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Perugina, continua la protesta dei lavoratori

Le denuncia del comitato resilienza lavoratori Perugina dopo l'intesa Nestlé-sindacati: "Ci offrono soldi per andarcene ma vogliamo un lavoro". La replica: "Cerchiamo di chiudere il piano dando prospettive, non cassa integrazione"
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MILANO - Resta ancora incerto il futuro per i lavoratori Perugina di San Sisto. Dopo i 364 esuberi annunciati nel maggio scorso da Nestlé, proprietaria della fabbrica, azienda e sindacati due settimane fa hanno siglato un primo accordo per la gestione della crisi. Un'intesa che non convince una parte dei lavoratori: "Ci offrono soldi per andarcene e invece noi vogliamo lavorare, ci propongono contratti di lavoro par time verticali o orizzontali al 50%, ci spaventano con minacce di licenziamento e noi cerchiamo di tener duro, ma siamo alla frutta e i tempi stringono", scrive in una lettera il Comitato resilienza lavoratori Perugina.

Nell'accordo siglato il 9 marzo scorso si prevede, tra le altre cose, una garanzia di 14 mesi per i lavoratori che dovessero accettare il ricollocamento proposto dall'azienda presso altre società e che si trovassero a perdere il lavoro. In quel caso potrebbe essere riconosciuto loro un incentivo economico o la possibilit…
MILANO - Resta ancora incerto il futuro per i lavoratori Perugina di San Sisto. Dopo i 364 esuberi annunciati nel maggio scorso da Nestlé, proprietaria della fabbrica, azienda e sindacati due settimane fa hanno siglato un primo accordo per la gestione della crisi. Un'intesa che non convince una parte dei lavoratori: "Ci offrono soldi per andarcene e invece noi vogliamo lavorare, ci propongono contratti di lavoro par time verticali o orizzontali al 50%, ci spaventano con minacce di licenziamento e noi cerchiamo di tener duro, ma siamo alla frutta e i tempi stringono", scrive in una lettera il Comitato resilienza lavoratori Perugina.

Nell'accordo siglato il 9 marzo scorso si prevede, tra le altre cose, una garanzia di 14 mesi per i lavoratori che dovessero accettare il ricollocamento proposto dall'azienda presso altre società e che si trovassero a perdere il lavoro. In quel caso potrebbe essere riconosciuto loro un incentivo economico o la possibilità di essere assunti nuovamente come stagionali da Perugina. Altri lavoratori, circa 150, hanno accettato di convertire il proprio posto a part-time, a cui si aggiungono 30 prepensionamenti e circa 90 esodi incentivati.

Alle proteste dei lavoratori fa seguito la replica dell'azienda, secondo la quale in particolare le "minacce di licenziamento" lamentate sono "false e gravemente lesiva della reputazione dell’azienda".

Quanto al piano, Nestlé ricorda che "prevede soluzioni incentivate e su base volontaria, tra part-time, esodo incentivato, isopensioni, ricollocamenti. A fronte di una sessantina di esuberi ad oggi residui, Nestlé ha ancora circa 80 posti di lavoro sul territorio rimasti inoptati. Si tratta di posizioni lavorative a tempo indeterminato full time già disponibili presso aziende nel raggio di 50 Km, con una retribuzione media superiore del 20% circa a quella che si avrebbe in CIGS, pari a circa 1200 euro al mese, comprensiva anche di 13ma e 14ma. Confidiamo quindi di concludere il piano - come era nostro impegno sin dall’inizio – senza alcun licenziamento e dando ai lavoratori interessati una concreta prospettiva di un lavoro, anziché quella di un altro anno di cassa integrazione che, in definitiva, ci pare purtroppo il reale obiettivo di alcuni".