La guerra commerciale tra Usa e Cina manda in rosso le Borse
Raffaele Ricciardi, di RAFFAELE RICCIARDII listini europei riducono le perdite ma chiudono in calo. Pesano le contromisure annunciate da Pechino all'offensiva commerciale di Trump. Tokyo +0,1% dopo due sedute negative
MILANO - Le Borse archiviano la seduta in calo, sulla scia della flessione di Wall Street, spaventate dai venti di guerra commerciale che soffiano tra Stati Uniti e Cina. Milano risale dai minimi e cede in chiusura lo 0,3% - con Fca debole dopo i dati sulle immatricolazioni, Francoforte retrocede dello 0,37%, Parigi dello 0,2% e Londra è in rialzo frazionale dello 0,05%. Riduce le perdite anche la Borsa Usa al termine delle contrattazioni in Europa. Il Dow Jones perde lo 0,68%, lo S&P500 lo 0,27% e il Nasdaq lo 0,19% archiviando così in fretta il rimbalzo della vigilia trainato dai titoli tecnologici.
Le tensioni sul mercato si sono acuite con la risposta di Pechino a Washington sui dazi commerciali: il ministero del Commercio cinese, dopo la pubblicazione da parte degli Usa di una lista di 1.300 prodotti asiatici - del valore di 50 miliardi di dollari - su cui imporre nuovi dazi doganali, ha annunciato iniziative di pari valore e un ricorso all'Organizzazione i…
Le tensioni sul mercato si sono acuite con la risposta di Pechino a Washington sui dazi commerciali: il ministero del Commercio cinese, dopo la pubblicazione da parte degli Usa di una lista di 1.300 prodotti asiatici - del valore di 50 miliardi di dollari - su cui imporre nuovi dazi doganali, ha annunciato iniziative di pari valore e un ricorso all'Organizzazione i…
MILANO - Le Borse archiviano la seduta in calo, sulla scia della flessione di Wall Street, spaventate dai venti di guerra commerciale che soffiano tra Stati Uniti e Cina. Milano risale dai minimi e cede in chiusura lo 0,3% - con Fca debole dopo i dati sulle immatricolazioni, Francoforte retrocede dello 0,37%, Parigi dello 0,2% e Londra è in rialzo frazionale dello 0,05%. Riduce le perdite anche la Borsa Usa al termine delle contrattazioni in Europa. Il Dow Jones perde lo 0,68%, lo S&P500 lo 0,27% e il Nasdaq lo 0,19% archiviando così in fretta il rimbalzo della vigilia trainato dai titoli tecnologici.
Le tensioni sul mercato si sono acuite con la risposta di Pechino a Washington sui dazi commerciali: il ministero del Commercio cinese, dopo la pubblicazione da parte degli Usa di una lista di 1.300 prodotti asiatici - del valore di 50 miliardi di dollari - su cui imporre nuovi dazi doganali, ha annunciato iniziative di pari valore e un ricorso all'Organizzazione internazionale del commercio. Nel mirino, rende noto l'emittente televisiva statale China Central Television, 106 prodotti importati dagli Stati Uniti - aerei, auto, chimica, soia - che potranno essere soggetti a tariffe fino al 25%. Il braccio di ferro tra le due super-potenze continua a rappresentare l'ago (volatile) della bussola sui mercati, con i listini europei che trattano deboli. Anche se l'impatto diretto delle tariffe Usa (12,5 miliardi attesi su 506 miliardi l'anno scorso secondo i calcoli di AMP Capital Investors, il 2,5 per cento) non è monstre, si temono le ripercussioni di eventuali spirali nella guerra commerciale.
Si disperde così l'effetto positivo del rimbalzo di ieri sera a Wall Street, che stamattina ha portato la Borsa di Tokyo a chiudere in lieve rialzo. L'indice Nikkei ha segnato una variazione appena positiva dello 0,13%, a quota 21.319,55 con un guadagno di 27 punti. Sul mercato valutario lo yen si mantiene stabile sul dollaro a 106,50, e sulla moneta unica a un livello di 130.80.
L'euro si mantiene in ribasso sotto 1,23 dollari e chiude in Europa a 1,229 dollari e 130,77 yen. Dollaro/yen a 106,52. Spread tra Btp e Bund a 125 punti, rispetto ai 129 della chiusura di ieri. Il tasso del decennale è all'1,75%.
