Economia

Nuovi orizzonti per la filantropia: innovazione, inclusione e sostenibilità

Non solo profitto. Il trend nella nuova indagine del network europeo Ariadne, la rete europea di oltre 546 finanziatori provenienti da 161 enti filantropici in 23 Paesi. In Italia cresce la necessità di un approccio più strategico

3 minuti di lettura
Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Gran Bretagna... Sembra proprio che la filantropia stia cambiando prospettive e le cause sono molteplici, tutte legate agli avvenimenti più significativi dell’ultimo anno.
 
A dirlo è il Rapporto di ricerca 2018 di Ariadne, la rete europea di oltre 546 finanziatori provenienti da 161 enti filantropici in 23 Paesi, che ogni anno pubblica una previsione sulle maggiori tendenze globali, europee e nazionali nel campo del cambiamento sociale e dei diritti umani, a partire da un sondaggio tra i suoi affiliati.
 
In Italia, ad esempio, secondo l’indagine, si avverte la necessità di un approccio più strategico alla filantropia: le fondazioni prevedono di lavorare più a stretto contatto con i loro beneficiari, di cooperare, e investire più tempo nello sviluppo d’interventi a lungo termine. Si aspettano anche di assumere più rischi, di aprirsi all’innovazione e alla sperimentazione. E per farlo si dicono pronte a investire in capacity building, in nuove risorse umane che abbiano le competenze per affrontare le sfide attuali.
I mecenati italiani sono preoccupati soprattutto per l’impatto che la riduzione dei fondi pubblici e dello Stato sociale avrà sui cittadini. I donatori notano che il denaro a disposizione dei servizi sociali diminuisce, ma la domanda di servizi è in aumento, e la disuguaglianza sta alimentando le tensioni sociali, specie nel contesto di una crescente immigrazione. Al contrario, prevedono che la difesa della disabilità e delle opportunità di lavoro resterà l’unica questione ancora coperta dal welfare statale, richiedendo perciò un minore investimento.

C’è poi la questione del nuovo “Codice del Terzo settore” (3 luglio 2017, n. 117) in materia di governance, contabilità e rendicontazioni finanziarie, per cui, d’ora in poi, le organizzazioni senza scopo di lucro dovranno soddisfare i requisiti di trasparenza e responsabilità, affinché possano accedere a benefici fiscali. Molti finanziatori si preparano quindi a supportarle in questa sfida, perché assumano personale competente e investano in comunicazione. La speranza è che le organizzazioni riescano a mettere da parte la competizione e a coalizzarsi per un bene comune più grande.
 
Molti dei nostri filantropi anticipano che il futuro di tutto il Terzo settore dipenderà da come evolverà lo scenario politico post elezioni. Alla luce della crisi finanziaria, si aspettano che le questioni relative al welfare sociale assumano più valore per le fondazioni, man mano che aumenta la pressione sociale per le lacune lasciate dallo Stato. Al pari delle organizzazioni, prevedono un maggiore impegno nella comunicazione strategica, nell’educazione e nell’arte come risorsa per il cambiamento sociale. Una priorità su tutte per il 2018? Lo sviluppo di una nuova economia, che combini innovazione, inclusione e sostenibilità.
In Francia, invece, scongiurata la vittoria del Front National, non sono le incertezze politiche a preoccupare la filantropia, bensì l’immigrazione, sulla  scia degli attacchi terroristici degli ultimi anni. I donatori continuano a cercare soluzioni per ripristinare coesione e fiducia nella società.
 
La paura del terrorismo e l’ostilità verso i rifugiati sono aumentate anche in Germania. Il conflitto tra sicurezza e libertà sta condizionando le scelte dei finanziatori, che nel 2018 si aspettano di essere più coinvolti dai movimenti che sostengono, sviluppando una comprensione più profonda del loro attivismo e delle loro esigenze.
 
Nel Regno Unito, mentre domina l’incertezza sul futuro post Brexit, i donatori entrano nel 2018 determinati a diventare più reattivi ai bisogni della società, e ad agire nel breve termine contro la disuguaglianza e la povertà, in un contesto che sta riducendo i fondi pubblici e i servizi sociali.
 
Come è accaduto negli ultimi cinque anni in Paesi Bassi, dove la filantropia è riuscita a contrastare i tagli da parte del governo attivando una cooperazione tra finanziatori, e tra finanziatori e beneficiari; una tendenza che quest’anno sarà confermata.
 
Anche a livello globale sembra esserci un nuovo fermento tra i donatori, che si dicono pronti a esplorare nuovi approcci e collaborazioni creative. In particolare, prevedono di cercare modi più innovativi per finanziare le organizzazioni del Sud del mondo, anche rivalutando l’attuale processo di donazione: secondo l'indagine le pratiche di sovvenzione partecipativa diventeranno più comuni nel prossimo periodo, così come una maggiore collaborazione tra finanziatori e beneficiari.
 
Molti filantropi si preparano a contrastare la crescente propaganda populista e nazionalista, attraverso un maggiore finanziamento a media e giornalistmo investigativo per arginare messaggi d’odio e fake news. Allo stesso modo, prevedono che le molestie sessuali, la violenza contro le donne e la responsabilità aziendale per le violazioni dei diritti umani saranno temi predominanti per tutto l’anno.
 
Migrazione e integrazione restano le preoccupazioni principali per la filantropia europea, consapevole che l’integrità e il futuro sviluppo dell’UE saranno influenzati dalla riforma del trattato di Dublino; di pari passo con l’impegno sul cambiamento climatico, specie dopo l’annuncio degli Stati Uniti di volersi ritirare dall’accordo di Parigi. I donatori riconoscono l’urgenza di renderlo una priorità assoluta del 2018.