Economia

Prometeia, la crescita continua. Tesoretto da 5 miliardi nel 2019

Il Pil italiano è visto in crescita dell'1,4% quest'anno e dell'1,3% il prossimo. L'economia globale traina la ripresa e - con i tassi bassi - anche un rallentamento dell'aggiustamento non dovrebbe compromettere il rapporto debito/Pil. Ma resta una strada critica per la Ue

2 minuti di lettura
MILANO - Cinque miliardi di spazio sul deficit nel 2019 per dare maggiore consistenza a uno strumento come il Reddito di Inclusione o sforbiciare qualche tassa, senza certo poter dare consistenza a tutte le promesse della campagna elettorale, che dal Reddito di cittadinanza al taglio della Fornero costerebbero decine di miliardi.

Secondo la società di consulenza Prometeia, il panorama della crescita globale e italiana resta positivo anche se via via si allenteranno quelle condizioni estremamente favorevoli (a partire dall'azione della Bce) che hanno caratterizzato gli ultimi mesi. Gli economisti non vedono a breve termine "particolari aree di rischio di tipo reale o finanziario. Le incertezze vengono principalmente da possibili errori nella conduzione delle politiche economiche", tra i quali si annoverano il protezionismo di Trump, una eventuale reazione eccessiva della Fed ai segnali di inflazione o le incertezze politiche sulle riforme necessarie a realizzare una Ue più solida.

Nel suo nuovo rapporto di previsione, Prometeia prevede per l'Italia una "attività robusta pur in calo marginale (Pil 2018 +1,4% rispetto al +1,5% del 2017), anche per l'attenuarsi delle condizioni esterne particolarmente favorevoli, tra cui l'andamento sostenuto del commercio internazionale e la politica monetaria europea molto espansiva. La crescita rimarrà pressoché stabile nel 2019 (+1,3%)".

Usa, l'economia corre ma non si è surriscaldata

L'economia italiana sta viaggiando al di sopra del suo potenziale, grazie al ciclo positivo al livello internazionale, che però significa che non c'è spazio per fare di meglio. Nei prossimi anni, secondo Prometeia, scontando le ipotesi di crescita tutto sommato sostenuta e i tassi favorevoli, si possono aprire degli spiragli per avere maggiori risorse a disposizione del bilancio pubblico "ipotizzando un rallentamento del percorso di riduzione del disavanzo rispetto agli attuali obiettivi, e ai vincoli del Fiscal compact". Una via comunque critica, perché secondo lo scenario "cammina sul confine (certo rischioso) della procedura dei disavanzi eccessivi, pur senza varcarlo. Del resto l'indebitamento (strutturale, ndr) resterebbe a un livello medio dell'1,5% del Pil, ben lontano dagli alti livelli del passato". Di fatto, grazie alla crescita l'Italia potrebbe fare un po' più di deficit e registrare comunque "un moderato calo del debito pubblico in rapporto al prodotto, condizione di primaria importanza per garantire la stabilità macroeconomica del paese": il debito è visto al 130,3% del Pil alla fine di quest'anno. Gli economisti arrivano a concludere anche una cifra che questo percorso potrebbe mettere a disposizione del proprio governo: "Il rallentamento dell'aggiustamento aprirebbe spazi per spese aggiuntive per circa 5 miliardi nel 2019, che potrebbero portare o un rafforzamento/estensione del reddito di inclusione o a misure di riduzione delle entrate (molto parziali rispetto a quelle annunciate)".

A livello globale, il Rapporto non prevede una escalation protezionistica, "ma ci sarà comunque una frenata degli scambi mondiali (da +4,6% nel 2018% a +3,7% nel 2020)". La crescita Usa, grazie al traino fiscale,è rivista rialzo (+2,8% nel 2018, +2,3% nel 2019). Quanto ai tassi Fed, gli economisti ne prevedono tre nel corso dell'anno. A livello globale, la crescita è rivista al rialzo nel breve periodo (+3,7% nel 2018), ma in rallentamento nel medio (+3,1% la media 2021-2025).