Dall'agenda macroeconomica si segnala il dato sulla disoccupazione in Italia, in lieve miglioramento rispetto al mese precedente. Sempre l'Istat ha aggiornato i conti pubblici alla luce delle indicazioni ricevute da Eurostat sul calcolo degli impegni per il salvataggio delle banche venete, seganalando un aumento del rapporto deficit/pil al 2,3%. In calo a marzo gli indici Pmi della Cina relativi al settore dei servizi e quello composito. Il Pmi dei servizi, stilato da Caixin-Markit, è sceso a 52,3 punti, dai 54,2 precedenti e contro i 54,5 attesi dal consensus. Si è trattato del ritmo di espansione più basso in quattro mesi. Il dato composite, sempre stilato da Caixin-Markit, si è attestato a 51,8 punti, in ribasso rispetto ai 53,3 punti precedenti. In Giappone, il Pmi servizi di marzo è sceso a 50,9 punti. Il valore di 50 separa la contrazione dall'espansione economica. Negli Usa, invece, il dato Adp sui nuovi posti di lavoro nel settore privato (241mila a marzo) supera le attese e lascia ben sperare per il rapporto generale di fine settimana. Il Pmi servizi scende a 54 punti a marzo, l'Ism a 58,8 punti mentre gli ordini alle fabbriche deludono con un +1,2%.
Il prezzo del petrolio arretra leggermente, con il Wti a 63,13 dollari e il Brent perdono 18 cent a 67,65 dollari.
Le tensioni sul mercato si sono acuite con la risposta di Pechino a Washington sui dazi commerciali: il ministero del Commercio cinese, dopo la pubblicazione da parte degli Usa di una lista di 1.300 prodotti asiatici - del valore di 50 miliardi di dollari - su cui imporre nuovi dazi doganali, ha annunciato iniziative di pari valore e un ricorso all'Organizzazione internazionale del commercio. Nel mirino, rende noto l'emittente televisiva statale China Central Television, 106 prodotti importati dagli Stati Uniti - aerei, auto, chimica, soia - che potranno essere soggetti a tariffe fino al 25%. Il braccio di ferro tra le due super-potenze continua a rappresentare l'ago (volatile) della bussola sui mercati, con i listini europei che trattano deboli. Anche se l'impatto diretto delle tariffe Usa (12,5 miliardi attesi su 506 miliardi l'anno scorso secondo i calcoli di AMP Capital Investors, il 2,5 per cento) non è monstre, si temono le ripercussioni di eventuali spirali nella guerra commerciale.
Si disperde così l'effetto positivo del rimbalzo di ieri sera a Wall Street, che stamattina ha portato la Borsa di Tokyo a chiudere in lieve rialzo. L'indice Nikkei ha segnato una variazione appena positiva dello 0,13%, a quota 21.319,55 con un guadagno di 27 punti. Sul mercato valutario lo yen si mantiene stabile sul dollaro a 106,50, e sulla moneta unica a un livello di 130.80.
L'euro si mantiene in ribasso sotto 1,23 dollari e chiude in Europa a 1,229 dollari e 130,77 yen. Dollaro/yen a 106,52. Spread tra Btp e Bund a 125 punti, rispetto ai 129 della chiusura di ieri. Il tasso del decennale è all'1,75%.
Dall'agenda macroeconomica si segnala il dato sulla disoccupazione in Italia, in lieve miglioramento rispetto al mese precedente. Sempre l'Istat ha aggiornato i conti pubblici alla luce delle indicazioni ricevute da Eurostat sul calcolo degli impegni per il salvataggio delle banche venete, seganalando un aumento del rapporto deficit/pil al 2,3%. In calo a marzo gli indici Pmi della Cina relativi al settore dei servizi e quello composito. Il Pmi dei servizi, stilato da Caixin-Markit, è sceso a 52,3 punti, dai 54,2 precedenti e contro i 54,5 attesi dal consensus. Si è trattato del ritmo di espansione più basso in quattro mesi. Il dato composite, sempre stilato da Caixin-Markit, si è attestato a 51,8 punti, in ribasso rispetto ai 53,3 punti precedenti. In Giappone, il Pmi servizi di marzo è sceso a 50,9 punti. Il valore di 50 separa la contrazione dall'espansione economica. Negli Usa, invece, il dato Adp sui nuovi posti di lavoro nel settore privato (241mila a marzo) supera le attese e lascia ben sperare per il rapporto generale di fine settimana. Il Pmi servizi scende a 54 punti a marzo, l'Ism a 58,8 punti mentre gli ordini alle fabbriche deludono con un +1,2%.
Il prezzo del petrolio arretra leggermente, con il Wti a 63,13 dollari e il Brent perdono 18 cent a 67,65 dollari.