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Carlo Cottarelli 

Sul governo che verrà pesa già la manovrina

A Cernobbio Cottarelli prevede che l’Europa ci possa chiedere un intervento da 3,5 miliardi in primavera. E per il 2019 si profila un intervento che tra clausole di salvaguardia e spese indifferibili può toccare i 20 miliardi
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CERNOBBIO.  "Una giornata che non dimenticheremo mai". Comprensibile l'euforia twittata dal leader pentastellato, Luigi Di Maio, appena eletti i nuovi presidenti delle Camere. Ma verranno giorni meno memorabili, c'è da scommetterlo, e il murales del bacio con Matteo Salvini, pivot leghista del centrodestra, rischierà di sbiadire nella fotografia di un lontano fidanzamento. Bastava trovarsi a Cernobbio nelle stesse ore della conquista delle Camere a Roma, per farsi un'idea di cosa li attende se il fidanzamento Lega-Cinque Stelle (con liaison forzista) sboccerà in un matrimonio vero e proprio. Quando bisognerà fare i conti con il bilancio familiare e con il mantenimento delle promesse elettorali.

In riva al lago, nel fine settimana del forum di Confcommercio, numeri e riflessioni hanno messo in fila questa ineludibile contabilità, ben rappresentata dalle considerazioni di Carlo Cottarelli, direttore dell'Osservatorio sui…
CERNOBBIO.  "Una giornata che non dimenticheremo mai". Comprensibile l'euforia twittata dal leader pentastellato, Luigi Di Maio, appena eletti i nuovi presidenti delle Camere. Ma verranno giorni meno memorabili, c'è da scommetterlo, e il murales del bacio con Matteo Salvini, pivot leghista del centrodestra, rischierà di sbiadire nella fotografia di un lontano fidanzamento. Bastava trovarsi a Cernobbio nelle stesse ore della conquista delle Camere a Roma, per farsi un'idea di cosa li attende se il fidanzamento Lega-Cinque Stelle (con liaison forzista) sboccerà in un matrimonio vero e proprio. Quando bisognerà fare i conti con il bilancio familiare e con il mantenimento delle promesse elettorali.

In riva al lago, nel fine settimana del forum di Confcommercio, numeri e riflessioni hanno messo in fila questa ineludibile contabilità, ben rappresentata dalle considerazioni di Carlo Cottarelli, direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici della Cattolica: "Vediamo cosa succederà in primavera, ma non mi stupirei se l'Europa ci chiedesse di fare un adattamento, diciamo dello 0,2/0,3% sul Pil". Quindi Bruxelles, che ha già puntato i suoi riflettori sul confuso palcoscenico italiano, ci potrebbe chiedere una manovra correttiva di circa 3,5 miliardi e nonostante il miglioramento delle stime del parametro del deficit-Pil, in riduzione secondo l'Istat dal 2,1 all'1,9%, le parole rassicuranti del premier in carica Paolo Gentiloni, qualche giorno fa dal Consiglio Ue, non convincono più di tanto. E proprio qui a Cernobbio sono emersi scenari statistici che fanno vacillare l'ottimismo della volontà del premier uscente.

A prescindere dalle intemerate anti-europee di Matteo Salvini, l'Italia è al momento ancora nell'Unione monetaria e certe cifre non rappresentano semplicemente un esercizio accademico. Anche perché toccherà proprio al nuovo governo varare (presumibilmente) il Def entro aprile e (sicuramente) la nota di aggiornamento di settembre. Guardando al prossimo anno, si prefigura una manovra intorno ai 20 miliardi di euro: 12,4 per disinnescare le clausole di salvaguardia che altrimenti farebbero scattare dal primo gennaio gli aumenti dell'Iva (e almeno su questa misura c'è l'unanimità di intenti di tutte le forze politiche); 5 miliardi delle spese indifferibili, dal finanziamento delle missioni internazionali ai trasferimenti agli enti pubblici; circa 2 miliardi per il rinnovo del contratto del pubblico impiego, perché quello appena siglato copre il periodo 2016-2018.

È questo, appunto, il "bilancio familiare" con il quale dovrà fare i conti un eventuale esecutivo a trazione populista, o qualsivoglia altro inquilino si insedierà a palazzo Chigi. Un libro contabile che andrebbe poi rimpolpato con le misure che hanno fatto la fortuna dei vincitori: dalla flat tax al reddito di cittadinanza, dalla cancellazione della legge Fornero alla disarticolazione del Jobs Act. Promesse, evidentemente costose, che potrebbero incrociarsi con un quadro congiunturale meno roseo del previsto. Nel rapporto sulle economie territoriali - presentato da Confcommercio ai suoi iscritti che a Cernobbio guardavano le contemporanee evoluzioni parlamentari senza avvistare, per la prima volta, punti di riferimento precisi - c'è la fotografia di un'economia italiana capace di riprendersi, ma non di crescere. Minacciata, oltretutto, da una possibile frenata: "Il primo trimestre 2018 potrebbe mostrare una variazione tendenziale al di sotto dell'1,4%, l'apertura di una fase di raffreddamento dell'attività economica".

Con le distanze tra Nord e Sud che si ampliano ("Molte regioni meridionali presentano livello di Pil per abitante sotto la metà di quello delle migliori regioni settentrionali") e con l'unico "primato" del Mezzogiorno che è il rapporto occupati-popolazione, in crescita ma solo perché denatalità e migrazione interna abbattono il denominatore. Un blocco della mobilità sociale che spiegherebbe il "sentimento di rancore" determinante nell'esito del voto, con l'Italia spaccata in due tra il nord benestante e leghista che ora si attende la flat tax, e il sud pentastellato e sofferente che pretenderà il reddito di cittadinanza. Le due misure sulle quali Salvini e Di Maio hanno costruito un capolavoro elettorale, ma che potrebbero trasformarsi nel cappio delle loro ambizioni governative.