Economia

Le tensioni sulla Siria spingono le Borse al ribasso

Listini in flessione dopo il tweet "incendiario" di Trump. Anche Wall Street in calo. Nuovo tonfo per il rublo

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MILANO -  Le Borse europee si lasciano alle spalle l'ottima seduta di ieri. I listini del Vecchio Continente chiudono in calo spinte al ribasso dalle nuove tensioni tra Usa e Russia sulla Siria:  Londra cede lo 0,13%, Francoforte lascia su terreno lo 0,56% e Parigi che arretra dello 0,83%. Solo Milano ritrova slancio per meno di un'ora poi torna negativa e perde lo 0,69%. Male anche Wall Street che chiude in territorio negativo con il Dow Jones che perde lo 0,90% a 24.189,38 punti, il Nasdaq che cede lo 0,36% a 7.069,03 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,55% a 2.642,19 punti.

A spingere al ribasso tutti gli indici il tweet del presidente americano Donald Trump che ha minacciato di lanciare missili contro il governo di Damasco, sfidando quindi indirettamente la Russia, principale sponsor politico del presidente Assad.

Sul fronte valutario l'euro apre in leggero rialzo sul dollaro a 1,2370 contro 1,2313 di fine seduta di ieri. La moneta unica è stabile nei confronti dello yen, a 132,42. Dopo un primo momento di tregua, il rublo scivola ancora.  Dopo il doppio maxi rialzo di inizio settimana oggi la moneta russa - che ha perso circa il 10% del proprio valore al cambio con il dollaro in poco più di 48 ore - oggi ha superato per la prima volta quota 80 sull'euro, ai massimi da marzo 2016. In lieve calo lo spread, a 127 punti mentre in giornata il Tesoro ha fatto il pieno all'asta di Bot a un anno con il rendimento dei titoli a - salito a -0,399% da -0,403% del collocamento di marzo.

Corposo il menù di dati macroeconomici . A marzo l'inflazione cinese  è salita su base annua del 2,1%, meno del 2,6% atteso e del 2,9% precedente. In Italia le vendite al dettaglio migliorano a febbraio, ma evidenziano la sempre maggiore difficoltà dei piccoli esercizi. L'inflazione Usa  frena a sorpresa dello 0,1% mensile a marzo, dopo il +0,2% di febbraio. Gli analisti si aspettavano che restasse invariata. A pesare sono i prezzi delle benzina, che calano del 4,9% mensile. Su base annuale l'inflazione Usa avanza del 2,4%, in linea con le attese, dopo il +2,2% di febbraio.

I venti di guerra fanno volare il petrolio, reduce già da una serie di rialzi. Il Wti cresce a 67,05dollari, il Brent a 72,50 dollari. Balzo anche per l'oro, a 1361 dollari l'oncia.