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Bce, tassi invariati. Draghi: "Crescita più moderata"

Il presidente Bce: "Stimoli anora necessari, mancano segnali da inflazione". E avverte: "Cresce la minaccia dal protezionismo". La diretta Twitter della nostra corrispondente TONIA MASTROBUONI
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MILANO - L'economia dell'Eurozona mantiene la sua crescita, anche se a livello più "moderato" e gli stimoli della Banca Centrale europea restano necessari. Il tutto in un quadro in cui si aggravano i rischi legati al protezonismo che minaccia la crescita nell'area euro. È il messaggio di Mario Draghi, al termine della riunione del consiglio direttivo che ha lasciato invariati - come previsto - i tassi di interesse. "Dopo diversi trimestri di crescita superiore alle stime, le informazioni mostrano una moderazione della crescita dall'inizio dell'anno anche se solida e generalizzata nell'area dell'euro", ha detto Draghi. il tasso principale resta fermo allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25%  e quello sui depositi a -0,40%. Invariate anche le linee guida del programma di Quantitiative Easing. Gli acquisti di titoli proseguiranno al ritmo di 30 miliardi al mese fino a settembre " o oltre se necessario".…
MILANO - L'economia dell'Eurozona mantiene la sua crescita, anche se a livello più "moderato" e gli stimoli della Banca Centrale europea restano necessari. Il tutto in un quadro in cui si aggravano i rischi legati al protezonismo che minaccia la crescita nell'area euro. È il messaggio di Mario Draghi, al termine della riunione del consiglio direttivo che ha lasciato invariati - come previsto - i tassi di interesse. "Dopo diversi trimestri di crescita superiore alle stime, le informazioni mostrano una moderazione della crescita dall'inizio dell'anno anche se solida e generalizzata nell'area dell'euro", ha detto Draghi. il tasso principale resta fermo allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25%  e quello sui depositi a -0,40%. Invariate anche le linee guida del programma di Quantitiative Easing. Gli acquisti di titoli proseguiranno al ritmo di 30 miliardi al mese fino a settembre " o oltre se necessario". L'Eurozona - ha spiegato Draghi - continua a necessitare del sostegno monetario da parte della Bce, che "reinvestirà il capitale dei bond che arriveranno a scadenza per un lungo periodo dopo la fine degli acquisti netti" del quantitative easing, e "in ogni caso fino a quando non sarà necessario".

Anche perché - ha sottolineato il rpesidente Bce - "dall'inflazione arrivano ancora segnali di debolezza, mancano segnali di rialzo". Per questo "rimane necessario un ampio grado di stimolo monetario per mantenere le pressioni inflazionistiche sottostanti". In ogni caso la Bce nutre "cautela" ma
anche "immutata fiducia" sul fatto che l'inflazione gradualmente stia risalendo verso l'obiettivo prossimo al 2%.

Draghi è quindi tornato sul tema commerciale, nel pieno delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e il retso del mondo.  "I rischi legati alle prospettive di crescita dell'area dell'euro rimangono sostanzialmente bilanciati, ma i rischi legati a fattori globali, compresa la minaccia di un aumento del protezionismo, sono diventati più importanti", ha messo in guardia.

La conferenza stampa post riunione è stata anche l'occasione per salutare l'attuale vicepresidente Vitor Constancio, all'ultima apparizione prima di lasciare il posto al successore, l'ex ministro spagnolo dell'economia Luis De Guindos.  "Voglio dirti una cosa che già sai, ma voglio dirtela davanti a tutti: la tua è stata una presenza fondamentale" soprattutto "nel prendere le decisioni cruciali degli ultimi 6 anni". "Siamo stati a volte ferocemente in disaccordo ma sempre con enorme rispetto" ha ricordato Draghi sottolineando come la Bce conserverà "memoria del tuo consiglio e della tua passione".

IL GIUDIZIO DEGLI ANALISTI
La cautrela della Bce fa il paio con quella degli analisti. Gli ultimi dati che sono arrivati - hanno rilevato gli esperti di Abn Amro -  non sono stati eccezionali: l'attività economica dell'Eurozona ha mostrato qualche segno di rallentamento (l'Italia per esempio è vista in frenata nel primo trimestre), nonostante siano segnali letti come appropriati al ciclo di crescita e non particolarmente preoccupanti. Quel che ancora manca è senza dubbio una chiara crescita nell'inflazione, che resta l'obiettivo primario della Bce.

Un insieme di fattori che rende plausibile che Draghi attenda le proiezioni economiche di giugno prima di dare una chiara indicazione su come si comporterà per mettere fine agli stimoli del Qe, che per il momento andranno avanti fino a settembre. Anche da BofA Research non si aspettavano i fuochi d'artificio da Draghi. Dal loro punto di vista è giusto aspettarsi novità dopo giugno. Di nuovo per Abn Amro, quest'estate verrà definita la roadmap per la fine degli acquisti del Qe: si aspettano un periodo di 6 mesi di graduale stretta degli acquisti (3 mesi a 20 miliardi al mese e altri 3 mesi a 10 miliardi), ma la prima mossa sui tassi non arriverà prima delle seconda metà del 2019: si guarda addirittura a settembre.