasciato "enormi debiti, strutture inutilizzate, impianti sportivi in disuso".

Dunque perché ripetere l'esperienza? Nel discorso Appendino supera il dosso con agilità: gli impianti del 2006 ci sono ancora e dunque "gli interventi saranno innanzitutto di riqualificazione e recupero dell'esistente". È con questa premessa che la sindaca affronta il muro finale per dire che sì, le Olimpiadi vanno fatte "per dimostrare che quello che abbiamo conosciuto non è l'unico modo di gestire un grande evento". Che dunque c'è una via grillina alle Olimpiadi. Una manche inutile, bloccata prima della partenza dal no dei dissidenti. Ora Appendino tenterà di riproporre il suo discorso domani al consiglio della Città metropolitana. Ma il segnale di inaffidabilità è ormai lanciato. La candidatura di Torino è sfumata. Quella italiana sarà probabilmente Milano, priva di impianti e di montagne ma almeno coesa nel voler organizzare l'evento. Resta il campanello d'allarme per il Movimento. Se ci si divide in correnti con un clamoroso "vaffa" a Grillo in periferia, che cosa potrà accadere nelle prossime settimane in Parlamento?