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(ansa)

Ora per Bolloré scatta l’accerchiamento italiano

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Con Berlusconi è scontro totale, il fondo Elliott alleato della Cassa depositi ha messo nell’angolo Vivendi in Tim e si sta aprendo la partita di Mediobanca
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La campagna d'Italia di "Attila"-Bolloré (copyright di Marina Berlusconi) arriva al redde rationem molto prima del previsto. "I nostri investimenti nel Belpaese? È alla fine della fiera che si contano gli animali", aveva detto sibillino il raider bretone sei giorni fa all'assemblea di Vivendi. La fiera, ora che è in stato di fermo a Parigi, è finita in anticipo. E l'avventura tricolore di "Bollò" - fino a poco tempo fa una marcia trionfale - rischia di trasformarsi in una Caporetto.

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Le leggi della finanza, Bolloré lo sa perché è stato il primo a usarle sulla pelle degli altri, sono impietose come quelle della giungla: gli avversari in difficoltà vanno affondati. E ora che nei guai c'è lui, i nemici tricolori - in questi anni ne ha messi assieme una collezione - sono pronti ad affondare il colpo: Elliott l'ha gi&a…
La campagna d'Italia di "Attila"-Bolloré (copyright di Marina Berlusconi) arriva al redde rationem molto prima del previsto. "I nostri investimenti nel Belpaese? È alla fine della fiera che si contano gli animali", aveva detto sibillino il raider bretone sei giorni fa all'assemblea di Vivendi. La fiera, ora che è in stato di fermo a Parigi, è finita in anticipo. E l'avventura tricolore di "Bollò" - fino a poco tempo fa una marcia trionfale - rischia di trasformarsi in una Caporetto.

LEGGI Il fermo non è un fulmine a ciel sereno

Le leggi della finanza, Bolloré lo sa perché è stato il primo a usarle sulla pelle degli altri, sono impietose come quelle della giungla: gli avversari in difficoltà vanno affondati. E ora che nei guai c'è lui, i nemici tricolori - in questi anni ne ha messi assieme una collezione - sono pronti ad affondare il colpo: Elliott l'ha già messo sotto scacco in Telecom, Mediaset è riuscita con la mossa del cavallo (leggi l'accordo con Sky) a sfuggire al suo assedio. E l'onda lunga dei guai giudiziari rischia di trasformarsi in uno tsunami se arriverà a travolgere (come possibile) i fragili equilibri azionari in Mediobanca - dove Bollorè ha un ruolo chiave nell'azionariato - e Generali.

La bufera dell'inchiesta parigina ha, vista dall'Italia, un valore segnaletico chiaro: dimostra che sul fronte domestico il raider transalpino ha le spalle scoperte. Il vecchio mentore politico Nicolas Sarkozy è stato travolto dalla Lybian-connection. Il neo-presidente Emmanuel Macron, pur accreditato di un buon rapporto con il figlio Yannick, non si è certo dannato l'anima per difenderlo dall'accerchiamento del governo italiano in Telecom. Qualcuno prevedeva la discesa in campo del potentissimo capitalismo di relazioni transalpino a fianco del connazionale. Orange, in fondo, non ha mai fatto mistero di guardare a Telecom e Axa, si dice in Borsa, è da sempre interessata a Generali. L'intervento dei giudici ha però sparigliato le carte e rende più difficile - almeno esteticamente - il soccorso "sciovinista" al raider bretone.

Bolloré, insomma, deve ballare da solo. E a dettare il ritmo della musica in Italia, in questo momento, sono i suoi "nemici". Sul fronte Mediaset, dove sembrava guidare il gioco, la situazione si è ribaltata. Il Biscione ha messo in sicurezza le pay-tv grazie a Sky e ha passato a lui il cerino del contenzioso, chiedendogli 3 miliardi di danni. L'offensiva di Elliott, spalleggiato via Cdp dai palazzi romani, ha messo nell'angolo Bolloré anche in Tim. Il braccio di ferro non è chiuso, Vivendi - incoraggiata dalla vittoria nel primo round legale - non è del tutto fuori gioco. Ma la strada è in salita.

Il vero timore di Bolloré è che il terremoto italiano tracimi in Mediobanca e Generali. "Ci hanno criticato per l'ingresso in Piazzetta Cuccia ma alla fine abbiamo guadagnato e siamo stati garanti della stabilità del gruppo", ha detto. I tempi però sono cambiati. Nell'azionariato Mediobanca convive a fatica con Berlusconi e Mediolanum. E a valle dell'ex-salotto buono è in fermento l'azionariato Generali. Le voci di una scalata francese al Leone (regista, ovviamente, Bolloré) hanno mandato in fibrillazione lo scorso anno l'estabilishment tricolore. Caltagirone e Benetton hanno arrotondato le loro quote in chiave anti-Parigi, benedetti dal management di Mediobanca (socia di Trieste al 13%) che ha ribadito ieri la sua indipendenza. Leonardo Del Vecchio e la famiglia Drago-Boroli (De Agostini) sono pronti a schierare le loro partecipazioni contro ipotetici appetiti transalpini. E se c'è un momento per chiudere la partita Generali, visti i guai di Bolloré, è questo.