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L’orgoglio nordista del popolo del Carroccio: “Mai con Di Maio”

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La base in fibrillazione avvisa il leader Salvini. “No all'assistenzialismo ai 5 Stelle, vai da solo"
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Una candidatura a furor di popolo (leghista). "Fedriga presidente" era scritto a caratteri cubitali sui trattori che hanno accolto Matteo Salvini in Friuli lunedì sera. "Fedriga presidente" hanno rivendicato a gran voce le centinaia di leghisti radunati al Palamostre di Udine. "Fedriga presidente" hanno chiesto, poche ore prima, i segretari provinciali e i dirigenti locali a Reana.

Salvini era arrivato in Friuli Venezia Giulia con in tasca l'accordo già scritto con Forza Italia per ricandidare Renzo Tondo, l'ex governatore forzista battuto da Debora Serracchiani cinque anni orsono. E che il Friuli toccasse a Forza Italia era assodato fin dal tavolo al quale la Lega aveva imposto Attilio Fontana in Lombardia, dopo la rinuncia inaspettata di Roberto Maroni. Salvini, forse sorpreso dalla rivolta della base leghista friulana e giuliana, ha preso "qualche ora di tempo per decidere". E a Palazzo Grazioli si è giocato il n…
Una candidatura a furor di popolo (leghista). "Fedriga presidente" era scritto a caratteri cubitali sui trattori che hanno accolto Matteo Salvini in Friuli lunedì sera. "Fedriga presidente" hanno rivendicato a gran voce le centinaia di leghisti radunati al Palamostre di Udine. "Fedriga presidente" hanno chiesto, poche ore prima, i segretari provinciali e i dirigenti locali a Reana.

Salvini era arrivato in Friuli Venezia Giulia con in tasca l'accordo già scritto con Forza Italia per ricandidare Renzo Tondo, l'ex governatore forzista battuto da Debora Serracchiani cinque anni orsono. E che il Friuli toccasse a Forza Italia era assodato fin dal tavolo al quale la Lega aveva imposto Attilio Fontana in Lombardia, dopo la rinuncia inaspettata di Roberto Maroni. Salvini, forse sorpreso dalla rivolta della base leghista friulana e giuliana, ha preso "qualche ora di tempo per decidere". E a Palazzo Grazioli si è giocato il nome di Fedriga come pedina di scambio con Forza Italia nella trattativa ben più complessa sulla presidenza delle Camere (e forse anche qualcosa di più).

Se Fedriga vincerà - visti i risultati delle politiche solo un miracolo potrebbe portare a piazza dell'Unità d'Italia, dove ha sede la giunta regionale, il suo avversario del Pd, Sergio Bolzonello - la Lega avrà completato la sua Opa sul Nord Italia. Da fine aprile governerà da Milano a Trieste (con un amico del cuore a Genova, Giovanni Toti). Tutto bene, tutti soddisfatti. Ma la vicenda della travagliatissima candidatura imposta a Salvini dai friulani è il primo segnale evidente delle turbolenze che attraversano il più grande serbatoio elettorale leghista, cioè il Nord Est.

Il punto è che la questione settentrionale, abilmente occultata da Salvini durante la campagna elettorale "nazionale", nelle valli bergamasche e bresciane, in Veneto come in Friuli Venezia Giulia, è tutt'altro che superata. I leghisti, che si sono spesi in una campagna massacrante e che dalle urne hanno visto spuntare percentuali mai viste prima del 4 marzo, si sentono vincitori. Vogliono governare, a Trieste come a Roma, e vogliono incassare ciò che Salvini ha ossessivamente promesso: la flat tax, la distruzione delle cartelle esattoriali, il drastico taglio della burocrazia, il compimento del percorso per l'autonomia avviato da Zaia e Maroni. In Friuli, dove hanno oltre il 25%, non hanno accettato di cedere la poltrona di governatore a Forza Italia, più che doppiata nei voti delle politiche. Per il governo nazionale vogliono un'alleanza compatibile con gli obiettivi per i quali si sono battuti.

Ed è per questo che, soprattutto in Veneto (dove hanno il 30%), l'ipotesi di un accordo con i Cinque Stelle è tollerata come il fumo negli occhi. Gianantonio Da Re, il segretario della Liga veneta, lo dice senza troppi giri di parole: "Con i grillini ci sono anche punti di contatto, ma il reddito di cittadinanza è un mattone che i veneti farebbero molta fatica a digerire". Difficile spiegare ai commercianti, agli artigiani, ai piccolissimi imprenditori, alle partite Iva che l'hanno votata in massa che la Lega farà un governo con chi promuove una misura assistenziale a favore dei disoccupati del Mezzogiorno. E infatti sui social network, in mezzo alle centinaia di osanna per il leader vittorioso, aumentano giorno dopo giorno i post dei leghisti che chiedono a "Matteo" di non allearsi con il Movimento Cinque Stelle.

"Vai avanti da solo, lascia perdere i Cinque Stelle che sono sempre meno credibili" (Andrea Bianchi). "Te lo dico con il cuore perché sono fiera di essere leghista: mi chiedo come due partiti diametralmente opposti come Lega e M5S possano governare assieme" (Alessandra Giuliani). "Lega più 5S = suicidio politico e fine della Lega" (Lavinia Marie). "Se ti allei con i 5S, cosa che hai sempre negato, non avrai più la mia fiducia" (Vito Groppi). Una lunga serie di leghisti preoccupati, cui nelle ultime ore (dopo che il M5S ha messo l'abolizione della caccia in cima alle sue priorità di governo) si sono aggiunti i leghisti cacciatori: "Mai con i Cinque Stelle. Quattro milioni di cacciatori ti hanno votato per governare non con chi vuole abolire la caccia".

A meno di venti giorni dal successo elettorale la contraddizione latente tra la svolta nazionale sovranista di Salvini e gli interessi del suo più grande bacino elettorale comincia a salire in superficie dal ventre dei sostenitori della Lega. All'opposizione frontale di Gianni Fava (avversario di Salvini all'ultimo congresso), a quella più morbida ma altrettanto esplicita di Roberto Maroni (che si è pubblicamente espresso a favore di un governo di larghe intese che scongiuri l'alleanza Lega-M5S), ai silenzi eloquenti di Luca Zaia che evita accuratamente di pronunciarsi su questioni di politica nazionale, si aggiungono i maldipancia dei militanti sul territorio. All'orizzonte non ci sono soltanto le regionali in Friuli (29 aprile).

Un mese più tardi si voterà per le amministrative in molti Comuni del Nord Est, e ci sono da decidere decine e decine di candidature. Due leghisti sono in lizza a Udine (Pietro Fontanini) e a Treviso (Mario Conte). Ma restano da scegliere i candidati sindaci di Brescia (la forzista Paola Vilardi è favorita), Vicenza (dove Forza Italia litiga) e grandi Comuni come San Donà di Piave, Villafranca, Piove di Sacco, Adria, Martellago. Complessivamente, torneranno alle urne gli elettori di 103 Comuni della Lombardia, 19 del Friuli Venezia Giulia e 47 del Veneto. Qui la Lega si presenterà "con il simbolo storico Lega Nord Liga Veneta", annuncia il segretario Da Re. Dopo il colpo di spugna nelle politiche, torna la parola Nord nel simbolo della Lega. E non è soltanto amore per la tradizione.